IL cibo personalizzato


Il rapporto OCSE ,che vuol dire Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica, sull’obesità nel mondo del 2019 indica che sono 1 su 4 le persone in sovrappeso nel pianeta.
E’ semplice intuire che questa proporzione non è identica in ogni luogo abitato dall’uomo ed altre indagini delle università americane (UCLA e Berkley) hanno dimostrato che nelle realtà suburbane delle città americane il rapporto è quasi inverso e sono 3 su 5 le persone in sovrappeso.
Tutto questo preoccupa l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che sta disponendo azioni di contenimento e di informazione per limitare la previsione, sempre dello stesso rapporto OCSE 2019, che nei prossimi 30 anni vi saranno 30 milioni di decessi dovuti ad obesità.
Oltre alla perdita sociale e di qualità delle vita di ogni singola persona obesa, si assommano anche alti costi economici che potrebbero essere destinati diversamente.
Finora per contenere questo grave problema, a livello globale si è agito in modo disomogeneo, con informazioni al consumatore poco sensibilizzate e dall’orientamento confuso.
Da una parte le informazioni scientifiche di massa che indicano in migliori stili di vita alimentari e di moto e dall’altra quelle pubblicitarie che strizzano un’occhio, se non due, a prodotti dolciari e junk food ( patatine fritte in busta e simili) , in aperto contrasto tra loro.
La moderna dietetica ha cercato nella personalizzazione della dieta la risposta di contrasto all’aumento fuori controllo di peso nell’uomo e nella donna.
In effetti esistono molte variabili individuali: di genetica, di comportamento, di qualità di cibo assunto, di clima, di età ed altre che fanno si che non tutti reagiamo allo stesso modo se mangiamo troppa pizza o se adottiamo una stessa dieta.
Uno dei percorsi più idonei sembra essere quello dell’individuazione del proprio” macrobiota” che altro non è che l’insieme di batteri, virus, archea, lieviti, funghi e altri microbi che sono ospitati nel nostro apparato digerente e che insieme ad ormoni ed enzimi collaborano alla scomposizione e all’assimilazione delle sostanze che compongono il cibo.
Proteine, minerali, vitamine , lipidi e glucidi questi ultimi responsabili di accumuli di riserva se non smaltiti a dovere.
Il “macrobiota” occupa tutto il percorso gastroenterico ed è molto diffuso nell’intestino e nel suo insieme è diverso, molto diverso, tra individuo a individuo.
Questo è in grado di spiegare come mai c’è chi mangia molti zuccheri e li smaltisce bene e chi no.
Lo studio e la classificazione di questo nostro particolare ospite non parassita può essere la chiave per regolarizzare la giusta dieta per ogni persona.

Agostino Mastrogiacomo Chef

Categorie:benessere, Gastronomy Domine, salute, Sociale

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