La montagna insidiosa

Il territorio Francese della Provenza ha qualcosa di ancestrale, di primordiale.
E’una percezione presente un po’ ovunque, anche nel carattere burbero e rinchiuso delle persone che vivono in questa porzione di terra d’Europa così primitiva nella sua conformazione
E in questo territorio, dal clima non accomodante e percorso di continuo da un vento insistente chiamato Mistral, vento dominante e contro cui l’uomo ha dovuto sempre fare i conti, si erge visibile un grosso gruppo montuoso, piuttosto isolato, quasi del tutto privo di vegetazione la cui cima più alta( quasi 2000 metri) si chiama Mont Ventoux.
Vuol dire “monte ventoso” o altrimenti noto come “monte calvo”
E’ , forse, la cima più famosa dello sport che è stato il simbolo della modernità offerta al popolo: il ciclismo.
L’invenzione della bicicletta ha cambiato il mondo, anzi ha cambiato il popolo europeo, più di ogni altro mezzo meccanico che sia stato mai inventato. Certo , serve la forza nelle gambe, ma ha permesso di sognare e rendere raggiungibile ogni orizzonte terreno, compresa la cima ostile e totalmente inutile del Mont Ventoux.
Su questa montagna pelata, assolata, attraversata da strade appena carrabili, che serve all’uomo solo per ricordargli che il progetto di Dio non è di facile comprensione, spesso si decidono le sorti della gara ciclistica a tappe più famosa e leggendaria della storia dello sport : La Grand Boucle, il Tour De France.
Generosamente l’organizzazione del giro di Francia non prevede mai l’arrivo in quota sul Mont Ventoux come tappa finale o come tappa a ridosso della fine dell’intera gara.
Sarebbe ingeneroso, crudele, ai limiti della ferocia pura, ma li, su quel percorso che sembra la salita verso l’inferno in terra , un bravo ciclista e la sua squadra possono mettere una seria ipoteca verso il trionfo finale.
Dopo il Ventoux c’è sempre un’altra occasione per rimontare ma da lì si fa la differenza.
Era il 13 luglio 1967 ed ero a casa di un maestro elementare,  che aiutava i ragazzi del quartiere a fare bene i compiti di grammatica italiana, quando in diretta televisiva io vidi come tanti telespettatori, la morte del valido ciclista inglese Tom Simpson proprio sui tornanti del Mont Ventoux. Ad un certo punto smise di avere forza nelle gambe, arrancò per alcune centinaia di metri procedendo con immensa lentezza. Aveva la bocca aperta, gli occhi quasi fuori dalle orbite, i polmoni che si gonfiavano sotto la maglietta aderente  , le gambe dure e senza reattività. Sbandò un paio di volte ed infine cadde. In pochi minuti morì esanime, stravolto dal sole, dalla fatica, dalla sete e si disse dalla “scopolamina”.
Si era drogato per vincere.
 Ma la cosa gli servì esclusivamente a morire , solo, affiancato da una motocicletta che lo riprendeva, con gli occhi ormai vuoti che chiedevano pietà al mondo, a chi gli voleva bene.
Succede, succede spesso nello sport.
 Anche se questo non scalfigge il valore del gesto atletico, della competizione, della strategia e della forza individuale e di squadra.
Anche se questo falsa inevitabilmente il risultato, tradisce il mandato di valore elevatissimo che è insito nello sport.
Ma non tutti gli sportivi vincenti si drogano o si sono drogati.
E neanche tutti i politici barano, drogano la competizione elettorale con false promesse, gettano sospetti e lordure sull’avversario, spesso per mancanze sostanziali di argomenti.
Credono di superare facilmente il Mont Ventoux.
Ma rischiano di rimanerci impallati tra i tornanti e le salite e di finire nelle retrovie.

El Merendero
salvinidi maio


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