Mazzini è l’uomo che farei rivivere

Quando penso a Mazzini mi dico che ogni partito politico, per consentire il tesseramento,  dovrebbe avere come condizione obbligatoria la lettura del pensiero politico e sociale di Mazzini. “Hai letto Mazzini? Allora puoi iscriverti”. E se qualcuno chiedesse “perche?” , la risposta sarebbe ” leggerlo chiarisce senza dubbio ogni perché”. Una figura storicamente distante, e neanche poi molto, eppure così vicina per l’attualità dei contenuti dei suoi discorsi. Discorsi che sembrano non somigliare affatto a quelli dei politici attuali, i quali pare preferiscano adottare uno slancio ideale e una capacità pratica distante anni luce o addirittura diametralmente opposta a quella suggerita da chi ha contribuito a costruire lo Stato unitario italiano. E allora se il passato aiuta, o almeno dovrebbe, a capire meglio il presente e ad evitare errori futuri, chissà che una o più  approfondita conoscenza della vita, del pensiero e dell’azione degli uomini politici di ieri, non ci conduca a formare coscienze più consapevoli e a scegliere meglio i rappresentanti politici di domani.

Intanto quelli di oggi, talvolta con espressioni comiche, ci raccontano, anche attraverso immagini che arrivano dai sontuosi Palazzi di potere,  non di come sia fatta la lotta per la conquista di quella stessa libertà e di quella stessa crescita sociale, culturale ed economica di cui ci parlava Mazzini, ma di come sia un privilegio governare.  “Non bisogna abolire la proprietà perché oggi è di pochi; bisogna aprire la via perché i molti possano acquistarla. Bisogna richiamarla al principio che la renda legittima, facendo sì che solo il lavoro possa produrla”, diceva il patriota italiano. In effetti si tratterebbe di un lavoro faticoso quello della classe dirigente politica, se solo venisse esercitato con grande senso di responsabilità e secondo il principio degli articoli della costituzione italiana, che in effetti non sembra essere più  attuale, ma forse solo perché ne manca l’esempio della pratica.

“Con la teoria della felicità, del benessere dato per oggetto primo alla vita, noi formeremo uomini egoisti, adoratori della materia che porteranno le vecchie passioni nell’ordine nuovo e lo corromperanno pochi mesi dopo. Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore a siffatta teoria che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, nel coraggio e nell’onestà, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall’idea di uno solo o dalla forza di tutti. E questo  principio è  il DOVERE.

Bisogna convincere gli uomini che ognuno deve vivere non solo per se stesso ma anche per gli altri, che lo scopo della vita non è  essere più  o meno felici ma di rendere se stessi e gli altri migliori. Che combattere l’ingiustizia e l’errore a beneficio di tutti e dovunque  si trova, è  non solamente diritto ma anche dovere, dovere da non negligersi senza colpa….dovere di tutta la vita” . Il dovere conduce al diritto. Se c’è  un uomo che farei rivivere, è  Mazzini.

Cinzia Romano


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