La devianza minorile: il minore che commette reato


6psinsieme: dr. Fabio Battisti, dr. ssa Rita Baggiossi, dr. ssa dr. ssa Angela Fiorletta, Sara Giorgi, Dr. ssa Alessia Micoli, Dr. ssa Cristina Pansera

Il concetto di devianza dai valori sociali ha permesso, specie nel settore minorile, di prendere in considerazione tutte quelle difficoltà nel processo di sviluppo della personalità e di socializzazione,che non sempre si esprimono in comportamenti penalmente sanzionabili, che si estrinsecano prevalentemente in modi di vita ancor più gravemente sintomatici di posizioni autodistruttive o laceranti del tessuto sociale. Devianza, disadattamento e disagio possono costituire fasi diverse di un unico percorso involutivo. Specialmente in età evolutiva, è necessario intervenire tempestivamente sin dal momento in cui emerge la situazione di disagio, per risolvere problemi che se non affrontati possono portare a forme sempre più gravi di disadattamento prima e di devianza poi. La devianza minorile, in particolare, quella più facilmente identificabile attraverso il rilevamento della commissione di reati, denunciati all’Autorità Giudiziaria, è in preoccupante aumento, soprattutto i reati violenti, contro la persona e  anche quelli legati all’uso distorto della tecnologia. L’età dei minori coinvolti è sempre più bassa, sono implicati ragazzi di tutti i ceti sociali ed è in crescita anche il numero di ragazze coinvolte in azioni criminali. E’ importante sottolineare che esiste una relazione tra comportamento antisociale,  gruppo dei pari e presenza di un supporto sociale, in quanto la delinquenza giovanile si origina, generalmente, all’interno di un gruppo ed è rafforzata dalla presenza di coetanei devianti e magari anche da un ambiente che non censura determinati comportamenti. Le  baby gang hanno generalmente finalità distruttive e violente, facilitate anche dalla deresponsabilizzazione tra i membri del gruppo, perché attraverso questo processo non si ha una chiara valutazione delle conseguenze delle proprie azioni. E’ presente inoltre un numero rilevante di minori immigrati che commettono reati: il dato è allarmante non solo perché dilata i pericoli per la collettività ma anche perché è assai difficile realizzare processi di recupero per soggetti con cultura e bisogni diversi e completamente privi di sostegno. Si va altresì sviluppando un uso dei minori da parte della criminalità organizzata  ove i minori vengono utilizzati come esecutori materiali di reati commissionati da adulti oppure cooptati dalle organizzazioni malavitose per la consumazione di “reati di strada” quali il contrabbando, lo spaccio di droga, l’estorsione, il furto. La carriera delinquenziale minorile è correlata, anche in modo significativo, alla  dispersione scolastica. L’età di esordio della condotta delinquenziale rappresenta uno dei principali fattori di rischio, per cui, più precoce sarà l’insorgenza maggiore sarà il rischio di sviluppare un disturbo del comportamento conclamato in epoche successive o di personalità antisociale. Una simile complessità del fenomeno è assai indicativa di quanto una deprivazione educativa, conseguente alle carenze sociali ed all’insufficienza di servizi di sostegno, porti al disagio, al disadattamento e quindi alla devianza. Nell’ambito della devianza minorile appare particolarmente apprezzabile considerare l’azione deviante come una forma di comunicazione, che diventa una comunicazione amplificata in quanto richiama in maniera forte l’attenzione di coloro ai quali essa è rivolta, sollecitando cioè le risposte del controllo sociale; queste risposte possono essere viste anch’esse come una forma di comunicazione che, in un processo circolare, ritorna a sua volta al soggetto deviante. Nel caso della devianza minorile la funzione dell’azione deviante è, quindi, non tanto di natura strumentale (si ruba per accumulare denaro), quanto di tipo espressivo: attraverso essa i ragazzi esprimono i propri bisogni di identità, di relazioni etc.

Dott.ssa Rita Baggiossi, Psicologa, Servizio Psicologia UFSMIA, Istituto Penale Minorile (IPM) “Meucci”, Firenze

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