Il distanziamento sociale


Mi ha colpito molto l’esperimento sociale organizzato da un giovane ragazzo( Kiko.co) a Milano dove in un video registrato favedere un cane legato ad un segnale stradale su una via della città ed accanto, a cinque metri esatti, fa vedere invece una persona anziana, un uomo accovacciato in terra.
Entrambi hanno dei cartelli che segnalano di essere stati abbandonati li e chiedono aiuto.
Ebbene, da quanto si vede nel video, quasi tutte le attenzioni dei passanti  sono rivolte al cane.
L’anziano è del tutto ignorato.
Colpisce e sorprende relativamente: non è molto distante da quanto vediamo ogni giorno.
E’ sempre più lontano dal nostro impegno quotidiano, da quello che dovrebbe essere un principio assoluto : il prendersi cura di chi è in difficoltà, di aiutare che non può farcela da solo.
Perché è difficile e chiede impegno  e la nostra società non ama le difficoltà.
Ed in qualche modo è giusto.
E’ giusto renderci la vita meno difficile, è giusto creare una società che si faccia carico di agevolare le vita di ognuno, di semplificare il suo percorso , di renderlo più lungo, più sicuro e non carico di sofferenza.
Una società che offra opportunità, che allunga la prospettiva di vita e la sua qualità,che sia bella il più possibile.
Mio nonno Luciano lavorava alla bonifica di Pomezia e ci arrivava in bicicletta da Ostia, tutti i giorni. Tornava a casa quando poteva, nessuno sapeva se e quando.
Mia nonna non ha mai preso una pasticca per il mal di testa, semplicemente lo sopportava anche se ne soffriva.
E questa è l’esperienza di ognuno di noi, possiamo raccontare anche di più sul senso di sopportazione e di ineludibilità dal dolore nella storia delle nostre famiglie, che poi è la storia di un intero popolo.
Basta ricordare che fino a qualche decennio fa l’aria condizionata non esisteva quasi in nessuna casa.
Il caldo lo si sopportava.
Oggi i motori del condizionatori sono un elemento d’arredo esterno di tutti i palazzi.
Gli anti dolorifici sono tra i farmaci più utilizzati, ognuno ne ha una piccola scorta.
Il dolore anche minimo terrorizza.
Ma questa società più giusta ha generato un limite, quasi obbligato nella sua propensione a rendere la vita di tutti( o di molti, non proprio di tutti) migliore.
Ha generato il limite a non tollerare quello che è difficile, che costa adattamento e rinuncia.
Non tolleriamo  il mal di testa, non tolleriamo  l’attesa, non tolleriamo  la fatica.
Non il caldo, non il freddo, non il buio, non la solitudine.
E non tolleriamo il dolore e la sofferenza.
Neanche il dolore e la sofferenza degli altri, preferiamo riversare la nostra bontà e le nostre attenzioni verso un povero cane abbandonato.
Fa immediatamente tenerezza, e’ subito gratificante, è più sicuro, non cela sorprese negative e non richiede troppo adattamento.
Come non collegare questa evidenza al fatto che gli italiani fannopochi figli ma adottano tanti animali?
E non è  semplicemente una questione di reddito, visto che è confermato che, ancora oggi, sono le famiglie più povere ad averela più alta probabilità di mettere al mondo più figli .
Non vorrei più sentire che dobbiamo assumere comportamenti che si definiscono “distanziamento sociale”.
Questo esiste già ed è troppo diffuso.
E’ presente quasi ovunque, il distanziamento sociale.
Il Covid19 ha avuto anche questo merito: di evidenziare le contraddizioni delle relazioni umane.
Quindi vorrei sentire usare queste altre due parole: distanziamento fisico.
Per cominciare a riflettere su di noi, sul nostro ruolo nella società.

Agostino Mastrogiacomo
Presidente Acli Terra Latina

 

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