A chi cura il presente per abitare il futuro – SERVE UNA RISPOSTA COMUNE ALLA PANDEMIA


C’è molto da fare per curare la nostra società sprofondata in una grave crisi, perché infragilita dalla pandemia: oggi, siamo tutti più deboli o, meglio, abbiamo constatato la debolezza di una società che ha reso deboli tantissime famiglie.

Le conseguenze del lock-down

L’onda lunga – ancora in atto – delle conseguenze del lock-down ha costretto tante imprese, aziende, locali ed attività commerciali, a chiudere senza alternative, per diversi mesi.

Purtroppo, alcune di esse, trovandosi già sul “filo del rasoio” per rimanere in attivo, si erano indebitate o non avevano potuto più “onorare” prestiti e debiti per mantenere in vita la propria azienda. Altre non avevano più potuto retribuire i propri dipendenti, costringendo al ridimensionamento, alle chiusure, ad una drastica riduzione delle ore di lavoro per tutti.

Intere città erano rimaste chiuse per settimane e mesi: la vita s’era come fermata. In tanti si erano impoveriti ed erano dovuti ricorrere all’aiuto delle associazioni di volontariato, parrocchie ed enti benefici, addirittura per mangiare. Il numero di persone in cerca d’aiuto è stato elevatissimo, mai così tanti, in passato.

Una crisi che ha investito per intero il nostro paese, ma anche il resto del mondo, spesso aggravando quelle sacche di povertà già esistenti. Il nostro sistema s’era trovato impreparato ad affrontare una crisi pandemica di queste proporzioni: le nostre capacità di controllo e gestione di una eventuale crisi ci aveva illuso di poter tenere tutto sotto controllo. Dal punto di vista sanitario, anche le società economicamente più solidi avevano subito gravi conseguenze: la pandemia aveva travolto interi stati, annichilendo l’organizzazione delle strutture sanitarie e dei laboratori. Dopo lo smarrimento iniziale dovuto all’impotenza dinanzi ad una diffusione veloce, inarrestabile del coronavirus, ci si era resi conto che l’efficienza sanitaria dinanzi ad una pandemia era solo teorica.

Le strutture sanitarie erano andate in sofferenza: solo grazie al sacrificio di valorosi medici ed operatori sanitari che si erano prodigati alcuni fino a dare la loro vita, per contrastare il virus, hanno potuto salvare migliaia di persone. Ma le vittime sono state tantissime e ancora oggi la situazione non è ancora sotto controllo.

Mons. Vincenzo Paglia: serve cambiare i nostri comportamenti, le nostre abitudini

Il Presidente della Pontificia Accademia per la vita, Mons. Vincenzo Paglia, in una recente intervista, ha affermato che la crisi ci ha messo davanti alla necessità di un cambiamento nella sanità pubblica:

Anzitutto occorre equilibrare meglio le risorse investite nella prevenzione delle malattie e quelle dedicate alla cura. Questo significa puntare non solo sugli ospedali, ma anche sulle reti territoriali, sia per l’assistenza, sia per l’educazione sanitaria. Inoltre abbiamo capito che la salute di ciascuno è strettamente collegata alla salute di tutti. Occorrono comportamenti responsabili non solo per tutelare il proprio benessere, ma anche quello degli altri.

Nel concludere il suo intervento il Presidente della PAV, aggiunge:

Se non ci sarà un risveglio delle coscienze, faremo solo qualche ritocco organizzativo, ma tutto tornerà come prima. Occorre invece ripensare i nostri modelli di sviluppo e di convivenza, perché siano sempre più degni della comunità umana. E dunque, all’altezza dell’uomo vulnerabile, non al di sotto dei suoi limiti, come se non esistessero: dentro quei limiti, infatti, ci sono uomini, donne e bambini che meritano più cura. Tutti, non solo i nostri. Se apriamo le porte alle minacce veramente globali per la comunità umana, nemmeno i nostri potranno salvarsi. Ecco: dalla “prova generale” di questa pandemia, ci aspettiamo uno scatto di orgoglio della humana communitas. Può farcela, se vuole”.

La solidarietà come medicina

Bisogna rimboccarsi le maniche e la solidarietà può essere il collante che permetta alla “humana communitas” di ritrovarsi unita, e ci renda consapevoli che solo insieme potremo uscire saldi da questo tempo di prova e di debolezza.

La solidarietà ci permetterà uno slancio verso la ricostruzione di quanto si è infranto in questi mesi: dai rapporti umani, alla socialità; dalla stabilità economica, alla ricostruzione delle impese.

Non è, però, tutto solo nero: infatti, non dobbiamo sottovalutare lo slancio di generosità che tanti in questi mesi così difficili, hanno dimostrato verso i più poveri e le persone in difficoltà.

Mi riferisco, in particolare, alle tantissime raccolte di cibo e generi di prima necessità operate delle tante associazioni di volontariato, parrocchie, persone di buona volontà che hanno come intessuto un legame con chi è in difficoltà, dando anche un piccolo contributo. Si, magari anche piccolo, ma che ha permesso a quei tanti di dire e pensare:

Si, anche io ho fatto qualcosa per aiutare”,

che può essere la scintilla che ci fa ricordare di avere un destino comune che solo insieme ci si salva. Ma, non solo: in tanti si sono offerti, concedendo parte del loro tempo per fare la spesa agli anziani che non potevano uscire di casa, o andare in farmacia per compare medicine; e, ancora, aiuti per organizzare, accompagnare per le visite mediche… e diversi altri aiuti, piccoli e grandi nel corso del vissuto quotidiano.

Oltre a questo sorprendente slancio di generosità, forse, inatteso per dimensioni, anche la politica, nelle sue istituzioni comunitarie, ha dato il suo contributo.

Dopo giorni (e notti!) di lunghe trattative a Bruxelles, l’Italia ha ottenuto, con l’approvazione del “Recovery Fund”, circa 80 miliardi di sussidi e 120 miliardi di prestiti. Ed è stato un risultato importantissimo, che non ha precedenti nella Storia dell’Unione Europea.

I finanziamenti avallati dovranno essere utilizzati per far fronte ad una serie di priorità: dal sostegno economico alla popolazione e a chi ha perso il lavoro, ad un rapido potenziamento del sistema sanitario nazionale, così duramente provato nel corso dell’emergenza; ad una rimodulazione del settore sociale e, in particolare, i servizi alla persona, sia anziani, bambini, che le famiglie stesse, in particolare quelle più fragili, composte da un solo componente (spesso anziano) o che abbiamo un solo lavoratore attivo.

Inoltre, sono previsti fondi anche per l’ambiente, per la “green economy”, per una maggiore attenzione alla cura dell’ambiente: dagli sprechi indiscriminati di risorse, all’attenzione per l’inquinamento di falde, al monitoraggio per i rischi di sversamento di rifiuti tossici, ecc.

Ma, torniamo alla vera “buona notizia”: la solidarietà che sta emergendo e che tantissime persone di buona volontà stanno esercitando in questo tempo, è una testimonianza molto bella ed importante!

La società, la parte più viva della società, sta rispondendo prendendosi carico della parte che, da sola, non ce la farebbe. Ed è un messaggio bellissimo quello che ne esce: uniti si può vincere!

La lotta sarà ancora lunga, forse non abbiamo ancor toccato il fondo, ma con la solidarietà che si è accresciuta, abbiamo già iniziato la risalita verso l’edificazione di una società migliore, quella che si cura anche di chi da solo non ce la fa e… questa è una notizia bellissima.

Bisogna perseverare su questa strada, anche con piccoli gesti quotidiani, non c’è tempo, dobbiamo darci una mossa!

Germano Baldazzi

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