CIBO. COLDIRETTI LAZIO: ARRIVANO ETICHETTE MADE IN ITALY PER SALUMI


(DIRE) Roma, 9 lug. – Via libera dell’Unione europea alle
etichette made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e
culatello. Una novita’ importante che mette fine alle
speculazioni. Piu’ di 8 italiani su 10 (82%), con l’emergenza
coronavirus sugli scaffali, preferisce prodotti Made in Italy per
sostenere l’economia ed il lavoro del territorio. E’ quanto
emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’, divulgata in occasione
della diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio a
maggio, che evidenziano in valore un calo del 10,5%, rispetto
allo stesso mese dell’anno precedente ed un aumento del 24,3%
rispetto ad aprile.
“Il decreto sull’obbligo dell’etichetta made in Italy- spiega
il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri- consentira’ di
smascherare l’inganno della carne straniera, spacciata per
italiana. Un provvedimento in grado di garantire trasparenza
nelle scelte ai 35 milioni di italiani, che almeno qualche volte
a settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi
Coldiretti su dati Istat e allo stesso tempo di sostenere i 5mila
allevamenti nazionali di maiali, messi in ginocchio dalla
pandemia e dalla concorrenza sleale, per salvare il prestigioso
settore della norcineria che in Italia, dalla stalla alla
distribuzione, vale 20 miliardi”.
Nelle scorse settimane era stata sempre la Coldiretti a
lanciare l’allarme per l’invasione di cosce straniere
dall’estero, per una quantita’ media di 4,7 milioni, che ogni
mese arrivano in Italia. Prodotti importati, che poi vengono
utilizzati per ottenere prosciutti da spacciare come Made in
Italy. “Una situazione che non e’ piu’
sostenibile- aggiunge Granieri- e che sta mettendo a rischio la
prestigiosa norcineria italiana, a partire dai 12,5 milioni di
prosciutti a denominazione di origine (Dop) Parma e San Daniele
prodotti nel nostro Paese. Oltre agli allevamenti di suini sul
territorio nazionale, gia’ vessati dalla crisi economica
determinata dall’emergenza sanitaria e costretti a fare i conti
anche con il calo delle quotazioni dei maiali, che si sono quasi
dimezzate dall’inizio della pandemia, fino ad arrivare a poco
piu’ di 1 euro al chilo”.
Crescono, invece, le spese per l’alimentazione degli animali,
dal mais alla soia, che hanno registrato rincari fino al 26%.
“L’appello e’ quello di comprare made in Lazio- conclude
Granieri- i consumatori devono pretendere da supermercati e
grande distribuzione, la presenza sugli scaffali di prodotti
locali e hanno tutto il diritto di conoscerne la provenienza”.
E’ attualmente in vigore, grazie al pressing della Coldiretti,
l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe,
concentrato e degli altri derivati del pomodoro con la
pubblicazione in Gazzetta ufficiale del 26 febbraio 2018 del
decreto interministeriale per l’origine obbligatoria su conserve
e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti
almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018
era entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta
l’origine del grano per la pasta e del riso. Ma prima erano stati
raggiunti gia’ diversi traguardi: il 19 aprile 2017 e’ scattato
l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati
dopo che il 7 giugno 2005 era entrato gia’ in vigore per il latte
fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo
made in Italy mentre, a partire dall’1 gennaio 2008, vigeva
l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

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Categorie:Agricoltori, Alimentazione, Lavoro, Sociale

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