TRA PSICHE E DIVISA


Il Covid-19 ha evidenziato in questi mesi varie eccellenze professionali (medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell’ordine…) che si stanno prodigando nel quotidiano con tutte le forze nei confronti dei cittadini, cosi come sono emerse alcune criticità del sistema Italia, ponendoci in prospettiva futura la visione
di un mondo diverso, quando questo nemico invisibile perderà la sua efficacia patogena. Tra le professioni cosiddette di aiuto e prossimità vi sono le Forze dell’Ordine e, con particolare riferimento la Polizia di Stato, di cui vorrei addentrarmi in questo breve viaggio tra la correlazione della psicologia e la gestione dello stress in ambiente lavorativo.

Facciamo un passo indietro nel tempo, la Polizia di Stato con la “ Legge di riforma” del 1981 apre un processo culturale straordinario di modernizzazione rapportandosi alle nuove esigenze della società, ed in essa trova spazio la Psicologia, con il Dpr 337/82 in cui viene regolamentato l’ordinamento del personale che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica vengono istituiti i ruoli dei biologi, ingegneri, fisici e i cd. “selettori” del Centro Psicotecnico, purtroppo per i laureati in psicologia a differenza degli altri ruoli non è prevista una loro specificità “relegandoli” a meri selettori nelle procedure concorsuali di accesso o di corsi interni alla Polizia di Stato, implicando cosi una serie di limitazioni ad un loro impiego “operativo” o di assegnazione in altri uffici o strutture del Dipartimento.

Gli anni passano senza novità di rilievo per il ruolo, salvo negli anni 1983 e 1985 con la definizione degli ambiti professionali di intervento, e di fatto i primi,psicologi-selettori che verranno assunti dal 1992 in poi, saranno assegnati tutti a Roma presso il Centro Psicotecnico ed una aliquota minore presso la Direzione Centrale di Sanità – Centro di Neurologia e,Psicologia medica applicata, come consulenti nelle varie Commissioni mediche. Finalmente con il Decreto Legislativo del 5 ottobre 2000 nr. 334 recante il “Riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato” la denominazione del ruolo “selettore” del Centro psicotecnico viene sostituita con quella del ruolo dei Psicologi.

Questa apertura sarà fucina di nuovi stimoli della professione favorendo grazie alla lungimiranza di alcuni una serie di iniziative sperimentali, tra le quali l’assegnazione di un Direttore Tecnico Psicologo nelle Scuole Allievi Agenti ed in alcune Questure (Roma, Milano, Napoli, Foggia, Bologna..) e la creazione di Gruppi di Lavoro in alcuni ambiti specifici tra cui la Polizia Scientifica per esempio nell’Unità per l’analisi del crimine violento o di supporto psicologico per l’emergenza in occasione dello tsunami del 2004 o di altri eventi tragici. Nel 2003 grazie all’intuizione da parte del Dirigente – Psicologo Prof. Luigi LUCCHETTI insieme al Prof. Roger SOLOMON eminente psicologo statunitense viene organizzato presso la Scuola Allievi Agenti di Roma il 1^ Corso di “ Pari”, poliziotti che avendo per ragioni di servizio vissuto ed attraversato emotivamente situazioni critiche, opportunamente formati, potessero successivamente affiancare i loro colleghi coinvolti in situazioni critiche analoghe, con sedute individuali di decompressione emotiva attraverso la tecnica dell’ EMDR. Tale corso sperimentale unito ad altre iniziative creano i giusti approcci per la psicologia dell’emergenza in polizia. I successivi anni vedranno l’impiego dei psicologi nella prevenzione e tutela della donne vittime di violenza di genere, con l’apertura di Centri d’Ascolto presso
alcune Questure, nel contrasto al bullismo e cyber bullismo e nell’analisi delle manifestazioni sportive, etcc.
In questi anni la società si evolve e vi è una diversa consapevolezza in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dalla prima emanazione del Decreto Legislativo del 09 aprile 2008, bisogna aspettare il 2015 per l’emanazione delle Linee Guida per la “ valutazione del rischio da stress lavoro-correlato nel personale dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza”, e non risultano al momento indagini conoscitive aggiornate su tale fenomeno.​

Il lavoro in Polizia è stato valutato al quarto posto nella classifica dei lavori più stressanti del 2016 ne lla classifica stilata da CareerCast.com, sito americano di ricerca del lavoro , nel contesto in cui viviamo oggi, gli Operatori di Polizia impiegati nel controllo quotidiano del territorio, preparati al confronto con l’utente/cittadino: dalla frase stereotipata del “ Lei non sa chi sono io!”, ad una lite in famiglia, un furto
consumato, etc, si trovano oggi proiettati in una nuova dimensione cognitiva – emozionale, l’ indossare la mascherina seppur giustificata per ragioni di salute può provocare un distacco emotivo tra Operatore e cittadino, cosi come il notevole disagio sociale e lavorativo in quella parte della popolazione più fragile che
vede l’ incognita di un futuro incerto, possono creare momenti traumatici o di violenza, in cui l’Operatore diviene bersaglio di sfogo da parte del cittadino esasperato, creando altresì fattori di rischio di incolumità propria e dei propri colleghi. Le conseguenze di tali stressor da lavoro correlato seppur non evidenziati nel breve termine potranno provocare nel futuro prossimo se non adeguatamente gestiti, conseguenze sia di tipo psicologico sia di tipo fisico nell’ Operatore di Polizia. Tra i disturbi fisici vi è la possibilità di un incidenza superiore rispetto ad altri lavoratori di malattie cardiovascolari e/o gastrointestinali gastrointestinali.

Inoltre gli Operatori laddove sperimentano situazioni altamente stressanti se non affiancati da personale qualificato sono spesso assenti dal lavoro, sono colpiti da burnout, sono insoddisfatti del proprio lavoro e sul piano comportamentale, possono manifestare il desiderio di divorziare dal coniuge e nei casi estremi di sofferenza
il soggetto potrebbe essere motivato a mettere in atto condotte autolesive o anticonservative. Ecco perché la valutazione preventiva di tali rischi, cosi come la maggior formazione del personale e l’auspicio della presenza in pianta stabile di uno psicologo in ogni Questura, non saranno una perdita di tempo, ma un valido
strumento di prevenzione in cui l’analisi dei parametri dell’organizzazione del lavoro e il miglioramento dell’ambiente nel quale il personale trascorre buona parte della vita potranno aumentare non solo la produttività ma soprattutto un migliore rapporto qualitativo tra Operatore e cittadino.

Segretario Generale GS Flames Gold
Carmelo MANDALARI​

USURA del 27.06.2013  SCUOLA SUP.RE DI POLIZIA  CARMELO MANDALARI

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1 commento

  1. Bellissimo articolo complimenti CARMELO

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