Anniversario della legge 180 del 1978, la Legge Basaglia


Anniversario della legge 180 del 1978, la Legge Basaglia.
Con la pandemia i disturbi psichici sono al centro dell’attenzione sociale. Parliamone, con un esperto di un metodo innovativo per la riabilitazione non clinica di persone con disturbi della salute mentale.

Il 13 maggio 2020, ricorre l’anniversario della Legge Basaglia, la legge 180/1978 che portò l’Italia al primo posto mondiale nell’ambito della cura del disagio mentale in quanto prima e unica nazione a chiudere tutti i manicomi psichiatrici. Ancora oggi l’Italia è l’unica nazione che veramente ha realizzato questa grande azione umanitaria e di rispetto del malato. Abbiamo chiesto al dott. Guido Alberto Valentini, tra i massimi esperti italiani nell’applicazione dell’innovativo metodo Clubhouse International per la riabilitazione non clinica di persone con grave disabilità psichiatrica, come valuta la situazione italiana a quarantadue anni di distanza dall’emanazione della legge 180 e alla luce della crisi pandemica del Covid-19.

D: “Dott. Valentini, oggi ricorre l’anniversario della legge Basaglia. Lei, operando in contatto giornaliero con persone in grave difficoltà psichica, come valuta il passaggio dal passato del 1978 al presente 2020?”
R: “La Legge 180, Legge Basaglia, ha grandissimi meriti. Decretò la chiusura degli ospedali psichiatrici manicomiali, promuovendo la psichiatria di comunità sul territorio, restituendo dignità di “persone” ai pazienti psichiatrici, guadagnandosi il grande merito di aver umanizzato le cure e riconosciuto il diritto alla libertà per chi soffre di disagio mentale. Certo, era una cornice normativa che demandava alle Regioni l’elaborazione di azioni esecutive, così da tradurne i principi generali in politiche attive. A distanza di 42 anni nelle singole realtà regionali si sono avvicendate modalità di gestione diverse per cui, nel passaggio da un sistema ospedaliero nazionale a una psichiatria di comunità, ne è derivata una mappatura dei servizi psichiatrici molto eterogenea, tra pratiche di eccellenza e realtà piuttosto lacunose ”.

D: “Quando parla della psichiatria di comunità si riferisce ai Centri di Salute Mentale e ai Centri diurni psichiatrici?”
R: “Un aspetto importante della Legge Basaglia riguarda l’aver ridato la libertà alle persone con disagio mentale, di poter avere una casa, votare, diritti di cittadinanza e non più essere reclusi dentro sanatori manicomiali che nascondevano strazianti storie di violazione dei diritti umani. Certo, le cure mediche sono garantite dai CSM e alcuni servizi di sostegno alla persona sono erogati presso i Centri diurni. Eppure, in questi quattro decenni la Salute Mentale è stata sempre considerata una questione esclusivamente “Sanitaria”; ovvero, l’unico approccio di cura comunemente accolto è quello clinico e farmacologico. Questa visione dei disturbi mentali ha limitato molto la completa realizzazione del pensiero Basagliano e della Legge Basaglia in sé.
Penso sia tempo di attuare le altre indicazioni contenute nella 180, con l’obiettivo di affiancare i servizi sanitari con sistemi integrativi socio-riabilitativi che riducano la necessità di grandi​ quantità di farmaci, riducano il rischio di cronicizzazione del disturbo mentale e permettano a chi ne soffre di avere una vita piena ”.

D: “Oggi il mondo intero è sconvolto dalla pandemia del Covid-19 e da più parti si alzano voci d’allarme per i contraccolpi sull’equilibrio mentale delle persone. Lei come vede il prossimo futuro?”
R: “In questo tempo di emergenza causata dal contagio Covid-19, il “Coronavirus”, sono cambiate repentinamente le abitudini di ognuno, sono crollate le sicurezze e la situazione genera emozioni di forte stress, ansia e paure in tutta la cittadinanza. Le categorie più fragili sono tra quelle più esposte a rischi di varia entità e vivono conseguenze gravi sulla loro salute, stabilità economica e condizione sociale. Tra questi sappiamo esservi i disabili con disturbi della salute mentale e le loro famiglie. Come attestano recenti studi quali, per citarne un paio, quello pubblicato su The Lancet (https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(20)30168-1/fulltext) e l’interessante ricerca de La Trobe University (https://www.latrobe.edu.au/news/articles/2020/release/research-into-covid-19-related-psychosis), queste misure di allontanamento sociale, i continui messaggi di restare chiusi e fare attenzione al contatto fisico con le altre persone sono tanto necessari quanto difficili da gestire a livello emotivo. Hanno avuto e avranno nel prossimo futuro impatti altamente destabilizzanti sulle persone ad alta fragilità psichica”.

D: “Lo scenario che propone intimorisce. Cosa consiglia per affrontare la maggiore diffusione di problemi psichici a livello sociale?”
R: “Il futuro è ancora tutto da scrivere e ritengo siamo in grado di affrontarlo nel migliore dei modi. Per quanto riguarda la Salute Mentale della cittadinanza, l’obiettivo generale dovrebbe essere l’investimento di risorse per creare e mantenere nuovi servizi di sostegno all’inserimento sociale e lavorativo di persone con disagio mentale per una vera ed efficace prevenzione delle condizioni di criticità psichica. Perché la solitudine è uno dei fattori di maggiore rischio per l’aggravarsi del disagio che può portare perfino al ricovero in ospedale psichiatrico con ulteriori spiacevoli conseguenze per la vita della persona e del già compromesso sistema sanitario pubblico. In tempi straordinari come questi con il Covid-19 che stravolge e ci costringe a riscrivere i nostri paradigmi sociali, possiamo scegliere di dare nuove forme di sostegno alle persone con disagio mentale.
Investire su sistemi che integrino l’approccio clinico-terapeutico per ridurre i costi della Sanità. Molto è stato fatto in quarant’anni, sebbene l’approccio più diffuso continui ad essere clinico-terapeutico orientato alla frequente ospedalizzazione dei pazienti e all’uso piuttosto massivo dei farmaci . Continuare a investire molte risorse, se non tutte, sull’approccio clinico-terapeutico, aumentando i posti letto o i farmaci da distribuire nelle corsie, è molto costoso e non è  l’unica soluzione percorribile né la più efficace. Va chiarito che il ricovero e l’uso dei farmaci sono
necessari, a volte indispensabili, soprattutto nelle fasi più acute e di esordio della patologia psichiatrica. Eppure, una volta superato lo stadio apicale, attraverso l’approccio riabilitativo sociale diventa realmente possibile aiutare la persona a ridurre la farmacologia fino alla definizione di una terapia di mantenimento e ad allontanare le ricadute con ricovero, garantendo così un più efficace sistema di cura e un netto risparmio per la spesa pubblica dei servizi sanitari regionali”.

D: “Le pongo un’ultima domanda e in chiusura dell’intervista vorrei riportarla sull’anniversario della Legge Basaglia. Nel 1978 l’Italia era divenuta il paese a livello mondiale più all’avanguardia nella cura delle persone con disagio mentale. Molti ancora oggi si recano alla Scuola di Trieste per imparare l’approccio Basagliano. Mi dica: nel 2020, possiamo ancora dire che l’Italia è al primo posto?”
R: “Certamente l’Italia primeggia ancora a livello mondiale e la Scuola di Trieste è un’eccellenza di cui possiamo andare fieri. Oggi, anche grazie alla 180, le persone con disagio mentale hanno tutti i diritti di “esistere”, libere, e di esprimersi andando “oltre” le barriere delle stigmatizzazioni, sollevando sé stesse dalla condizione di malate croniche, aspirando a una qualità di relazioni piene con un’aspettativa di vita più longeva, se consideriamo che l’aspettativa di vita media per un malato psichico cronico è inferiore di quasi 20 anni rispetto a chi soffre di altre patologie. Eppure, l’Italia necessita di riprendere un cammino di innovazione rispetto all’approccio psichiatrico esclusivamente sanitario, bisogna investire in percorsi integrati con riabilitazione non clinica affiancata dalla cura terapeutica e coinvolgendo anche il contesto socio-famigliare della persona.
Solo così si allontana lo spettro delle ricadute con ricovero e l’eccessivo uso dei farmaci, assicurando la possibilità di utilizzare le proprie risorse fisiche, emozionali, sociali e intellettuali per vivere, apprendere e lavorare”.​

IMG_3562

 

Categorie:SocialeTag:, , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: