Cinema e cibo

 

Sono innumerevoli le pellicole che mostrano scene di preparazione o di consumo di cibo da parte di attori ed attrici impegnati a recitare per darci le migliori rappresentazioni.
E ci sono pellicole che hanno come tema centrale proprio una storia dedicata alla cucina.
Una su tutte potrebbe essere La Grande Abbuffata, di Marco Ferreri del 1973.
Un film in cui il cibo è visto come paradigma dell’autodistruzione, come il modo migliore e più decoroso per uccidersi e farla finita.
Purtroppo è una realtà drammaticamente vera pera alcune persone, molte persone.
Una morte lenta e solo in apparenza gradevole, tutto sommato.
Un altro film molto conosciuto e simbolico è Il Fascino Discreto della Borghesia di Luis Bunel del 1972
Un film surrealista, divinamente interpretato, dove gli attori ed attrici si trovano in una serie di appuntamenti abbastanza stralunati e dove accadono cose piuttosto sopra le righe e tutte queste situazioni si verificano prima di un pranzo o di una cena che non iniziano mai.
La tavola come degna ed ambita conclusione , come suggello delle attività e come consolazione ma che non va mai in porto. Feroce paradosso, ma bello da vedere.
Forse il più celebrativo è il magnifico Il pranzo di Babette, di Alex Gabriel del 1987, dove alla fine del 1800 questa donna poco apparente, in un contesto doloroso e privo di stimoli alla vivacità si offre per la preparazione di un pranzo che vedrà la partecipazione di un imponente generale svedese.
E la cena, pagata da lei stessa, sarà un susseguirsi di pietanze superlative e inattese accompagnate da vini sublimi , servite non in un lussuoso ricevimento di corte ma nella disadorna sala di una congregazione parrocchiale di campagna.
Film che incanta per la delicatezza e per la potente sceneggiatura, molto attenta ai dettagli ed all’impegno che sono alla base della buona cucina.
Il mio favorito è Big Night di Stanley Tucci del 1996 , dove due fratelli, Primo e Secondo, emigranti italiani nel West End ,sono impegnati in una missione stupenda ed impossibile. Quella di diffondere la cultura e la bellezza del cibo italiano delle origini lì dove anche gli immigrati italiani hanno una memoria molto consunta dalla cultura americana.
Senza mezzi, senza speranza, con la cocciutaggine tipica dell’ Italiano di collina ( sono abbruzzesi) insistono nel loro scalcinato ristorante a proporre uno stile di cucina che lascia perplessi i pochi e squattrinati avventori.
Splendore di film.
Chiudo invece con quello che penso sia il migliore: Mangiare Bere, Uomo Donna, di Ang Lee del 1994, dove dietro la vicenda piuttosto tormentata che interessa un vecchio chef cinese e le sue tre figliole, in realtà il film è un tripudio di fritture, affettature, abilità manuali, preparazioni, tecniche di presentazione e dove i rumori di una cucina sono rappresentati “on air”, come sono davvero. Persino il correre dell’acqua nel lavello ha la sua dignità espressiva, per fare un piccolo esempio.
Un film atipico dove i suoni contano più delle parole e delle frasi.
Buona Visione!

Agostino Mastrogiacomo Chef

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