1989-2019 / Agostino Mastrogiacomo: Il Muro di Berlino


Partimmo in tre da Latina, con la mia automobile, per fare un viaggio e andare a vedere se davvero quello che sapevamo della vita oltre il confine della “Cortina di ferro” era davvero come lo avevamo sentito raccontare. 

Erano stati i brevi, concisi racconti che avevo sentito dagli ospiti del campo profughi e che erano fuggiti da lì. Ed erano anche i racconti delle ragazze e ragazzi che soli, dopo aver abbandonato le famiglie dove erano nati e cresciuti, ed erano capitati a lavorare per me nei ristoranti dove lavoravo anche io.
Non avevano varcato le frontiere in modo regolare, no. Erano fuggiti, scappati nascondendosi nei treni, nei cassoni dei camion in mezzo alle merci trasportate. Inseguiti dai controllori, cercati con i cani alle frontiere erano in cerca di fortuna e di libertà.
Avevano anche abbandonato il loro vero nome ed oggi sono ancora Daniela, Marcella , Giorgia, Alessio.
Il muro era caduto da meno di due anni ma le frontiere esistevano ancora e a Brno ci tennero ore per poi inflessibilmente ricacciarci indietro e passammo quindi la frontiera vicino Bratislava, di notte svicolando come ladri, con la compiacenza di una donna militare che aveva la divisa ed il cappello con la stella rossa ed un sorriso spento e privo di speranza .  Per poi arrivare in Polonia, dove con una piccola offerta riuscimmo ad entrare nel paese che era la terra del nostro Papa.
Dormimmo in un piccolo alberghetto di montagna vicino Zakopane, località dove si facevano gare sciistiche mondiali. E dal lì  finimmo poi a casa di un generale dell’esercito polacco in pensione dove passammo due giorni, vicino ad Aushwitz che in polacco si dice Oswiecim.
Volevamo andare a visitare anche quel luogo e ci andammo perché a noi non bastava il sapere dei racconti.
Trovammo molto di più in quel viaggio di quello che volevamo conoscere.
Anzitutto trovammo una profonda amicizia che ci legherà per sempre e trovammo una magnifica avventura che non basterebbe uno sceneggiato per raccontarla tutta.
Trovammo tante risate, a cavarcela da soli in un paese tutto sommato allo sbaraglio dove le regole stavano saltando e dove il disorientamento era ovunque.
Trovammo tanta povertà, tanta arretratezza, tanta desolazione.
Trovammo che era vero, verissimo ed incredibile, quello che era successo nei campi di concentramento anzi ci siamo detti che le scolaresche europee e del mondo dovrebbero venire a visitarli posti così e che dovrebbe essere spiegato che si, sono stati uomini e donne comuni , del tutto uguali a noi che hanno concepito , realizzato e fatto cose simili. Non marziani, ma uomini e donne e che noi siamo “homo omini lupus”, noi possiamo diventare il male assoluto se assoggettati all’ideologia.
Trovammo che il comunismo aveva lasciato un immenso senso di impotenza, aveva lasciato il popolo in uno stato di prostrazione e di infelicità quasi incolmabile.
Ho ancora negli occhi e nel cuore quella ragazza che dalla concergie dell’unico albergo della città da dove se ne scapparono via i genitori di Andy Warol, ci chiese implorando di portarla via, di farla fuggire con noi.
Di quel padre che nell’abbandono più deprimente spingeva il carretto con i cuscinetti a sfera con su il figliolo per farlo divertire nel freddo pungente di una domenica vuota di tutto.
Della fermata del bus che altro non era che un carro di legno trainato da due muli, del mercato di Bratislava che  offriva mele ,patate e cipolle, scarpe da uomo tutte eguali nere o marroni, vestiti da donna tutti eguali, maglie e gonne tutte eguali.
I soldati vicino ai banchi dei libri in vendita e che si chiedevano cosa diavolo facessero  lì, dove ancora campeggiavano le statue di Lenin e Stalin.
Tornammo dopo una settimana, la più avventurosa di tutta la mia vita avventurosa.
Tornammo con delle certezze indissolubili che oggi sono più attuali che mai.
Che il nazionalismo va bene negli stadi sportivi, per tifare la nostra squadra ma basta così.
Che nessuna fede merita di diventare ideologia, che gli uomini e le donne vogliono essere liberi e che niente e nessuno potrà mai vincere questa condizione  naturale ed inflessibile.
Che la povertà intellettuale è brutta tanto quanto quella economica e che l’ottusità non è giusta mai, da qualsiasi parte si trovi e che i muri non servono a niente perché ci sarà sempre chi insisterà, insisterà e insisterà ancora per abbatterlo e superarlo.
Viva la libertà, la libertà di tutti, sempre.

Agostino Mastrogiacomo
Presidente Acliterra Latina

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(Fonte foto:bibliotecadisraele)

 

Categorie:Sociale

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