La frutta silvana


Oggi la frutta è a buon mercato ed è un alimento diffuso in tutti gli strati della popolazione.
Anzi, può dirsi uno degli alimenti primordiali, quelli di cui l’uomo ha potuto nutrirsi sin dal suo muovere i primi passi sul pianeta.
Ma la frutta coltivata è stato a lungo un bene disponibile solo per le classi agiate e notabili perché costosa e considerata di rango elevato.
La ragione è anche dovuta al fatto che la cultura gastronomica di tutto il medioevo, in particolare quella diffusa nelle grandi proprietà terriere, si fondava anche sul fatto che ogni alimento  rintracciabile in alto dal terreno fosse quello più gradito a Dio, quello a lui più vicino.
E quindi di converso quello che cresceva in terra o sotto ( vedi cipolle ed aglio) era inviso al Signore e quindi destinabile alla plebe.
I  meloni, ad esempio, non erano molto apprezzati dai nobili e se ne trova poca traccia nei menu’ dei ricevimenti  delle varie casate italiane almeno fino a tutto il 700 del secolo scorso.
La frutta colta sui rami, specie quella dei rami più in alto( veniva specificato), faceva sempre bella mostra di se sia nelle rappresentazioni pittoriche che nelle liste di vivande servite ai commensali  tanto ricchi di attributi e predicati.
Invece la frutta silvana, quella selvatica, era appannaggio delle classi povere a cui il conte di turno permetteva di potersene cibare.
Ed era tanto apprezzato questo lascito da essere entrato nel lessico comune, anche se oggi un po’ in disuso.
Ma si sente ancora dire”Corbezzoli !!” quando succede una cosa gradita. Un regalo inaspettato, una visita gradita è salutata così: con la stessa espressione con cui veniva annunciato il dono della frutta.
“Nespole!!” , si dice quando qualcosa di buono supera addirittura le aspettative e quando qualcosa ci riempie di piacere si usa dire che ci manda in “Brodo di Giuggiole”,  che sono delle bacche selvatiche dolci che crescono spontaneamente.
Addirittura le sorbe sono diventato un intercalare che contraddistingue i dialetti delle zone dell’Emilia e della Romagna dove di continuo si fa ricorso al “Sorbole!” per dire di qualcosa che fa la differenza.
L’elenco è lungo e curioso ma quello che giova ricordare è come sia cambiato l’approccio culturale al cibo, come questo nel tempo abbia gradatamente perso il suo aspetto sacrale e sia diventato un bene di consumo sicuro ed accessibile a tutti( quasi tutti)al punto di essere qualcosa che più che apprezzare è diventato , in alcuni e diffusi casi,  come un nemico pericoloso e contaminato da cui difenderci.

Agostino Mastrogiacomo
Presidente Acliterra Latina

albero corbezzoli (1)

(Fonte Foto:Google Slites)

Categorie:Sociale

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