La deregulation


Questo termine il lingua inglese è stato famoso qualche anno fa , non meno di quello che oggi la fa da padrone nel lessico scritto e parlato di tutti noi : Lo SPREAD!
Comunque la deregulation non è passata di moda, tutt’altro, e oggi si chiama in un nodo più italianizzato “sburocratizzazione”. Non è una parola bella, dal bel suono, ammettiamolo.
In più è pure mezza francese , infatti la parola “burocrazia” viene dal francese “bureau” ovvero ufficio. Ufficio inteso come stanza con scrivania, sedie, tavoli, timbri e cartacce ovunque.
Ma non divaghiamo, rimaniamo sul pezzo.
E’ il pezzo è che la tanto desiderata “deregulation” non si è del tutto applicata.
Il nostro continua ad essere il paese delle norme che si assommano alle norme che si moltiplicano alle norme.

Invece che radunare le competenze e le scelte operative in vertici decisionali, noi continuiamo a preferire le decisioni mai decise del tutto.
L’interpretazione dell’interpretazione attraverso una nuova interpretazione va sempre nella direzione sbagliata: quella del non fare e del rimandare.
In questo modo si fermano o si rallentano sia gli investimenti che l’erogazione del servizi.
E non lo dico io, lo diciamo tutti.
In ogni caso la deregulation era quella cosa per cui lo sfoltimento di competenze e di norme, senza intaccare i principi giuridici e costituzionali, avrebbe permesso alle classi dirigenti di svolgere il loro ruolo in modo più autonomo e di essere investite di quel principio che è tratto distintivo di chi è nella funzione di dirigere: assumersi responsabilità.

Principio che genera allarme diffuso ed elevato nel nostro paese. Nominare la parola RESPONSABILITA’ in pubblico può scatenare il panico tra i presenti.
Il primo libro che mio padre mi regalò, credo avessi tredici anni o qualcosa del genere, si intitolava: UOMINI E NAVI, ed era scritto da un ex ammiraglio ,Comandante Trizzino, figura piuttosto controversa della storia militare italiana. Ma al di la di questo tutto il libro, che è una ricostruzione degli eventi bellici affrontati dalla marina militare italiana durante la seconda guerra mondiale nel mediterraneo, tutto il libro dicevo è un susseguirsi di clamorose indecisioni, di rimandi, di scarichi di responsabilità tra i comandi di stato militare e chi comandava le truppe. In pratica l’apoteosi della “non-deregulation”, della sublimazione del “prego facci lei” di fantozziana memoria.
Dove alla fine chi non fa non sbaglia e viene pure premiato.
Bel libro , comunque.
La nostra amministrazione comunale ha deciso un approccio singolare per affrontare il buon funzionamento della cosidetta macchina amministrativa, che poi sono i servizi resi dal comune ai propri cittadini.
Invece che adottare la deregulation ha pensato bene di promuovere ed incentivare al moltiplicazione dei regolamenti.
Regolamentare ogni atto in tutto e per tutto equivale alla massima efficenza , secondo questa direttiva.
A quel punto diventa superflua ogni interpretazione, ogni possibile escamotage.
A quel punto diventa superfluo ogni dirigente che vuole assumersi responsabilità .
Diventa pure superfluo ogni indirizzo politico.
Paradossalmente diventa ininfluente ogni cambiamento democratico di governo.
Se non che il sistema si può sempre migliorare e, magari disfacendo qualche muro ,il labirinto diventa non più un percorso obbligato ma uno spazio di azione dove gli uomini e le donne che vogliono fare possono ancora essere protagonisti.

Agostino Mastrogiacomo
Presidente Provinciale Acliterra Latina

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(fonte foto: heliosguzzi.com)

 

Categorie:Sociale

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