Storie di calcio: la Stella Rossa di Belgrado Campione d’Europa 


Quella sera di tarda primavera la Rai trasmise la finale di Coppa Campioni, era il 1991, le finali delle coppe europee da qualche anno erano prerogativa delle squadre italiane, quindi l’attenzione mediatica era bassa, diciamo scarsa. A Bari, nel nuovissimo stadio “San Nicola”, inaugurato l’estate precedente con i Mondiali di calcio “Italia’90”, si sfidarono i campioni di Jugoslavia, la Stella Rossa di Belgrado, e i campioni di Francia, l’Olimpique Marsiglia. Quel magnifico stadio voluto dalla potenza della famiglia Matarrese, svettava come una astronave tra i secolari ulivi pugliesi, veramente bello. Pochi mesi prima aveva ospitato la finale per il terzo posto del Mondiale, che vide la vittoria dell’Italia di Baggio e Schillaci sull’ Inghilterra di Shilton e Lineker. Quello stadio nel primo anno aveva visto un Bari sfortunato, che con tanti campioni andò in B; aveva tra le sue file proprio un protagonista di quella partita mondiale David Platt, ma anche Boban e Jarni, future stelle di Milan e Juventus. 
Non divago, torno a quella finale di Coppa Campioni.
La partita fu trasmessa senza commento, perché i giornalisti erano in sciopero.
Figurarsi oggi, comunque ricordo di un calcio romantico.
Vinse 5-3 ai rigori la Stella Rossa di Belgrado dopo uno 0-0 sotto lo sguardo del bravo arbitro italiano Tullio Lanese.
Quella squadra fu l’ultimo ricordo della Jugoslavia prima dell’abisso dell’inferno di una guerra fratricida, che sconvolse i Balcani.
Vestivano le casacche a strisce biancorosse croati, serbi, montenegrini, bosniaci, macedoni e sloveni, vinsero insieme, giocarono insieme, soffrirono e gioirono insieme, poi si ammazzarono. Non esiste il motivo di quel sanguinoso massacro, come se volessimo trovarne in altre guerre. In questa fu atroce sapere come furono stuprate le donne, le sorelle, con le quali si usciva fino a pochi mesi prima. Andai in quei territori anni dopo e capii che qualche Stato Canaglia desideroso di basi e corridoi in Europa,  corruppe i meschini e i delinquenti per bruciare le fragilità di etnie diverse, che erano pacificate da anni di intrecci familiari.
Bastò stuprare le donne dando la colpa agli uomini di altra etnia per far scoppiare l’odio più atroce.
Quel 29 maggio fu’ l’ultima festa della Jugoslavia, il 27 giugno iniziarono le guerre jugoslave.
Concentriamoci sui campioni, su quella magnifica squadra che sconfisse i francesi del magnate dell’ Adidas Bernard Tapie.
La Stella Rossa, prima della finale, aveva superato in ordine le cavallette svizzere del Grasshoppers, i Rangers Glasgow, prima la Dinamo Dresda e poi il Bayern Monaco in semifinale. La Germania era unificata dal 9 novembre 1989, quindi l’anno precedente c’erano ancora due campionati tedeschi, ecco perché due squadre teutoniche in quella Coppa Campioni che vedeva la partecipazione solo della squadra vincitrice dello scudetto in ogni Stato.
I tempi regolamentari furono noiosi,nonostante le premesse, ma vediamo chi erano i campioni della Stella Rossa e le loro successive carriere. Dei Marsigliesi guidati dal mitico belga Goethals parleremo in un altro articolo che tratterà proprio del ciclo vincente della seconda città francese.
L’allenatore Ljupko Petrovic, quarantaquattrenne serbo, aveva passato la maggior parte della sua carriera nei croati dell’Osijek ed era la prima stagione alla guida dei biancorossi, successivamente girò il mondo allenando ovunque dall’Uruguai alla Spagna, passando per Medioriente, Cina, Grecia e Bulgaria.
In porta Stevan Stojanovic, tra i pali della Stella Rossa dal 1978, passò poi ai belgi dell’Anversa. Era il capitano, lui l’eroe che paro’ il primo rigore e permise la vittoria. Paro’ il tiro di un grande campione francese: Manuel Amoros.
Il portiere, forse il meno ricco di talento di quella squadra, fu decisivo.
Nel tabellino al numero due Vladimir Jugovic, un centrocampista fortissimo, decisivo nei momenti importanti. Realizzerà una doppietta contro i cileni del Colo Colo nella finale di Coppa Intercontinentale che vide il successo della Stella Rossa e sarà lui a segnare il rigore decisivo per la Juventus di Lippi nella vittoria della Champions League nella finalissima contro l’Ajax. Jugovic vesti’ anche le maglie di Sampdoria, Lazio, Inter, Monaco ed Atletico Madrid.
Il terzino sinistro era un veterano di quella squadra Slobodan Marovic, il suo futuro si dividerà tra Svezia e Danimarca.
Refik Sabanadzovic, difensore bosniaco, aveva già compiuto una impresa con lo Zeljeznicar nel raggiungere  la semifinale di Coppa Uefa, poi veterano nella Stella Rossa, la carriera continuerà in Grecia con tanti scudetti, tra Aek ed Olympiakos, chiudendo negli Stati Uniti.
Il libero era l’unico straniero, il romeno Miodrag Belodedici, ma di padre serbo e madre romena, uomo di confine. È stato una colonna della Steaua di Bucarest che vinse tutto, anche la Coppa Campioni, poi scappò dal sanguinario regime di Ceausescu per poter giocare in Jugoslavia, quando i calciatori romeni non potevano andare all’estero. Uno dei difensori più forti nella storia del calcio. La sua carriera continuò in Spagna, Valencia, Valladolid e Villareal, poi in Messico, prima di tornare in una Romania liberata dal dittatore.
Lo stopper il macedone Ilija Najdoski, roccioso difensore che girovago’ tra Spagna, Turchia, Bulgaria e Svizzera.
È importante ricordare che quasi tutta la rosa, dopo la vittoria della Coppa dei Campioni, tranne l’allenatore, rimase un altro anno a Belgrado, nonostante i venti di guerra e le offerte miliardarie, per vincere la Coppa Intercontinentale e giocare la Supercoppa europea, quest’ultima persa 1-0 contro il Manchester united di Alex Ferguson, vincitore della Coppa delle Coppe.
La Coppa Intercontinentale, invece, sarà conquistata a Tokyo a dicembre contro i campioni sudamericani del Colo Colo, cileni allenati, guarda il caso, da uno slavo Jozic.
Doppietta di Jugovic, come detto, e gol di Pancev.
Darko Pancev era il centravanti, macedone d’area di rigore, quell’anno segnò 34 goal, vincendo la scarpa d’oro, arrivando secondo nella graduatoria del Pallone d’oro, dietro al suo avversario francese Papin e a pari punti con il suo compagno di squadra Savicevic e il campione del mondo tedesco Matthaus.
Pancev dopo due anni approdò all’Inter e praticamente finì la carriera da oggetto misterioso in una squadra che classificò tale anche un certo Danis Berugkamp.
Abbiamo parlato di Dejan Savicevic, il genio montenegrino, il numero 10 che faceva impazzire le difese, un fuoriclasse, che se decideva di giocare i numeri erano da fantascienza. Un fantasista mancino che in seguito farà la storia del Milan, vincendo anche un’altra Coppa Campioni, battendo 4-0 il Barcellona.
Torniamo agli altri centrocampisti.
A destra il fantastico croato Robert Prosinecki, nato in Germania da genitori migranti, padre croato e madre serba, fu un fuoriclasse dai muscoli fragili. Una talento straordinario spesso limitato dagli infortuni.
Vinse tanto ed ovunque, anche in Slovenia, allenerà Croazia e Bosnia, eroe della serba Belgrado: perché la guerra?
Giocò ovunque, ma le sue squadre principali sono state in Spagna: Real Madrid, Real Oviedo, Barcellona e Siviglia.
A sinistra un serbo dal tiro mancino potentissimo, uno specialista delle punizioni a lunga gittata: Sinisa Mihajlovic.
Nella sua lunghissima carriera da ala si trasformò in un centrale difensivo con capacità di regia, per intuizione dell’allenatore Sven Goran Eriksson, e fu capace di segnare in Italia 28 reti su calcio piazzato; 3 di queste in una sola partita. In Italia vestirà le maglie di Roma, Sampdoria, Lazio ed Inter. L’università di Belgrado, facoltà di fisica, studiò i suoi tiri.
Il numero 11 era il più anziano, Dragisa Binic, attaccante serbo, proveniva da esperienze in Francia con il Brest e in Spagna con il Levante, andrà a chiudere la carriera tra Slavia Praga, Apollon e Giappone.
In panchina, in quella partita, c’erano uomini di tutto rispetto, tra i quali l’attaccante Lukic, che diventerà presidente della Stella Rossa di Belgrado, oltre Tosic, Stosic, Jokanovic e Momcilovic, quasi tutti trasferiti in Spagna.
Quella Stella Rossa delineo’ il confine della storia tra due Europe,  non solo uno squadra ricca di genio e tecnica.

Nictav
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(Fonte foto Wikipedia)
Categorie:Sociale

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