Il sole sorge ad est


Oggi se volessimo scegliere in Europa un territorio dove andare in vacanza sicuramente  tra le varie bellissime opzioni potremmo trovare il Salento.
Mare, barocco, natura selvaggia, cultura, buon cibo, accoglienza, musica coinvolgente, tradizioni e creatività.
Questa terra è ormai rinomata per prestigio e raffinatezza.
Dai paesi salentini si emigrava, si partiva per scappare dalla miseria.
Se passeggiaste per i paesi tutti bianchi con caseggiati bassi, tutti uno appresso all’altro con piccoli negozi familiari, allora trovereste macchine lussuose.
Suv più alti dei caseggiati.
Sono turisti, ma la maggior parte, nei paesi più piccoli e meno famosi, sono di emigranti che affettuosamente tornano ogni anno.
Allora cammini e trovi uno striscione tricolore con scritto Festa dell’Emigrante.
Il riscatto sociale di bisnonni poveri, trasferito nelle generazioni.
Quanti soldi inviarono quei bisnonni per contribuire al riscatto della propria Terra per farla accogliente per i figli e i nipoti?
I figli e i nipoti di tutti.
Storie dure di sofferenza, energia, volontà, allegria e tanto amore.
Se guardi sorgere il sole dalle coste adriatiche di questo tacco d’Italia, dalle rocce truccate dagli olivi a strapiombo sul mare, all’orizzonte vedrai Valona, le montagne dell’Albania.
Venticinque, trenta anni fa,  quanti gommoni attraversarono questo mare per scappare dalla miseria della dittatura comunista che era crollata.
Il Salento divenne terra di emigranti.
I figli degli emigranti italiani accoglievano lo sbarco di altri emigranti, gli albanesi.
È finito anche quel ciclo migratorio.
Come finì il nostro, che oggi è ricominciato, non solo dal Salento, ma da tutt’Italia.
168.000 Italiani emigranti all’estero nel 2018; 48.000 under 35.
Il sole è forte, la mattina da est i raggi illuminano come un lingotto d’oro questa Terra.
Il sole sorge ad est.
C’era una canzone dei giovani ungheresi, che durante l’invasione sovietica, che portò alla dittatura comunista, cantavano e giustamente negava che il sole sorgesse ad est.
Quanti ungheresi emigrarono per scappare all’invasione comunista.
Campi profughi ovunque in Italia.
Storia di migranti ungheresi, che sicuramente Orban ricorderà mentre allestisce il suo muro.
Vi ricordo la canzone che ho citato, divenuta simbolo dei giovani di destra italiani per rivendicare la libertà contro l’invasione russa a Budapest.
Se sei veramente di destra la canterai ogni volta qualcuno volesse imporre la propria dittatura contro la libertà.
Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest,
studenti, braccianti, operai
il sole non sorge più ad Est!

Abbiamo vegliato le notti
le notti di cento e più mesi,
per l’alba radiosa di ottobre,
quell’alba dei giovani ungheresi.

Ricordo tu avevi un moschetto
su, portalo in piazza, ti aspetto,
nascosta tra i libri di scuola
anch’io porterò una pistola.

Sei giorni, sei notti di gloria
durò questa nostra vittoria;
al settimo sono arrivati
i russi con i carri armati.

I carri ci schiaccian le ossa,
nessuno ci viene in aiuto.
Sull’orlo della nostra fossa
il mondo è rimasto seduto.

Ragazza non dire a mia madre
che io morirò questa sera;
ma dille che vado in montagna
a che tornerò in primavera.

Compagni il plotone già avanza,
già cadono il primo e il secondo
finita è la nostra speranza,
sepolto l’onore del mondo.
Compagno riponi il fucile
torneranno a cantare le fonti
quel giorno serrate le file
e noi torneremo dai monti.

Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest
studenti, braccianti e operai,
il sole non sorge più all’Est

Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest,
studenti, braccianti, operai
il sole non sorge più ad Est!

Carla Felicia

Categorie:Sociale

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