1 maggio, quando il lavoro è povero


1 maggio 2019, festa dei lavoratori. Una festa significativa conquistata con tante lotte  e che ogni anno ci porta a riflettere sul valore del lavoro e sul futuro delle nuove generazioni.

Spesso si vivono con rassegnazione e inerzia le condizioni di insicurezza e la precarietà del lavoro; si è disposti a tutto pur di sopravvivere; in casi estremi anche a vendersi e farsi schiavizzare. Chi non ha lavorato per 400 euro al mese? chi non ha accettato un lavoretto precario per necessità? Il lavoro spesso è sopravvivenza, è sbarcare il lunario, è accettare umili  condizioni per necessità. Le storie da raccontare sarebbero tante, storie di vita, di sogni, di desideri.

Ma ogni giorno, non soltanto il 1 maggio, dobbiamo riflettere sul  lavoro quale diritto, e quale fonte di democrazia e dignità.

Il lavoro, ci ricorda Papa Francesco, è molto di più di una necessità per garantirsi la sopravvivenza e mantenere, con la propria fatica, se stessi o una famiglia. Perché solo il lavoro concorre a restituire la dignità alla persona che l’ha persa, riconsegnando con essa all’uomo il proprio rapporto con il reale.

È da qui che occorre ripartire, nel riconoscere la dignità della persona, nel rispettarla senza strumentalizzazioni e sfruttamenti. Promuovere un lavoro inclusivo, generativo e partecipativo che dia spazio al merito e al valore della persona.

Positivi i dati sull’occupazione presentati dall’Istat nella giornata di ieri, ma siamo ancora lontani dal parlare di ripresa. Occorre guardare alla qualità di lavoro e al fenomeno, purtroppo in crescita, del lavoro povero, il c.d. poor woorking. Un termine inglese per indicare la contraddizione di chi, nonostante un impiego, non riesce a superare la soglia di povertà relativa; ossia, di chi con il proprio stipendio non riesce a raggiungere uno stile di vita decoroso. Un fenomeno assurdo che interessa un lavoratore italiano su dieci.

Dalle statistiche Eurostat sui lavoratori poveri, l’Italia è tra i Paesi Ue con i livelli più alti: peggio di noi solo la Romania (18,9%), Grecia (14,1%), Spagna (13,1%), Lussemburgo (12%).

Di fronte a questi incresciosi dati, non si può dare risposta soltanto con forme di assistenzialismo, ma occorre attuare politiche lungimiranti e interdipendenti che affrontino il problema del lavoro sommerso, delle discriminazioni, dello sfruttamento, del lavoro sottopagato; politiche che diano centralità alla persona.

Tutti noi siamo chiamati a cooperare; Istituzioni, Società’ civile, Sindacati, Impresa e Scuola, devono collaborare insieme per dare risposte adeguate e ridare dignità alle tante persone che ogni giorno vivono sulla loro pelle la disoccupazione, il lavoro sottopagato.

Soltanto con un alleanza tra Istituzioni, soggetti sociali e imprenditoriali del nostro Paese, le problematiche del lavoro e del disagio sociale si possono fronteggiare, in Italia e in Europa, sempre con lo sguardo rivolto alle future generazioni facendo tesoro delle lotte passate per il riconoscimento di un lavoro dignitoso.

Buon 1 maggio a tutti!

Alessandra Bonifazi, Presidente Lazio Sociale

Categorie:Sociale
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