Prima le donne

Immagino un Paese (il mio) guidato da una donna Presidente del Consiglio e un governo con 13 donne ministro su 18 dicasteri, anziché il contrario; immagino un Paese dove non ci siano quote rosa.
Immagino un Paese dove la donna sia libera di esprimersi senza ricevere offese; dove non ci siano donne che si prostituiscono sulle strade della città perché il problema è stato affrontato e risolto dalle Istituzioni.
Immagino un Paese dove la donna sia considerata sempre donna anche senza marito o figli, libera di scegliere di non averli; e dove la donna non debba scegliere tra la carriera ed i figli.
Immagino un Paese dove a parità di mansioni la donna riceva uno stipendio uguale a quello dell’uomo; dove non ci sia un disegno di legge che istituzionalizzi il fenomeno dell’alienazione genitoriale non riconosciuto scientificamente e che faccia tornare al passato la condizione della donna, così come immagino un Paese dove giovani politicanti non diffondono volantini che offendono la dignità della donna.
Immagino un Paese dove la donna possa liberamente camminare di notte e andare in stazione senza avere paura di essere violentata; dove se la donna ha più relazioni non sia considerata una poco di buono, al pari dell’uomo.
Immagino un Paese dove le donne possano liberamente scegliere di interrompere una relazione senza essere uccise; dove rispetto e diritti non siano parole vane da pronunciare soltanto nella giornata dell’8 marzo.
“Prima le donne”…chissà se invece di immaginare un Paese equo tutte insieme gridassimo e pretendessimo un Paese che privilegi le donne anziché gli uomini? Chissà quale sarebbe la reazione di chi oggi grida “prima gli italiani? Perché il concetto è lo stesso, fa paura la diversità, fa paura non avere il dominio sull’altro.
Si tratta di una banale provocazione accompagnata da una immaginazione che oggi sembra assurda…eppure basterebbe l’impegno di tutti perché il nostro Paese rivendichi una rivoluzione culturale. Ne gioverebbero uomini e donne, e soprattutto le future generazioni.
Ma anche oggi siamo qui a gridare no alla violenza sulle donne e alle disuguaglianze di genere, a chiedere strategie integrate, una progettualità per promuovere l’uguaglianza anche in ambito economico. Siamo qui per essere accanto alle donne che non hanno voce, e non hanno la forza di reagire. Perché la festa dell’8 marzo è un giorno da ricordare, ma oltre alle parole devono seguire fatti concreti, soltanto allora la festa dell’8 marzo sarà la festa di tutti e allora sì che potremmo dire “tanti auguri a noi”!

Alessandra Bonifazi

Presidente di Lazio Sociale

 


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