La politica italiana e i giorni della merla


Fa freddo nei giorni della merla, quelli che cadono tra fine gennaio ed inizio febbraio, infatti la leggenda vuole che se questi giorni sono freddi allora la primavera arriva presto e calda, se fossero miti, allora i tempi per la stagione delle fioriture si allungherebbero.
Sempre le leggende narrano che siano detti così perchè il forte freddo di questi giorni trasformò la femmina del merlo da nera in grigia. Qualcuno racconta che le merle con i piccoli si rifuggiassero nei comignoli e lì prendessero il colore della cenere.
Non vi è prova scientifica che siano i giorni più freddi dell’anno, ma è voce di popolo e tanto basta.
A Roma le cose sono cambiate, gli uccelli più presenti, oltre agli storni, sono i pappagalli, tanti pappagalli.
Anche se è inverno per loro Roma è calda ed ospitale, una volta no, Roma era appannaggio delle gazze ladre; Roma ladrona gridavano.
Il pappagallo romano vive tra Largo Colonna e Termini, gracchia tutto il giorno e si appollaia su ogni ramo, cambiando spesso il colore della sua divisa.
Gli storni romani sono una moltitudine ed espletano noccioli d’ulivo come mitragliatrici.
Roma vive questa confusione ornitologica, un disordine faunistico singolare.
Il pappagallo ha poche frasi e continuamente le ripete, seguite dai tanti emuli che prendono posto tra il verde romano, perchè quello padano è dimenticato.
Provate a ripetere in pappagallesco: “è finita la pacchia”, “non sbarca nessuno”, “pensasse a fare il suo dovere”, “deve marcire per i suoi giorni in galera”, “ribalterò la fornero”, quanti versi, sembrano le frasi di quei film americani dove le battute servono ad intervallare le esplosioni e le pistolettate. Versi che attirano tanti pappagalli ad applaudire come inebriati dopo lunghe bevute di Peroni.
Di buon vino non se ne parla.
Chiacchiere e distintivo: siamo ad un anno e gli sbarchi sono aumentati, gli sprar svuotati con i migranti in confusione per strada, gli ultrà ricevuti come sindacati, a Genova ancora non vi è una parvenza di idea di ponte, la produzione diminuita, le divise indossate in continuazione come i costumi delle ballerine a Fantastico, il condono o pace fiscale un annuncio, la quota cento per le pensioni un compromesso poco appetibile, abbiamo litigato con tutto il mondo da Malta alla Francia, passando per l’Olanda e la  Germania, alzate le tasse di mezzo punto, bruciati miliardi di euro in interessi, in totale confusione sulla Tav, per non parlare degli africani torturati in Libia e lasciati al freddo sulle navi per far vedere che le cose sono cambiate. Per gli storni, invece, sono quegli uccelli che mitragliano escrementi. Coloro che ogni secondo mitagliano opinioni destabilizzanti sulla pericolosità dei vaccini, sulle scie chimiche, sulla incapacità dei funzionari pubblici, sulla inadeguatezza delle istituzioni, su ogni progetto infrastrutturale , sull’Europa o sulla onestà di ogni persona che ha servito lo Stato dal 1948 ad oggi.
Pappagalli e storni sono gli uccelli che volano a Roma.
Sono i giorni più freddi dell’anno non per temperatura, ma per degrado politico e sociale, per mancanza di umanità e per abbondanza di ignoranza e cattiveria. La primavera sociale allora arriverà presto. In tanti hanno sostenuto i pappagalli e gli storni, in tanti li sostengono, molti con la sola rabbia nei confronti delle delusioni passate, delle frustrazioni attuali, per un alibi. Ragazze e ragazzi, donne e uomini, è un abbaglio che ci sta costando caro, molto caro. Dovremo fare una manovra da 50 miliardi il prossimo autunno e la dovremo pagare noi, non quei 47 poveri diavoli sua Sea Watch. Abbiamo, avete, legittimato l’impreparazione di Di Maio a guidare il nostro stato sociale, il nostro welfare, no, non possiamo permetterci di pagare questo prezzo per un abbaglio. Vi siete indignati per le pensioni d’invalidità generose nel sud Italia, quelle no, il reddito di cittadinanza si. Un reddito di cittadinanza ristretto, pieno di limiti. Prima criticavate i politici, però ne riconoscevate la cultura, la capacità di mediare oppure li stigmatizzavate per la predisposizione al compromesso, niente altro che l’equilibrio tra le posizioni diverse. Prima la politica aveva la capacità di difendere gli interessi sociali diffusi, anche per essere essa stessa alimentata, contro le speculazioni finanziarie. Oggi non sanno parlare, identificano Rieti come provincia umbra, commentano ogni avvenimento di cronaca, insultano il mondo intero e intanto la speculazione finanziaria in Italia, in una Italia politicamente debole, passeggia e se la gode come mai è successo. La verità è una sola e che il pappagallo ripete semplicemente quello che dite voi e che alimentare gli storni vuol dire far proliferare una specie considerata scientificamente tra le più dannose.

Scrittore Sumero

Categorie:Sociale

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