Un fiume carsico

Vorrei offrire al confronto di Lazio Sociale una riflessione che trae origine dal centenario dell’Appello dei Liberi e Forti di Don Sturzo.
Un appello che ha influenzato la società e la politica italiana da allora e che ancora oggi è attuale.
Intanto è un appello che non è proprio caduto nel vuoto, cosa insolita nelle vicende degli anni nostri, ma che nei decenni ha coinvolto e ha avuto la capacità di scorrere sotto traccia, come un fiume carsico, durante il Fascismo, e di riemergere prorompente dopo il Ventennio.
Dalla terra, oggi,  inizia ad affiorare nuova acqua di questo fiume rientrato nelle viscere da qualche tempo dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana.
Il tema di oggi, purtroppo, non è quello di radunare, aggregare, donne e uomini su una diversa piattaforma ideale, ma quello di convincere la gran parte dei cittadini che ci si muove per ideali ed idee e che la diversità di queste può portare alla sintesi o al confronto e poi alla organizzazione del governo della comunità.
La convinzione dello stare in una comunità e di esserne parte attiva, di condividerne lo sviluppo e le storie, il destino comune, non è uno status che si cementa sui bisogni, ma è una vocazione ideale di concezione della vita.
Se siamo mossi nella nostra vita unicamente dalla ricerca del soddisfacimento dei bisogni allora non abbiamo necessità della socialità, quando siamo convinti che sia questa indispensabile per soddisfare le nostre aspirazioni, la nostra vocazione, la nostra vitalità, allora siamo a muoverci per idealità.
Il quadro rappresentato dal Censis di una società italiana, prima rancorosa, e poi incattivita, evidenzia come la solitudine sia emersa nelle singole identità come elemento preponderante, guardando l’altro come il nemico.
Abbiamo bisogno, mi correggo, hanno bisogno, quotidianamente del “nemico colpevole” da punire per soddisfare la propria frustrazione, molte volte immotivata, ma generata dalla sola invidia calibrata sui bisogni.
Devono consumare ogni giorno un sacrificato, un colpevole.
Una corruzione ideale, che è peggiore di quella materiale, perché mortifera per la comunità stessa  e quindi la capacità di ognuno di noi di vivere in pace.
La pace individuale e la pace sociale molte volte non corrispondono, ma quando la seconda è stabile, allora la prima si determina con maggiore facilità.
Ho usato il termine corruzione: corruptio, con rumpere, una rottura rispetto all’integrità richiesta da un ruolo, di un cedimento all’avidità, di un tradimento egoista che infrange un patto di fiducia con chi ti ha accordato il potere.
La pace è quindi corrotta dagli atteggiamenti speculari della rabbia trasformata in “rappresentazione” politica.
Da una parte una dimensione di vita basata sui bisogni, indifferente alla pace, dall’altra una fondata sulla idealità, che persegue la pace.
La prima lavora con gli obiettivi, la seconda persegue una visione.
Basta il raggiungimento di un obiettivo per soddisfare un bisogno, serve costruire la realizzazione di una visione per soddisfare la propria vocazione.
Questo ragionamento mi fa dire che oggi vi è una contrapposizione tra un disegno del globo che si esprime tramite l’individualismo ed una visione del mondo che si esprime nella condivisione sociale. La prima innesca meccanismi di conflittualità, la seconda di mediazione. La conflittualità porta al all’autodistruzione, al suicidio, la mediazione alla generativita’.
È un concetto semplice come la differenza tra uomo e donna.
Allora ci troviamo a riflettere non sulla “rappresentazione” politica di oggi, ma sulla capacità di generare mondi vitali che sviluppino la politica di domani verso una visione di pace. Riflettiamo bene, la politica di oggi è una politica di pace? Alimentarla vuol dire suicidarci come infelici drogati da illusioni.
Don Sturzo costruiva il popolarismo dalle energie positive delle differenze culturali sociali, condivisione, compromesso, insomma Pace.
Il populismo è rappresentazione delle differenti rabbie sociali, insomma inevitabile guerra.
L’Europa ha bisogno dell’affiorare del fiume popolare che la irrighi di pace, democrazia e benessere comune.

Nicola Tavoletta


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