Cibo e denaro

Recenti studi delle università agrarie di Pavia e Milano hanno dimostrato che è ancora piuttosto marcata l’abitudine di gettare cibo scaduto nei rifuti da parte delle famiglie o persone che lo hanno acquistato.
L’indagine, per raccontarla brevemente ma è più complessa,si è svolta acquisendo i dati degli acquisti e dividendoli per le persone abitanti nel terriotorio delle due province.
Questo comportamento è spesso indotto da forme di marketing che allettano o obbligano i consumatori( riguardano anche i settori della cosmesi e dei farmaci) a fare acquisti poco considerati.
Ad un bisogno ( del consumatore) si propone un’offerta speciale che in realtà è un modo lecito di vendita moltiplicata di un determinato prodotto, anche se scontato.
E’ il famoso “tre per due”che stimola il primo dei parametri che il consumatore italiano ha nel momento di un acquisto, che come abbiamo già visto è prima il prezzo di un prodotto e poi la qualità.
Quello che non pare cogliere il “costumer” è che il cibo acquistato equivale a denaro speso.
Per cui chi si occupa della dispensa e del frigorifero di casa , tanto per fare un esempio, compra 12 fuselli di pollo in offerta speciale, ne cuoce sei per tre persone che ne mangiano 4, gli altri due avanzati li mette in frigorifero e gli altri sei li mette in congelatore dove spesso rimangono troppo a lungo e fanno la stessa fine( o rischiano di fare la stessa fine) dei due rimasti i frigo per tre giorni: finiscono nel secchio dell’umido.
Compra la bevanda gassata preferita in formato gigante che costa meno, ne beve la metà e poi una volta perso l’effetto frizzantino ne getta la metà rimasta.
Stessa cosa per le uova, pane, latte, acqua in pet,frutta e verdura, surgelati e anche prodotti conservati in scatola o essiccati come riso e pasta.
Una volta acquistati, per il conumetore medio italiano, i prodotti alimentari sembrano perdere il loro valore economico .
Eppure gettare nei rifiuti un alimento cotto o crudo che sia, non è gettare la pasta scaduta o la frutta ammaccata ma equivale a gettare denaro sonante nel secchio del pattume.
Cosa che nessuno farebbe, naturalmente.
Da questi dati si è potuto stabilire una quota mensile media di spreco di denaro per famiglia che oscilla , per una famiglia di 4-3 persone, ( i nuclei superiori sprecano di meno) tra i 200 ai 400 euro al mese per i soli prodotti alimentari( dai 5 ai 13 euro al giorno)
Sono bei soldi che potrebbero essere destinati ad implementare altre spese( turismo, cultura, sport, benessere) specialmente se sommati ad altre forme di risparmio economico determinato dalla buona gestione del reddito familiare.

Agostino Mastrogiacomo

Presidente Acli Terra Latina


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