L’incontro dal lungo conteggio

Il 22 settembre 1927 a Chicago , quasi un secolo fa, Il pugile americano Jack Dempsey, cercò di riprendersi il titolo di campione mondiale dei pesi massimi da colui che lo aveva sconfitto un anno prima: ovvero il pugile americano di origini irlandesi Gene Tunney.
Bisogna comprendere che allora il campione del mondo de pesi massimi era l’uomo più famoso del mondo, onore ed onere che ha resistito fino a quando l’umanità non è entrata nel nuovo millennio.
Quindi è stato uno degli eventi mediatici più seguito di tutti i tempi: là dove esisteva una radio c’era chi la stava ascoltando per sapere chi avrebbe vinto la terribile sfida. Per giorni, mesi, anni i giornalisti sportivi ne avrebbero parlato.
Era la seconda volta che i due si sfidavano e Dempsey era minaccioso e smanioso di rifarsi della sconfitta subita da quel mezzosangue usurpatore.
Il video di quell’incontro fu ripreso e lo possiamo rivedere, restaurato, anche sul nostro tablet o pc. E ci racconta di un incontro teso, dentro uno stadio affollatissimo dove i due sfidanti si danno la caccia in modo diverso: Dempsey vuole spaccare la testa di Tunner e quest’ultimo vuole stancarlo e fiaccarlo con astuzia e velocità.
Alla settima ripresa arrivò il colpo di scena : finalmente Dempsey arrivò a bersaglio, chiuse Tunner vicino all’angolo e lo stese a terra con una serie potente e precisa di pugni. Tripudio del pubblico americano che vedevano tornare in auge il loro campione , “bianco e puro”.
Ma rimase lì a guardare il suo trofeo atterrato e l’arbitro ci mise un po’ per indicargli il suo angolo dove ,per regolamento, il pugile deve ritirarsi quando atterra l’avversario .
Il risultato fu che il conteggio dei fatidici dieci secondi a terra ,che decretano la fine dell’incontro e la vittoria per ko, inizio con diversi secondi di ritardo. Circa dieci.
Così Tunner rimase al suolo a riprendere fiato , riuscì a svegliarsi dal torpore e riprese l’incontro. Dempsey schiumava rabbia, attaccò a testa bassa ancora ma tre riprese dopo finì a terrà colpito da un gancio destro di quelli che fermano un treno in corsa.
E due riprese dopo, all’undicesima, completamente in bambola, rinunciò a terminare l’incontro.
Che fu il suo ultimo incontro per il titolo di campione.
Questa è la storia di un inciampo verso la gloria sportiva, di uno sportivo che la gloria l’avrebbe mantenuta comunque.
Questa è la storia triste della rentreè, del ritorno in pompa magna di chi ha già perso, cosa che è riuscita solo a pochi grandissimi e grandissime della storia dello sport.
Questo è solo uno dei paradigmi di quello che facilmente può succedere a chi pensa che la forza, la potenza e la determinazione siano tutto quello che serve. E che l’umiltà sia uno scomodo impiccio.
El Merendero


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