Il Futuro lavorativo dei nostri figli – di Agostino Mastrogiacomo, Presidente di Acliterra Latina

Una recente indagine promossa da Coldiretti con il supporto dell’Istat ha accertato che il 68% delle famiglie italiane vedrebbe con molto favore una realizzazione lavorativa in agricoltura per i propri figli.
La stessa indagine non specifica se questa ambizione sia sostenuta da una qualificazione professionale adeguata , cosa che sarebbe auspicabile e necessaria.
In effetti è da diversi anni che la riconciliazione tra mondo della città urbana e mondo rurale è in atto positivamente.
Studi delle Università agrarie di Bologna e di Parma fanno risalire questo avvicinamento a cominciare dalle pubblicità del Mulino Bianco degli anni 80 e 90 appena trascorsi.
Il mondo rurale veniva comunicato e percepito, nell’immaginario collettivo, come un ambiente di ritrovata armonia tra le diverse esigenze sociali di chi ha i ritmi scanditi dalle stagioni e di chi vive il tempo in modo più incostante e frenetico.
Il cammino per ricongiungere le realtà urbane con l’ambiente contadino è ancora da compiersi e non terminerà mai del tutto ma certamente si è sviluppata una rinnovata coscienza sociale che riscrive il mondo rurale come un mondo buono e non più come sinonimo di regressione e di povertà culturale e di opportunità limitate e circoscritte.
Questo risultato è stato possibile anche grazie alla diffusione continua di programmi tematici e di coinvolgimenti diretti delle persone al mondo dell’alimentazione. Penso alla estrema diffusione di tv show sulla ristorazione , su quanto sia diffuso questo argomento sul web e su come tra i nostri amici ci siano sempre più partecipanti a corsi gastronomici e di cultura del vino e del gusto.
Le università agrarie e gli istituti agrari sono ormai a numero chiuso, tanta è la richiesta.
Ma proprio questa grande aspettativa genera nelle persone che meglio conoscono il mondo agro-silvo-pastorale, alcune perplessità.
Alcuni anni fa, diciamo a cavallo degli anni 90, era ambizione di molte famiglie italiane avere i propri figli impegnati nel mondo dello sport. Le iscrizioni alle università in campo delle scienze motorie erano in numero molto sostenuto e maggiore rispetto ad oggi.
Forse il rispetto e la notorietà che era esploso nei confronti degli atleti professionisti, che peraltro guadagnavano allora come oggi cifre molto importanti, erano fortemente motivanti a questa scelte formativa, che ha un output molto diverso dalle aspettative( solo il 36% dei formati sono direttamente occupati nel settore dello sport).
Qualche anno dopo furono le scienze della comunicazione o della moda ad avere un numero di iscritti decisamente elevato ( il 28% delle iscrizioni nel 2006-2007) e il trend è rimasto costante fino al 2013 e anche in questo caso con un output piuttosto negativo. E innegabilmente il desiderio di emulazione e di appartenenza al mondo dello spettacolo, idealizzato come bello, di positive relazioni, fascinoso e prodigo di ricchezza e di opportunità, ha fatto da potente propulsore verso questo tipo di scelta formativa.
Quindi ora è il turno dell’agricoltura, spesso mostrata come un mondo ricco di bellezza , di pace e di stabilità.
La realtà è che oggi più che mai serve alta competenza anche per questo comparto produttivo. Unitamente ad uno spirito competitivo e ad una conoscenza profonda dei territori , delle loro peculiarità e del mercato economico di riferimento.
Sperando sempre in politiche di governo che siano acute, di visione e di elevato profilo e non fondate su una percezione del futuro che sembra emergere più dalla lettura dei fondi del caffè che da un’attenta valutazione dell’ ”uno” e del “tutto”.

Agostino Mastrogiacomo

Presidente Provinciale Acliterra di Latina

 

 


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