La condivisione

Il significato di questa parola contiene indubbiamente un forte principio di positività.
Condividere qualcosa ammette per forza di cose una o più partecipazioni, che si ritengono essere volontarie e quindi empatiche.
Ma non sempre è così.
Condividere la stessa cella di un carcere non è certo un atto volontario mentre condividere la stessa passione per la musica è un atto volontario, tanto per essere semplici.
Da qualche anno l’uso degli smartphone ha permesso di condividere un numero sempre maggiore di messaggi tra le persone.
Spesso in barba ad ogni concetto di riservatezza, che per alcune persone rimane un altissimo valore sociale.
Andy Warhol nel decennio dei Golden Years diceva che saremmo vissuti in un futuro prossimo dove ognuno avrebbe avuto i suoi 15 minuti di notorietà.
Ecco,oggi i 15 minuti sono replicabili finche lo desideriamo: possiamo postare i fatti nostri più intimi e anche pruriginosi ed avremo la nostra popolarità alle stelle.
Dolori, passioni, emozioni, turbamenti, qualsiasi cosa la possiamo condividere.
Dividere e moltiplicare,un pò come la riproduzione unicellulare dei protozoi.
Ma questa condivisione è solo apparente, è una finta condivisione.
Tipo quei messaggi che ad ognuno di noi arrivano improvvisamente e che chiedono di indignarsi profondamente a fronte di una notizia non verificata, esaltata da titoloni colorati e che contiene un messaggio che scatena repulsione e rabbia e di condividerla con altre persone.
O come altri messaggi che invece ti minacciano sciagure personali se non condividi che un bambino ha bisogno di sangue o di un animale che ha bisogno di aiuto.
In realtà non viene chiesto ne aiuto ne sangue ma semplicemente di condividere quel messaggio, di farlo “GIRARE”.
E questa non è partecipazione, non è condivisione. E’ solo diventare catena di trasmissione, comunicare che si è disposti ad essere sottoposti a qualsiasi tipo di vessazione.
Equivale a perdere un poco della nostra libertà in nome di una ragione sociale falsa e nemmeno richiesta.
Non arrivano messaggi di bisogno di aiuto in caso di calamità. Arrivano messaggi di”condivisione dell’indignazione” ma tu puoi startene ben tranquillo, tranquilla dalla tua postazione.
Il 4 novembre 1966 io avevo otto anni e guardavo affascinato in tv le tristi immagini dell’Arno che invadeva Firenze e nei giorni seguenti i ragazzi e le ragazze di tutto il mondo si riversarono nella città per CONDIVIDERE davvero l’impegno di lottare nel fango per salvare la cultura che aveva dato il via alla storia moderna.
Oggi no. Altri faranno, tu pensa a condividere e far girare.

Agostino Mastrogiacomo


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