Il Made in Italy

parmigiano

Sotto questa frase idiomatica viene inteso, generalmente, il prodotto di alta qualità realizzato in Italia, secondo processi produttivi tradizionali o avveniristici (a secondo delle diverse tipologie) e qualificato come “attraente” o altamente soddisfacente per il consumatore di fascia medio alta, sia verso il mercato interno che, soprattutto, estero.
La manufattura italiana del tessile è tra le più ricercate e qualificate al mondo, così come quella del pellame nell’abbigliamento e negli accessori di uso diffuso (scarpe, borse, giubbini, cinte, portafogli).
Il settore subisce sempre più concorrenza , dovuta all’emancipazione di altri paesi emergenti, ma contemporaneamente amplia di continuo la frontiera di mercato, proprio verso quei paesi che velocemente escono dalla loro endemica condizione di povertà per diventare nuove potenze economiche.
Per quello che riguarda Acli Terra, in questa sede affronterò l’argomento MADE IN ITALY per quello che riguarda il comparto agroalimentare.
L’italia è il paese al mondo con il maggior numero di prodotti certificati di qualità. Sono attualmente 296 e si dividono in DOP, IGP, SGT, ovvero le uniche certificazioni riconosciute con un marchio di garanzia europeo che è anche di tutela di processo produttivo, territoriale e storico-ambientale.
Il procedimento per ottenere questi importanti riconoscimenti è lungo e deve essere corredato da una serie di elementi di prova dell’effettiva genuinità, originalità e tipicità.
Ma ottenere uno dei preziosi riconoscimenti , che sono poi uno dei vessilli del cosiddetto MADE IN ITALY nel mondo , corrisponde direttamente ad ottenere un ritorno economico diffuso per il territorio di produzione?
Vediamo cosa dicono i dati a disposizione.
Buona parte di questi prodotti garantiti e tutelati dal marchio DOP (il più importante) sono formaggi di vario genere. (50)
Senza specificare le diverse qualità,  solo 5 di questi sono prodotti che hanno una diffusione che supera ampiamente i confini della nazione.
Sono, nell’ordine: Il Parmigiano Reggiano, IL Grana Padano, il Gorgonzola, la Mozzarella di Bufala Campana, il Pecorino Romano.
Questi cinque formaggi da soli si accaparrano la maggior parte del le quote di mercato estero e rappresentano un 50% del mercato verso l’Europa e un 12% verso il mercato dell’America del nord.
Solo l’1 % verso il Giappone ed il 2 verso la Cina.
Prodotti DOP come la “Vastedda Del Belice” sono praticamente sconosciuti allo stesso mercato interno ed hanno diffusione quasi esclusivamente locale, solo per portare un esempio non unico e significativo.
L’argomento è interessante e non si può certo esaurire con un semplice articolo ma il significato è uno: non si difende il MADE IN ITALY solo con politiche di protezione frontieristiche (dazi) o con la banale considerazione che è talmente buono, unico e affermato che non teme rivalità.
Lasciare i tavoli di conciliazione dei trattati commerciali con i paesi consumatori  equivale a lasciare uno spazio di mercato, conquistato con il buon lavoro di tanti agricoltori e di mediatori, che verrà rapidamente occupato da altri produttori di trasformazione  agroalimentare europei e del mondo.
Occorre attenzione, umiltà e rispetto delle semplici leggi del mercato, unitamente alla consapevolezza che abbiamo prodotti agroalimentari che sono di tutto rispetto e che conoscono un trend positivo nel mondo.
Pensare al mercato interno (circa 50 milioni di consumatori attivi contro alcuni miliardi) come la frontiera massima di consumo e quindi di relativo massimo indotto economico non pare sia una buona soluzione, dati alla mano.

Agostino Mastrogiacomo

vastedda


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