Scrittore Sumero: tra rete e mare

Goccia dopo goccia, l’acqua scendeva dal soffitto dell’antro. Superammo quello spazio. Acqua davanti a noi. Una piscina antica. Saliva il fumo di un sigaro nel freddo di quel tramonto. Cappello calato sugli occhi e mi offre il suo sigaro, guardando verso l’orizzonte. No, grazie, dico io, non fumo, amico mio. Piscina antica, scogliera e poi mare. Tramonto ed orizzonte. Fa freddo. Attendiamo. Guardiamo il sole, infuocato disco che penetra nell’orizzonte. Sarà buio e ci muoveremo. Seduti sulle rocce, nella vasca pesci che lentamente nuotano annoiati, senza meta, senza idee, senza sogni, prospettive, nuotano boccheggiando slogan, parole d’ordine, frasi fatte. Vagano, credendo di essere i padroni di un mare, senza sapere di ristagnare in una piscina davanti al mare, sono soli nella rete. Lo guardo, mi fa cenno di guardare il cielo. Quando ci saranno le stelle ci muoveremo. Non guardiamo nella vasca, osserviamo il mare, ancora quel sole che scende. Si tocca il cappello, fumo di sigaro, un sorso dalla borraccia per scaldare il freddo. Le mie mani indicano il cielo. Ecco le stelle. Tutte si accendono come una naturale domotica al passaggio della padrona di casa. Avanziamo, lasciamo alle spalle quei cefali prigionieri del rancore sociale e della solitudine umana chiamata vasca o forse rete. Andiamo verso la spiaggia, il mare. Passi sulla sabbia. Seguiamo le tracce verso l’alba. C’è qualcuno che naviga nella rete penso io. Nella rete sei pescato non navighi, nel mare navighi. Se sei pescato puoi andare in pasto a qualcuno, magari ad un ospite di un ristorante stellato, ma hai finito. Navigare nella rete, che illusione, quasi un trabocchetto lessicale. Cefali da piscina, pigri e impauriti, ormai prigionieri del rancore e della solitudine perché possano sguazzare nel mare. Nella rete prigionieri, soffocando all’alba, quando le stelle sono finite e il movimento del pescatore ti spegne l’agonia.
Continua la nostra marcia, determinati, audaci.
Troveremo una barca.
In acqua la spingiamo, lentamente. Mare calmo, specchio del cielo. Velluto blu sul quale vogare verso l’alba, sfuggendo alle reti, guardando negli occhi un nuovo sole. Mare azzurro di una nuova mattina. Ecco il porto, attracchiamo. Come state, sorridendo ci viene incontro il nostro amico. Venite, la colazione è pronta. Risate, sorrisi, battute tra amici che si guardano negli occhi. Si stringono le mani. Si versano da bere. È mattina, l’oscurità è passata, siamo pronti per la missione? Non fa più freddo è una nuova estate. Non siamo stanchi, zaino in spalla, il viaggio è lungo.

Scrittore Sumero
ravello

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