Garrincha, l’allegria del gioco

Hai mai visto correre una palla, qualsiasi palla?
La forza che la spinge è quasi sempre quella del piede di un bambino o una bambina. Perché vi è un naturale istinto nella più profonda ingenuità umana nel colpire ogni tipo di pallone con un calcio.
È bellissimo quel gesto; classe, divertimento, sfogo, fantasia, entusiasmo, sfida, rivalità, lealtà, cattiveria, povertà, furbizia, slealta’, semplicità, tutto quello che puoi mettere dell’umanità, quello è il calcio.
La sfera della umanità, quel povero gioco che coinvolge tutti, che è ricco perché basta avere una sfera, anche di stracci e ti senti il Brasile.
Non vi è selezione nel calcio, vi è inclusione.
È il gioco della vita, sono ammessi tutti, è la bellezza della gioia e della sofferenza dell’umanità che danza dietro ad un pallone, non importa dove e con chi, sii felice, prima o poi la rete la gonfierai anche tu.
La bellezza del calcio corrisponde alla varietà dell’umanità, dalla volgarità alla eccellenza dell’intelligenza.
Tutti possono giocare.
Tutte e tutti.
Signore e signori ecco il gioco più bello del Mondo, ecco l’umanità che si fa gioco.
Tutti gli sport possono essere belli, tutti i giochi lo potrebbero essere, ma questo, se ci pensate, è l’unico inclusivo, per tutti.
La Coppa del Mondo la vivi da quando nasci.
Il  calcio è uomo ed è donna, è nell’oratorio, ma anche in carcere, è in spiaggia, nei corridoi, in piazza, in strada, è nella fantasia.
È l’Iran che batte gli Usa 2 -1 a France ’98, oppure il Camerun che vola sui Campioni del Mondo dell’ Argentina con l’elevazione di Oman Biyk ad Italia ’90. Mi vien voglia di raccontare una storia.
Una volta passai davanti ad un negozio di televisori, mi fermai e vidi uno spezzone di partita, era il Mundial del 1986, Mexico.
Quei televisori, che non esistono più, profondi come il gol tutto dribbling di Maradona alla Perfida Albione. Nando Martellini disse, stupendo gol, tutto fatto con i piedi, vale per questo e per quello di prima, non c’è mano non c’è trucco.
Prima il gol di mano, poi un grandissimo gol.
Senza parlare delle Malvinas o Falkland, scontro politico militare tra i due Paesi per l’arcipelago atlantico, ci viene in mente il pentimento, la furbizia condonata con un gioiello. Una indulgenza calcistica. Vediamo cosa esce ancora fuori da quel televisore in vetrina: avete mai sentito parlare delle squadre più belle del Mondo? L’Ungheria degli anni ’30 e ’50 e l’Olanda degli anni ’70. Erano squadre talmente forti, belle e complete che arrivarono due volte, entrambe ad un soffio dalla vittoria, senza mai vincere nulla. Tutti se le ricordano, mentre le vincitrici quasi nessuno. Giustizia popolare.
Di quell’Ungheria faceva parte Puskas e tanti che scapparono poi dall’invasione sovietica. Ferenc Puskas giocò fino a quarant’anni nel Real Madrid, aveva un ventre ampio come il numero di gol e coppe alzate, eppure saltava tutti fino ad accompagnare il pallone in rete.

Olanda fortissima, favolosa, eppure come fecero a vincere i tedeschi e gli argentini? Il calcio non ha logica, forse è figlio di tante logiche, anche pressioni esterne. Eppure è bellissimo, un fascino anche perverso. Il calcio è verità, ma anche bugia, è perfidia ed allegria. Garrincha, detto Mane’, da piccolo aveva avuto la poliomelite, era claudicante, per quello zoppichio il suo dribbling era irresistibile, uno dei giocatori più forti della storia. Non avrebbe mai potuto giocare ad altro, forse a scacchi, se non avesse avuto la bottiglia facile, eppure a calcio si, il gioco degli ultimi, l’allegria dietro ad una palla. Due volte campione del Mondo.

 

Scrittore Sumero

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