“Non sono un medico ma sono una madre”

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Il COMMA 22.
“Chi è privo del controllo delle proprie facoltà mentali può chiedere di essere esentato dalle missioni speciali; chi chiede l’esenzione dalle missioni speciali non può essere considerato privo del controllo delle proprie facoltà mentali”

“ Non  sono un medico ma sono una madre. La madre del mio bambino e nessun medico può sapere meglio di me cosa serve al mio bambino”
Ecco, questo virgolettato che è la dichiarazione di una madre antivaccinista direttamente espressa su un  social web, esprime la posizione di una delle tante madri italiane contro la medicina ufficiale percepita  come istituzione nemica in quanto espressione del potere e quindi automaticamente contraria al proprio interesse.
E’ un piccolo e ridotto  sunto del pensiero attuale, della rivincita morale del popolo contro le Elite,  contro il potere.
E’ una delle diffuse dichiarazioni di ostilità al sistema in generale. Per estensione si può intendere simile alle manifestazioni di intolleranza contro i professori delle scuole , istituzione percepita da qualcuno (non pochi) come inutile e che favorisce solo le cosiDdette Elite.
Ma questa nuova rivoluzione, il tanto  reclamizzato cambiamento, in cosa si caratterizza rispetto ai tanti rivolgimenti della storia recente del nostro Paese?
A mio modo di capire  per la mancanza di una vera  identità culturale e per una diffusa insensibilità sociale.
Per quello che comprendo io questo cambiamento è carente di  un collante indispensabile perché sia forte e resistente come un cemento, perché gli elementi positivi e negativi possano legare ed esprimere una forza in grado di erigere una nuova società.
Manca di una visione organica di solidarietà.
E non mi riferisco alla solidarietà verso i migranti, anzi in questo rifiuto di accoglienza trovo elementi di visione comune tra tante persone diverse tra loro.
Mi riferisco alla realizzazione di un  progetto comune che sia in grado di far accettare ad uno la cessione di diritti per favorire la crescita di un altro. Questo progetto non è neanche immaginato, quindi irrealizzabile in principio e non solo nei fatti.
We are not interested about, si direbbe con flemma anglosassone.
Le posizioni all’interno di questo nuovo linguaggio di cambiamento sembrano essere sostanzialmente  due: una “draconiana” che prevede di togliere a chi ha, di colpire colpevoli a furor di popolo, di implacabile giustizia (non come vuole il diritto ma come “vuole il popolo”). Senza se e senza ma. Ed una che invece è disposta a promettere  tutto a tutti, di riparare torti , di concedere benefici diffusi, di conservare e implementare le rendite di posizione (Inoccupati, taxisti, ambulanti, balneari, occupatori di suolo pubblico, lavoratori con tutte le tutele, pensionandi in procinto di smettere di lavorare, ricchi per diritto).
Ed ognuno, solo apparentemente legato da un interesse comune all’altro, conta sul proprio tornaconto e basta.
Le relazioni tra le categorie sociali che esprimono i diversi interessi sono scavalcate in nome della funzione  diretta, “sic et simpliciter” come direbbero i Latini.
La mediazione è vissuta come processo che rallenta il raggiungimento degli obiettivi e la conciliazione come un probabile inganno.
Molto più efficace ed immediato promettere ogni cosa ad ognuno, soggettivamente, e deresponsabilizzare lo stesso “cambiamento” dal suo doversi compiere.
Il popolo può attendere, come è nelle sue più salde capacità.

Lambertus.

cambiamento


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