Elezioni Municipio III: intervista a Francesco Maria Bova

Domenica 10 giugno i Municipi III e VIII di Roma sono chiamati al voto per il rinnovo delle presidenze e dei due parlamentini. I residenti dei due Municipi potranno votare dalle ore 7 alle 23; l’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta del Presidente, non proclamato eletto al primo turno, è fissato per domenica 24.
Dopo l’intervista al candidato di centrosinistra, Giovanni Caudo, Lazio Sociale intervista Francesco Maria Bova, ex vicequestore e primo dirigente del commissariato di Fidene Serpentera

1) Francesco Maria Bova, perché ha deciso di candidarsi alla Presidenza del III Municipio di Roma del 10 giugno prossimo?
Perché ho voluto raccogliere questa sfida condividendo le ultime lotte politiche della Lega e di tutto il Centro Destra per quanto riguarda un ripristino della legalità, la tutela dei nostri territori e la tutela dei nostri cittadini. Quindi è sicuramente una sfida. Essendo andato in pensione e avendo terminato la mia precedente attività di dirigente della polizia di stato, da uomo libero, anche io voglio dire basta, mi sono stancato. Siccome, secondo me, non è sufficiente dire basta e criticare, voglio mettere la mia esperienza a servizio di tutti per cercare di contribuire al miglioramento delle nostre condizioni di vita.

2) Quali sono le esigenze di un territorio vasto come quello del III Municipio?
Le esigenze sono tantissime, ma la prima, da ex-tutore dell’ordine, è ovviamente la legalità. Oramai tutti i nostri territori sono pervasi dall’illegalità, dal senso di impunità diffusa. Secondo me tutto lo sviluppo sociale, la pacifica convivenza sociale, è condizionata fortemente dall’illegalità sempre più pervasiva e dirompente. Oramai assistiamo a furti giornalieri all’interno delle abitazioni, con gli abitanti al loro interno, quindi non si è più tranquilli neanche in casa propria.

3) Se eletto, quali saranno i suoi primi interventi?
I miei primi interventi sono quelli volti alla sicurezza, per questo penso a dei protocolli d’impresa mirati, per far sì che le istituzioni possano rispondere in modo tempestivo alle esigenze del territorio. Non solo con il ripianamento degli organici, che sono quelli che sono, ma attraverso la rimodulazione dei servizi, attuabile a costo zero, partendo dal ripristino del poliziotto di quartiere, ma soprattutto dal vigile di prossimità. Noi abbiamo delle idee ben precise che sono anche in gran parte condivise dagli operatori del settore. La possibilità di rimodulare i servizi dando priorità alla vigilanza dei mercati, delle nostre vie commerciali, per contrastare in primis all’abusivismo commerciale, che costa 11,5 miliardi di euro l’anno – questi sono dati della Confcommercio. Quindi noi pensiamo che l’obbiettivo è tolleranza zero all’abusivismo commerciale.

4) Qual è, secondo lei, il modello di sviluppo da seguire per il territorio del Municipio?
Il modello di sviluppo ovviamente è quello che riguarda soprattutto i piccoli commercianti; vorremmo cercare di aiutare il piccolo commercio. Abbiamo visto che la grande distribuzione può essere efficiente da un certo punto di vista, ma perde di identità sociale, è sempre più spersonalizzata. Quindi vorremmo favorire e creare tutti i presupposti per far sì che il piccolo commercio possa ritrovare linfa vitale, perché sicuramente significa più posti di lavoro per i residenti e volano di crescita. E in questo potrebbe sicuramente esserci d’aiuto recuperare dei siti archeologici molto importanti e da sempre abbandonati che abbiamo sul territorio, che potrebbero essere volano per lo sviluppo turistico ed economico.

5) Nel suo programma di interventi qual è la proposta sul sociale?
Sul sociale assolutamente dobbiamo ottenere un incremento del personale. La categoria è di recente in agitazione, ed è addirittura previsto uno sciopero, perché le ore di sostegno per i diversamente abili sono state ridotte da undici a otto ore. Per questo è inconcepibile sentire dalle giunte di sinistra, o la giunta uscente Cinque Stelle, che erano stati stanziati più soldi per il sociale. La cosa sembra non essere assolutamente vera, ma non sono io a dirlo; lo dicono le associazioni di categoria che sono sul piede di guerra per la riduzione del monte ore destinato all’attività di sostegno. Sostegno alle categorie più deboli, alle categorie disagiate, ai nostri anziani. Noi abbiamo una popolazione di 23 milioni di anziani adesso, destinata a crescere notevolmente da qui al 2050, quindi dobbiamo assolutamente creare delle politiche serie, concrete, per i nostri anziani, i quali non devono essere abbandonati perché possono essere una risorsa per il territorio.

 


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