Scrittore Sumero: Quando arriva il vento

Passeggio nella notte, cammino in compagnia del buon umore, ci dialogo. 
Sono quelle notti che è preferibile uscire a camminare, perché se stai a letto non ti ricordi quanto è bello il Mondo. 
C’è una strada, qualche luce, movimenti di gatti, un ricordo, ma anche una idea. 
Penso che se fossi con un amico guarderei le stelle, la luna, e unirei le prime con la seconda con linee di sguardi, articolando una rete di di parole chiamata discorso. 
Se fossi con una lei guarderei la luna, le stelle, e unirei la prima alle seconde con la leggerezza di un solo sguardo. 
Sono, invece, nella riflessione sorridente e solitaria. 
Cucio pensieri, avanzo verso una piazza. 
Ciao, ti ricordi di me? 
La voce esce da un’ombra. 
Sono quello che poteva essere e non è stato, dice ancora. 
Io stringo le spalle, non guardo da dove viene la voce, e rispondo: che ore sono? 
Mi dice: non so, non mantengo il tempo. 
Bene dico io, non hai più tempo. 
Avanzo, la voce non l’ho forse mai udita, anche se rimane una lacrima di vodka sopra un graffio, e sento il fresco suono del vento. 
Una brezza che accarezza nuovi occhi, un maestrale che solleva le tende di un palco chiamato futuro. 
Quell’ombra è ormai vanificata in quella della notte; è la luce di una festa che si apre tra i vicoli ad attirare il mio passo, musica, luci, compagnia. 
Sono nel vivo di una nuova notte, bastavano pochi passi. 

Con dedica 

Scrittore Sumero 

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