Viandanti Sociali: Ghetto ebraico di Roma

Ragazze e ragazzi di Lazio Sociale, Signore e Signori, siete imprevedibili, questa rubrica nuova, Viandanti Sociali, illumina la creatività. Dissi, descrissi, la “Matrona” Bonifazi come una rigorosa astemia, ma per essere viandante ne ha assaporati di bicchieri di creatività. 
Buona idee, grazie, mi affaccio anche io nel cortile dei Viandanti Sociali, con il permesso vostro. 
Arriva musica da lontano, seguo le note,  incontro profumi e luci, preludio di una cena. 
Infuso freddo tra le mie mani e saluto lei, non la conoscete, si chiama Artica. 
C’è un posto che ricordi, c’è uno spazio che è grande per la tua fantasia? 
Lei, Artica, prima pensierosa, riflessiva, forse sorpresa, si toccò la nuca, appoggiò il viso sul pugno e rispose sorridendo. 
Vociare composto di sottofondo, tavoli di locali all’aperto, aria di mistero, il Ghetto ebraico di Roma. 
Via del Portico D’Ottavia, via del Tempio. 
Sorride, pensa, sorride. 
Ricordi di una sera di una donna che osserva un uomo. 
Vi suggerisco di assaporare hummus di ceci, il pastrami e i carciofi alla Giudia. 
Solo in quella strada certi sapori. 
Subito i vicoli silenziosi appena esci dalla strada principale caratterizzata da un vociare composto, puoi arrivare a Santa Maria in Campitelli, Chiesa importantissima per i romani, al Campidoglio, se esci dal limite del quartiere, oppure ammirare il Teatro di Marcello con i suoi passaggi “segreti”. 
Papa Paolo IV, nel 1555, con una bolla decretò lì la nascita del Ghetto, uno dei più antichi del Mondo.
Il più antico è quello di Venezia fondato quarant’anni prima.
Quello di Roma era l’area del mercato del pesce, era lì che facilmente arrivavano i pescatori da Ostia, attraccavano e vendevano il pescato. Lì la Chiesa di Sant’Angelo in pescheria.
Non perdete la Fontana delle Tartarughe. In una sola notte fu fatta edificare dal duca Mattei per dedicarla allo stupore del suocero della sua amata, che viveva lì di fronte, e che non voleva concedergli la figlia.
Storia di un posto, storia di vite che si intrecciarono tra assalti di pace ed armonie di piacere.
Artica negli occhi aveva quel luogo, questa storia, continuò a sorridere, i suoi capelli le accarezzano il collo, bicchiere tra le mani, un sorso lungo il futuro, dopo aver toccato il vetro del mio bicchiere.
A voi, da noi

Scrittore Sumero
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