Chi ha paura della Globalizzazione??

immagine agostino

Ribadisco che a mio modo di vedere non risponde a verità che improvvisamente il Novecento e le sue categorie sociali sono definitivamente tramontate. Credo che vi sia ancora una differenza sostanziale   tra due sistemi e due diverse concezioni della società e quindi della politica: una  che orienta e favorisce il sistema , considerato più importante dell’ individuo ,ed una che mette la persona al centro di ogni sistema. Detto in modo molto semplificato ed essenziale.
Quello che è definitivamente tramontato dopo gli effetti della globalizzazione e delle sue aspre contraddizioni è la fede nella visione illuminista e positivista, che aveva prodotto  fino a pochi anni fa una lunga, lenta evoluzione della società, intesa come insieme di individui diversi, verso una maggiore emancipazione, una migliore conoscenza ed una sostanziale libertà di espressione. Espressioni in campo artistico, politico, culturale e sociale.
Tutta la storia dei due secoli che ci hanno preceduto fino ai giorni odierni,  tra false partenze, inciampi e restaurazioni è andata in questa direzione fino a permettere la fusione tra classi sociali differenti , cosa impensabile o quasi fino a poco più di 60 anni fa.
Quale è stato l’effetto culturale ottenuto dalla cosiddetta globalizzazione  in questo percorso?
Per quello che capisco io e secondo tutti gli indicatori socio-politici e culturali è di aver amplificato il bisogno  generalizzato di libertà.
Questo bisogno, indotto e autoalimentato, è in grado di modificare la nostra stessa percezione del mondo, di noi stessi, delle nostre relazioni, della nostra cultura. Tutto evolve in modo così rapido che non abbiamo più neanche la percezione della repentina modificazione del mondo che ci circonda perché in realtà esso modifica prima di tutto  noi stessi.
 Obiettivamente questa velocità non permette , a maggior ragione di prima, di avere tutti gli stessi risultati, di avere obiettivi raggiungibili in modo coerente , di appartenere ad una stessa frontiera di conquistatori di libertà.
E quindi ognuno, in piccoli o grandi gruppi di individui, cerchiamo la conoscenza, la verità, in modi diversificati, opposti, frammentati, dogmatici ed assolutisti e in questo contesto anche i colori rosso, bianco o nero non sono più tali ma assumono infinite variazioni. Impera la perdita di identità personale anche se acquistiamo libertà.
IO ADORO , non semplicemente AMO la libertà. Ma questa non può mai essere vera se calata dall’alto, lo è solo se conquistata dal basso. Solo attraverso lo sforzo di ricerca di libertà si può essere e sentirsi liberi, liberi veramente. Ma è davvero possibile trasmettere la COSCIENZA DI LIBERTA’, trasferire per conoscenza indiretta il valore della LIBERTA’? Non è possibile se non vi è piena fiducia nella scienza e coscienza . Ovvero  di fiducia nel sistema di analisi , senza la via breve delle  verità lette nei fondi di caffè, come la globalizzazione spesso induce a fare.

Agostino Mastrogiacomo.


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