Scrittore Sumero: compagni di scuola

Quando Roberto Baggio driblava, Berlusconi vinceva e Fini era ancora un leader, da poco era finita la vera politica, Mandela divenne presidente, Senna ci lasciava, la Jugoslavia bruciava, Clinton e Eltsin si incontravano, Sinatra cantava per l’ultimo concerto, rubavano l’urlo di Munch, era il 1994.
Tra i banchi, in assemblee animate, si alzava e con voce alta e decisa parlava, ragionava, costruiva percorsi dialettici ragionati.
Tra i banchi, in assemblee animate, si alzava e con occhi e nuova femminilità ascoltava, apprezzava.
Si alzava sui pedali Pantani, lasciava sui pedali Indurain.
Il fragile Pirata batteva il Navarro d’acciaio.
Dibattiti, confronti, convinzioni.
Era un decennio che la politica non tornava nelle scuole. Nuova passione giovanile la politica, ragazzi e ragazze a confronto.
Berlusconi idolo e scandalo.
Centrodestra e centrosinistra un nuovo compiuto derby.
Lui aveva convinzioni e le trasmetteva, articolando ragionamenti.
Lei aveva convinzioni e le trasmetteva, coinvolgendo all’ascolto.
Era un anno intenso il 1994, tanto accadeva.
Rigori sbagliati a Pasadena, ma va bene ugualmente; Baggio è stato poesia.
Non l’immagine di compagni di scuola, ma la tensione sociale, il fascino delle convinzioni, le idee emozionanti.
Nessuno vedeva l’immagine dell’altro o dell’altra, ma l’energia sociale.
Era un anno di cambiamenti.
La Lega Nord, ora Lega di Salvini, sciupo’ l’esperienza di centrodestra, portando il Governo Dini nel 1995, era allora, è ancora oggi?
Il 1994 è stato degno anno per concludere il ‘900, il secolo breve, ma quello delle ideologie.
Hai negli occhi quelle austere aule scolastiche, come lo stile di questi compagni di scuola, o forse neanche le ricordi, ma quel passaggio di gioventù assolutamente si.
Parlavamo di liberismo o stato sociale, ma da studenti parlavamo.
Vi accompagnamo a scuola ora, vi guardiamo crescere, anzi cresciamo insieme, e vi vorremmo appassionati nel confronto, con la volontà di abitare la storia, di viverla. Non ci appartiene questa isteria della rappresentazione delle pulsioni elettorali, queste comparse dell’antipolitica o del civismo. A quasi cinque italiani su dieci si, purtroppo.
Allora ecco, dobbiamo costruire una alleanza generazionale per elaborare visioni, soluzioni, per governare il futuro.
Per non sentirsi rancorosi dell’avversario, tramutandoci tutti in solitari amici ed estimatori del proprio cane.
Parliamo con i nostri cani, assemblee di oratori canini.
Elaboriamo graduali parentele canine.
Come capisce lui non capisce un essere umano: certo non ti contraddice.
Ci fa così male il contraddittorio?
Lo soffriamo, vero?
Povero cane, si sentiva cacciatore, ora lo accompagnamo ad urinare.
Vedi amica mia, abbiamo una missione, noi che ci ascoltavamo e ci confrontavamo, noi che eravamo militanti del Fronte della Gioventù, della Federazione dei Giovani Comunisti Italiani oppure attivisti dell’Azione Cattolica, quella di ridare una casa al confronto e alla mediazione.
Ai contenuti, alle posizioni diverse, per poi abilmente costruire su mediazioni e compromessi le soluzioni.
La scuola non è finita, la campanella non è suonata, siamo giovani pieni di sogni e di speranze, perché la giustizia del Mondo punisce chi ha le ali e non vola, c’è scritto in Baciami Ancora.
Ci ascolteremo perché abbiamo tanto da dire.
Abbiamo un compito, quello di abitare il nostro tempo, protagonisti di un Mondo che cambia. Ascoltare, abitare, mediare, vocaboli fuori moda sui quali costruire il nostro futuro, perché siamo compagni di scuola, compagni di vita, di Mondo.
Compagni, cum panis, colui che mangia il pane con un altro.

Scrittore Sumero


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