ARGOMENTI 2000: UNA POLITICA CHE VALGA LA PENA

UN CAMBIAMENTO PROFONDO
Potremmo discutere a lungo sui risultati elettorali, sul modo in cui sono state stilate le liste o sulle conseguenze determinate in proposito da partiti personali, sulla legge elettorale che ha mal garantito, come era prevedibile, rappresentanza e governabilità, sulle scelte che in democrazia spettano a chi vince e in questo caso al primo partito, il Movimento 5Stelle, e la coalizione di centro destra. Temi da approfondire e su cui discutere.
Ma su tutto prevale una considerazione di fondo: i mutamenti sociali e culturali che hanno portato ad un cambiamento radicale di scenario. Era immaginabile? Forse sì anche se non in questa misura. Era evitabile? Forse sì, ma avrebbe richiesto una riflessione profonda, ad esempio sui risultati del Referendum del dicembre dello scorso anno. Il fatto che i partiti, sempre più appiattiti sui leader del momento, abbiano rinunciato ad una delle loro funzioni essenziali: far discutere i cittadini, non ha giovato davvero alla salute democrazia.
Occorre prendere atto che il cambiamento intervenuti è profondo, è ancora in atto e tocca aspetti decisivi della composizione sociale. Una stagione politica è ormai archiviata, i partiti di un tempo non possono risorgere, l’ansia di nuovo combinata con l’esasperazione e la rabbia delle cose che non vanno, spazza via tutto. E non disperde solo chi fa proposte rivolte all’indietro, chi si rifà a ideologie inattuali o si arrocca a difendere valori avulsi dalla vita delle persone, ma anche chi vorrebbe mettere in campo una riflessione pacata su ciò che sarà; non riconosce tutto ciò che è pensato, equilibrato, di buon senso. Come se non ci fosse né il tempo né la voglia di riflettere.
Eppure è sotto gli occhi di tutti la necessità di una politica che guarda avanti e affronta i grandi temi e lo faccia muovendo da un pensiero che ha chiara la centralità della persona umana, i suoi diritti inalienabili.
In ballo c’è la società del futuro, la sua possibilità di convivenza pacifica e insieme la possibilità di sviluppo e di benessere per tutti, la costruzione di una economia che non soggiace alle decisioni del potere tecnocratico di cui parla Papa Francesco nella Laudato si, che sappia inventare nuovi paradigmi in grado di arrestare la spirale crescente delle diseguaglianze, il processo in cui il ceto medio va impoverendosi progressivamente nel mentre aumentano povertà e diseguaglianze. Di questo c’è bisogno più ancora di altro. Per questo noi scegliamo di stare in politica con un pensiero, cercando di favorire la elaborazione di proposte possibili e sostenibili.
DEMOCRAZIA E CORPI INTERMEDI
Quali soggetti saranno in grado di scrivere promuovere e supportare questa azione così necessaria? In tempi di disintermediazione, come oggi si dice, dobbiamo riconsiderare il ruolo dei corpi intermedi. Un ruolo nuovo, differente da quello della cinghia di trasmissione che fu, ma un ruolo volto a sollecitare e consentire la partecipazione. Nello spazio angusto che ha visto privilegiare, attraverso l’uso dei media e dei social, il rapporto diretto cittadino-partito, il consenso si è spostato verso movimenti a scarsa democrazia interna (basti vedere lo statuto approvato dai 5stelle in queste ore) e i contenuti scivolano verso obiettivi demagogici, senza la mediazione che i corpi intermedi – a cominciare dall’ associazionismo – possono svolgere ancorando a tematiche solidali e ad una visione sussidiaria società-stato.
Tra questi corpi intermedi noi riteniamo sia ancora indispensabile la forma partito. Certo rivisitata e capace di gestire il rapporto con il territorio anche utilizzando al meglio i social, rivedendo a fondo i modi della democrazia interna, accogliendo con adeguati contrappesi le istanze di una democrazia diretta che, in una società complessa, non può sostituirsi in toto alla democrazia rappresentativa.
Come Argomenti2000 guardiamo con favore alla nascita e diffusione di casi concreti di democrazia deliberativa (v. processi partecipativi per la riqualificazione di centri storici; gruppi di azione locale; dibattiti pubblici prima di una grande opera). Ma sappiamo che non può bastare. Come sostiene il prof. R. Lewanski di Bologna, “la democrazia deliberativa rappresenta una forma di innovazione democratica capace di rispondere alla crisi di legittimazione della rappresentanza e di rivitalizzare la forma di governo democratica. La democrazia ha bisogno di una sfera pubblica viva e vibrante”…  la democrazia diretta ed on-line non hanno questa capacità! Per questo non possono bastare e va riconsiderato il modo migliore di rendere compatibili queste forme con la democrazia deliberativa. Il tutto in un contesto che preoccupa per la presenza di un personale politico scarsamente competente.
Ci troviamo di fronte ad un nuovo Parlamento, affollato di matricole, dove la percentuale di neo eletti è del 65.91% alla Camera e del 64.25% al Senato.
Un dato interessante da considerare insieme a quello che ci dice che la percentuale di deputati e senatori nominati a digiuno di politica è molto alta, troppo: il 35% dei deputati e il 30.16% dei senatori eletti il 4 marzo non ha mai avuto prima d’ora un incarico politico, né a livello locale, né nazionale o europeo. Il primato, neanche a dirlo, è del Movimento 5 stelle, con il 65% dei nuovi parlamentari alla prima esperienza politica in assoluto. É un tema da affrontare: si tratta di rinnovamento o per questa via si umiliano le istituzioni? Le si rende inefficaci e si banalizza la politica? I problemi di fondo o si aggravano?
Può un giovane che non ha mai fatto politica, e poco ha anche studiato, sentirsi a suo agio quando si propone come futuro presidente del consiglio. Maturità umana, studi, competenza, esperienza…sono requisiti indispensabili per reggere la casa comune. Si dirà che in passato c’era di tutto, vi erano esponenti che stavano lì a vita (sarebbe interessante sapere in nome di quale apporto politico il Pd ha fatto eleggere Casini per la decima volta).
Osservazioni plausibili che, come si vede, non ci lasciano tranquilli circa il futuro della democrazia parlamentare.
Il panorama uscito dalle elezioni è per molti aspetti drammatico ma interessante. Drammatico per i rischi che la democrazia rappresentativa corre in questo momento e interessante per le prospettive che apre nel vuoto che si è prodotto sul centrosinistra.
Il panorama partitico è in grande mutamento e non si può immaginare che chi oggi ha riscosso tanti consensi, seppur eterogenei, si sgonfi in breve tempo. Sia i 5stelle che la Lega vanno facendo opera di radicamento sui territori; quest’ultima poi sta aprendo sedi in tutt’Italia e si attrezza ad attrarre un elettorato ben diverso dal suo tradizionale, coprendo uno spazio di destra postideologica. Il sud, troppo a lungo trascurato, e terreno fertile…
Le liste nate sui due lati del Pd hanno fornito un test assai relativo circa la possibilità di offrire un approdo, in tanti hanno avuto l’impressione che sia stata una scelta voluta per evitare che queste formazioni superassero il quorum del 3% ed avessero così un proprio gruppo di parlamentari.
Difficile dire se e quale governo si potrà formare a breve, i temi su cui il centro destra oppure, la sola Lega si dovrebbero intendersi con i 5stelle non sono di poco conto: lavoro, tasse e sicurezza. Detti così potrebbero essere anche un terreno di intesa ma se ad ogni tema si collegano le promesse elettorali si visibilizza una divaricazione notevole. E il Pd? Come uscirà dalla crisi che, al suo vertice, ha persino faticato ad ammettere? Riuscirà a rimettersi in cammino con una prospettiva realistica di raccogliere un consenso più ampio e soprattutto di presentare un progetto credibile? Sarà sufficiente una profonda revisione del Pd per rivitalizzare la sinistra è il più complessivo campo del centro sinistra? Quali altre realtà potrebbero sorgere?
UN TEMPO DI SCELTE E DI IMPEGNO
Sabato 24 a Roma si è riunita la consulta di Argomenti 2000 per una valutazione del momento politico, Uno scambio serio e propositivo di opinioni alla luce anche di tante sensibilità local (eravamo una quarantina in rappresentanza di molte regioni).  Provo qui di seguito a richiamare schematicamente le conclusioni cui siamo arrivati.
Dopo un ampio confronto, in un dibattito con oltre venti interventi, possiamo dire di avere individuato alcune conclusioni che riguardano il futuro della nostra associazione:
1) INVESTIRE SULLA RETE di circoli, di centri culturali e di associazioni collegati, definendo in ogni regione un coordinamento regionale (ci sono ancora alcune regioni scoperte). L’attività dei Circoli e dei piccoli gruppi di amici che si riuniscono a livello locale è fondamentale perché fa riunire persone per alimentare una visione condivisa, aiuta a coinvolgere altri amici e a stabilire legami con amministratori locali.
2) UNA SCELTA PARTITICA. Pur nella difficoltà di riconoscersi nella linea seguita dal PD, si è evidenziato come per chi voglia operare sul centro sinistra non vi si siano in questo momento altre possibilità. In un panorama destinato a modificarsi ancora nei prossimi mesi, e con un PD che dovrà necessariamente fare delle scelte conseguenti la pesante sconfitta, cercheremo di impegnarci individuando interlocuzioni utili. Può essere interessante l’apertura di Martina: «La prossima Assemblea Nazionale – ha detto alla direzione Pd – dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del Partito democratico in grado di portarci nei tempi giusti al congresso. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone». È una disponibilità che può essere colta e rispetto alla quale possiamo provare ad interloquire, se incontriamo disponibilità.
Va anche detto che probabilmente un PD rinnovato,da solo, non ce la può fare. Per  rinnovare il progetto della sinistra occorre aprire un cantiere ben più ampio di quello di un PD autoreferenziale e ridotto ad un pallido lumicino rispetto al progetto che era chiamato ad interpretare. Occorre mettere in piedi un cantiere inclusivo, capace di restituire spessore alle parole d’ordine della sinistra, ormai non più significanti rispetto a contenuti concreti, ma altresì capace di ritrovare nuovi strumenti per dare vita alle parole, con proposte politiche che la gente possa sentire vicine e comprendere.  Un compito questo, più facile a dirsi che a farsi. Ma non per questo non ci si deve provare. Le nostre forze ci impongono l’umiltà dei sogni dei grandi disegni verso cui tendere. Ma ci saranno  altri che la pensano come noi. Per questo ci potremmo fare voce di un appello forte e chiaro. Non da soli, ma promuovendo l’incontro di intellettuali, rappresentanti del mondo economico e finanziario, reti civiche ecc.
Per noi si tratta chiaramente di ribadire, così come abbiamo scritto nel nostro Manifesto per le elezioni, la necessità di rifarci al progetto iniziale di un partito aperto e plurale. Va anche aggiunto che più di una voce ha precisato che a livello locale si possono valutare proposte di liste civiche, ovviamente nel perimetro del centrosinistra, ma il riferimento nazionale resta, allo stato attuale, il PD; va pertanto valutata anche l’adesione eventualmente come ‘adesione parziale, da “simpatizzante”, che potrebbe concretizzarsi nella partecipazione alle primarie (se ci saranno e se saranno aperte).
3) LA NECESSITÀ DI STRUMENTI. Per realizzare quanto richiamato e consapevoli della fase di grande cambiamento che vive la politica italiana, riteniamo di dover contribuire con idee e progettualità a partire dalla ELABORAZIONE di contenuti, e dalla adozione di nuove MODALITÀ E STRUMENTI DI COMUNICAZIONE E PARTECIPAZIONE (ad es. stiamo valutando la fattibilità di modalità tipo “progressi.org”), così come di valutare altri possibili progetti. Per tutto ciò sarà necessario un dettagliato piano dei costi e il reperimento risorse.
Individuiamo inoltre altri due strumenti, che consistono in due iniziative:
A) UN SEMINARIO RESIDENZIALE su invito per mettere a punto e condividere alcune scelte per l’attuale stagione (FINE GIUGNO-PRIMI DI LUGLIO)
B) PROMUOVERE, attraverso un vasto coinvolgendo di altri soggetti, una “Costituente delle idee” (il prossimo settembre)
IN QUESTO NOSTRO TEMPO 
Come è difficile trovare energie, disponibilità, passione per un impegno che sembra invisibile e così poco gratificante. Eppure la politica ha la necessità che tanti, liberamente e gratuitamente, si pongano al servizio del bene comune. Noi ci vogliamo provare, insieme. In una fase difficile come quella che si è aperta, abbiamo davvero la necessità di sapere su chi possiamo contare.
In questi giorni e nei prossimi mesi, il risultato elettorale solleciterà il sorgere di vari soggetti che cercheranno di rispondere alla situazione e di aderire all’ invito di tanti, non ultimo quello della CEI,  che si preoccupano per la salute della democrazia.
Da parte nostra ritengo ci debba essere attenzione a quanto si muove e la massima disponibilità a vagliare ogni possibile collaborazione. La nostra storia, il nostro essere nati come associazione  all’inizio di questo secolo per compiere un servizio che si è sostanziato di tanti momenti di studio, di elaborazione e di incontro (Iniziative e attività), non ci può far rinunciare alla nostra soggettività e ci dà titolo per prendere l’iniziativa. Con umiltà, certo, e con senso del limite, ma insieme con la consapevolezza del servizio che si può rendere.
UN AUGURIO
In anni non lontani, don Tonino Bello, che molti di noi hanno conosciuto e apprezzato per lo stile con cui viveva il suo ministero episcopale, nel formulare gli auguri per la Pasqua scriveva: “come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi con le formule consumate del vocabolario di circostanza, vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo profondo, con un sorriso senza parole! Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace!”. E aggiungeva:

“Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!
La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non la fine. Non il precipitare nel nulla.
Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi.
Coraggio, disoccupati.
Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad accorciare sogni a lungo cullati.
Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto.
Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che la povertà morale ha avvilito.
Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che non rotoli via.
Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione.”
Non fatevi mai risucchiare dal ruggito delle onde che lacerano le fiancate dell’arca, ma state sempre con l’occhio proteso per vedere se arriva la colomba che porta nel becco il ramoscello d’ulivo.
(don Tonino Bello)
Ecco, è un augurio che condividiamo, in un mondo attraversato da mille lacerazioni, da guerre striscianti e silenti che tuttavia falciano ogni giorno vite umane, da una povertà che si estende e che fa della vita di tanti un calvario quotidiano, da rinascenti pregiudizi etnici e razziali, da una incomunicabilità che, ad onta della rete, rende estranei i vicini, da un egoismo che impedisce la crescita di una economia e di una politica solidale e giusta. Ecco, abbiamo bisogno di un po’ di luce e la Pasqua …sta lì per questo.
Ernesto Preziosi

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