MANIFESTO Promosso da Argomenti2000 per le Elezioni politiche del 2018

In vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, “Argomenti2000”, l’associazione di amicizia politica che riunisce, attraverso una rete di Circoli e associazioni locali presenti nelle varie regioni, persone dell’area cattolica impegnate nell’ambito sociale e politico e in particolare nelle amministrazioni locali, ha pubblicato un MANIFESTO in cui esprime l’esigenza di lavorare, a partire dalla consultazione elettorale, per una nuova stagione politica.
Si tratta di offrire risposte concrete che vadano incontro alle esigenze delle persone attraverso un processo politico, alternativo agli autoritarismi, capace di elaborare visioni di lungo periodo, che guardano lontano e assumono la responsabilità delle generazioni a venire.
I firmatari del Manifesto, collegandosi alla parte più nobile e ricca della lunga e varia elaborazione politica del cattolicesimo democratico, intendono partecipare alla vita politica del nostro Paese promuovendo anzitutto lo “stile” democratico, che non è forma esteriore e semplice procedura, ma espressione di un’idea alta della politica, intesa come luogo di manifestazione della pluralità e del confronto fra sensibilità e idee diverse.
Tra le centinaia di firme che stanno aggiungendosi segnaliamo, accanto a quelle dei promotori: Ernesto Preziosi, Daniela Storani, Rita Visini, quelle di: Gianfranco Agosti, Alessandra Bonifazi, Carlo Bruni, Nicola Campanile, Raffaele Cananzi, Giuseppe Cannella, Michele Chimenti, Corrado Curti, Debora Ciliento, Gian Candido De Martin, Vincenzo Defilippis, Fausto Delpero, Ruggero Eugeni, Massimo Faggioli, Alberto Ferrari, Massimo Fratini, Roberto Gatti, Maurizio Gentilini, Fulvio Ingaglio La Vecchia, Luigi Lanotte, Gianni Liviano, Maria Locanto, Federico Manzoni, Valentino Marcon, Alfredo Marra, Silvio Minnetti, Federico Mioni, Cristiano Nervegna, Francesco Nicolino, Emanuele Occhipinti, Francesco Pasquali, Savino Pezzotta, Fabio Pizzul, Mario Primicerio, Ilaria Ramazzotti, Vittorio Rapetti, Riccardo Saccenti, Vittorio Sammarco, Giuseppe Sangiorgi, Marialuisa Sergio, Daniela Spadoni, Natalino Stringhini, Anna Vagnozzi, Lucia Vannini, Roberto Visani e Stefano Zamagni.

MANIFESTO

Promosso da Argomenti2000 per le Elezioni politiche del 2018

Il passaggio elettorale che il Paese si appresta a vivere è inserito nel quadro di una profonda crisi democratica che accomuna l’Italia ad altri sistemi di democrazia matura. La vasta disaffezione che alimenta il non voto è solo uno dei segnali della crisi. Tra questi, anche il consenso sempre più esteso per forze politiche che mettono in discussione la cultura dei diritti, proponendo riferimenti ideologici di carattere identitario e nazionalista, come anche la sfiducia nelle capacità delle democrazie di governare un quadro complesso e in rapido mutamento. La percezione politica e culturale è sull’immediatezza, sganciata da qualsiasi prospettiva temporale di medio e lungo periodo. In questo clima si accentua la sensazione di vivere in uno stato di perenne emergenza, nel quale a dominare sono i toni populisti, i temi della sicurezza, e le temute “invasioni” di migranti, letto tutto in una logica di paura.

Di fronte a questo quadro, sentiamo il bisogno di una risposta che sappia confrontarsi con la sfida che oggi viene lanciata alle democrazie. Crediamo che il populismo vada contrastato rilanciando il ruolo dei partiti e che la democrazia sia un “metodo” di decisione fondato sulla discussione pubblica e libera, sulla maturazione di una consapevolezza collettiva e sulla costruzione del consenso, ma che non possa fare a meno della rappresentanza. A chi trova che tale metodo sia inefficace rispetto alla velocità richiesta oggi, ribadiamo che si tratta del solo processo politico, alternativo agli autoritarismi, capace di elaborare visioni di lungo periodo, che guardano lontano e assumono la responsabilità delle generazioni a venire.

Collegandoci alla parte più nobile e ricca della lunga e varia elaborazione politica del cattolicesimo democratico, si pensi al popolarismo sturziano, ci interessa partecipare alla vita politica del nostro Paese promuovendo anzitutto lo “stile” democratico, che non è forma esteriore e semplice procedura, ma espressione di un’idea alta della politica, intesa come luogo di manifestazione della pluralità e del confronto fra sensibilità e idee diverse.
Riconoscere il primato della pratica democratica nella politica vuol dire, in primis, riconoscere il limite della politica stessa, che non deve e non può essere totalizzante, ma ha piuttosto il dovere di comporre e tutelare i diversi piani della vita comunitaria (da quello culturale a quello sociale, economico, religioso, ecc) all’interno di una sintesi superiore. In secondo luogo, vuol dire costruire la sapiente architettura della casa e del bene comune, avvalendosi di quegli strumenti culturali, istituzionali e sociali, ad un tempo complessi e fondamentali, che solo la pratica democratica possiede e sa ripensare continuamente, guardando al futuro, senza perdere di vista le grandi scelte di fondo e i pilastri dell’intero edificio comunitario.

È questa capacità di comporre punti di vista diversi, propria di una democrazia matura, che permette di recuperare una visione integrale della realtà e così facendo di reagire alla polverizzazione del quadro politico che riflette un processo di frantumazione pulviscolare della
società. Si tratta di una dinamica che tende a ridurre la persona ad individuo “asociale”, privo della capacità di costruire e alimentare i più basilari legami sociali. Attraverso il metodo democratico, che obbliga alla relazione, anche dialettica e conflittuale, intendiamo sviluppare un percorso che guarda al tempo che ci sta davanti e che nella tornata elettorale ha un passaggio, importante, anche se non risolutivo. Occorre allora disegnare le tappe di un cammino, che è culturale e politico, e che si snoda in tre momenti:

a) Leggere il Paese e la realtà. Serve adottare un atteggiamento di ascolto per maturare una intelligenza delle cose e dei segni dei tempi – povertà, immigrazione, impatto ambientale, ma anche alla “quarta rivoluzione industriale” e sue possibilità, rivoluzione digitale con le sue potenzialità, richiesta di molti popoli di politiche di sviluppo che li portino fuori dalla povertà – che annunciano un cambio di epoca.

b) Guardare un Paese in quattro dimensioni. È necessario tenere assieme quattro dimensioni: quella di ciascuna persona, quella delle diverse relazioni sociali, quella dei rapporti istituzionali e politici e infine l’evolversi nel tempo di ciascuna di esse e il modo in cui interagiscono. Serve il coraggio di abbandonare certezze, paradigmi e schemi per calarsi nelle preoccupazioni del Paese, comprenderne le paure e sapere rispondere con una logica di speranza che è possibile solo invitando a guardare oltre la possibile “perdita” di vantaggi nel presente, per capire i guadagni “futuri”.

c) Costruire un dialogo con il Paese. Quest’opera di ascolto e comprensione è la palestra nella quale si forma la classe dirigente democratica, che è capace di ricorrere ai saperi, alle esperienze e alle abilità di ciascuno, in un reciproco arricchimento. Ed è questa classe dirigente che è in grado di aiutare il Paese ad affinare una coscienza di sé stesso e ad essere direttamente coinvolto nella maturazione di uno sguardo al futuro. L’Italia deve avere un’idea alta di sé stessa, del proprio ruolo in Europa e nel mondo, che si traduca in un movimento di azioni e di idee, alimenti e raccordi le tante esperienze di nuovo civismo e ne faccia nascere di nuove, dando a queste la forza di contribuire a rigenerare la politica.
Crediamo che questo impegno politico e culturale si giochi anche sul terreno delle proposte politiche, di un’attività legislativa e di governo che incida su alcune questioni essenziali per gettare delle fondamenta ed erigere i muri portanti della nostra casa comune per i prossimi decenni. Di fronte al quadro attuale, italiano, europeo e mondiale, le urgenze su cui impegnare e misurare la capacità della democrazia di dare risposte sono tante, ne richiamiamo cinque:
1) La dignità delle istituzioni della nostra democrazia repubblicana Sostenere la definizione di una prassi parlamentare capace di interpretare le istanze complesse del Paese; affermare un equilibrio rispettoso fra le funzioni e le prerogative di parlamento e governo; far crescere, attraverso la prassi politica, l’idea che le istituzioni rappresentative sono riflesso e stimolo di una democrazia che si intende come pubblica discussione nella quale matura una scelta. Un contesto da alimentare e in cui sostenere i percorsi di democrazia deliberativa come quello che, ad esempio, ha promosso la legge toscana sulla partecipazione;
2) Lo sviluppo come crescita integrale Elaborare un pensiero sul lavoro e sulla logica degli investimenti; pensare in termini di sviluppo più che di crescita, secondo una logica integrale e ambientale;
3) Una società equa Sostenere processi di equità nel tessuto sociale e operare attraverso la leva fiscale e la tutela dei diritti (renderli pienamente attivi); lavorare sui migranti con una politica dell’integrazione e non solo dell’accoglienza; affrontare lo iato fra generazioni con un’opera di governo che in ogni scelta consideri prioritarie le esigenze dei giovani; salvaguardare il diritto alla salute aggiornando senza distruggerlo il SSN;
4) L’appartenenza europea e il ruolo del Paese nel quadro globale. Rafforzare l’Europa significa difendere uno spazio culturale e politico che costituisce, sia per i popoli europei, sia per gli equilibri internazionali, garanzia di sicurezza, di dialogo e di pace, accogliendo e valorizzando l’alto magistero di Papa Francesco su questi essenziali valori umani. Sul piano più tecnico sviluppare l’idea lanciata da Macron di un “collegio europeo” per le prossime elezioni del parlamento europeo lavorando perché i capilista di questo collegio siano i candidati alla presidenza della commissione;
5) L’educazione Serve un nuovo punto di vista con cui guardare alla scuola e all’educazione lavorando sul modello di trasmissione dei saperi e sulla sua finalità che è la crescita intellettuale, civile e morale delle cittadine e dei cittadini di domani. Educare non significa spiegare com’è il mondo, informare, ma dare una grammatica per leggere la realtà e la massa, spesso indistinta, di informazioni che soprattutto i giovani ricevono e “subiscono” senza la forza di elaborarle. Il sistema formativo e della ricerca devono ritrovare, anche con adeguati investimenti, la centralità che ha consentito all’Italia un periodo di progresso culturale, economico e sociale che va salvaguardato.
Passa da questo impegno, che è culturale e politico insieme, il nostro riprendere le fila di un percorso e di un’appartenenza alla cultura cattolicodemocratica. Non si tratta di un atto nostalgico, né della riproposizione di modelli e paradigmi che, per quanto fondamentali, appartengono ad altri passaggi della storia. Vogliamo piuttosto porci, forti di una tradizione che ci ha consegnato metodo e valori importanti, all’interno della vicenda attuale raccogliendo le sfide che ci stanno davanti.

Argomenti2000

http://www.argomenti2000.it

 


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