Emergenza Giovani Generazioni, l’intervista di Fiore Educational a Francesco Alemanni

Riceviamo e pubblichiamo l’intervista di Fiore Educational.

L’Emergenza Giovani Generazioni, è l’Appello di Fiore Educational rivolto alle Forze Politiche a cui chiede che si metta al centro dell’Agenda politica del Governo “il presente e le prospettive delle giovani generazioni”. All’Appello ha risposto, tra gli altri,  Francesco Alemanni candidato al Consiglio regionale del Lazio, capolista dei VERDI – Lista INSIEME per ZINGARETTI Presidente, intervistato da Gianni Palumbo, Presidente di Fiore Educational.

D.) “Combattere le povertà, dare lavoro, garantire un’educazione di qualità inclusiva ed equa, promuovere le opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita” sono gli obiettivi da raggiungere indicati dall’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’eliminazione della povertà nel mondo.
L’educazione non è il bon ton, che già sarebbe tanto in questo periodo, ma in generale è l’accompagnamento a far emergere le competenze innate che ogni individuo possiede. Quali iniziative il programma della sua forza politica prevede per la prossima legislatura regionale per contrastare in particolare la povertà educativa dovuta anche alla crisi economica che coinvolge la grandissima parte delle fasce deboli delle nostre comunità?

R.) Noi puntiamo all’ “inclusione” che in matematica è la relazione fra due insiemi, ogni elemento di uno fa parte dell’altro. Per fare questo occorre rispettare degli step che ogni sistema civile prevede: inclusione significa condividere la lingua, rispettare il nostro sistema normativo, condividere gli usi e i costumi e insegnare un lavoro. Dopodiché, è necessario aiutare le fasce deboli a inserirsi o reinserirsi nel lavoro attraverso corsi di formazione professionale, incubatori per startup giovanili, e rivolgendo una particolare attenzione alla fascia degli over 40 ai quali la politica riserva poche chance di reinserimento.

D.) Oggi le opportunità di informazione e approfondimento e la democratizzazione della conoscenza, grazie ad Internet ed ai social, sarebbero a portata di click, praticamente per tutti. Di fatto, però, la conoscenza resta ancora elitaria. Il modello culturale dell’economia dominante per cui tutto ha un prezzo e nulla ha valore, esalta il profitto individuale, escludendo quasi del tutto intenti educativi ed il valore della comunità. Non crede che la scuola debba avere un ruolo più attivo e collegato con i processi sociali in atto?
Quali iniziative saranno messe in campo per colmare questo divario?

R.) La scuola da sempre ha un ruolo fondamentale nell’educazione della nostra società. Gli insegnanti sono i nostri primi riferimenti sociali, il primo confronto con le istituzioni. L’istruzione nelle scuole deve continuare nel pomeriggio lasciando gli istituti aperti per ospitare corsi di approfondimento sulla storia del cinema e del teatro, sull’arte e le lingue, sulla comunicazione, la musica e la politica. Penso sia necessario ripristinare il concetto di consapevolezza sociale, di insieme di comunità soprattutto nei giovanissimi, perché solo così si può tornare ad avere una scala di valori comuni, un senso di identità e patriottismo che sembra totalmente perso nel qualunquismo della politica dei debuttanti spacciati per “società civile”.
Per raggiungere questi obiettivi, la tecnologia diventa un supporto necessario alla conoscenza, ma di rimando, una buona istruzione, una buona cultura che non si fermi all’essere semplicemente nozionistica, dovrebbero essere gli strumenti principali per un buon impiego della tecnologia stessa.
In questo modo la scuola insegnerà come sfruttare al meglio la disponibilità infinita di informazioni e connessioni con il mondo che la tecnologia ad oggi permette.
Penso che tutto questo possa ripristinare il concetto di consapevolezza sociale, di insieme di comunità soprattutto nei giovanissimi, perché solo così si può tornare ad avere una scala di valori comuni, un senso di identità e patriottismo che sembra totalmente perso nel qualunquismo della politica dei debuttanti spacciati per “società civile”.

D.) Premetto che l’istruzione e la formazione servono per imparare mentre l’educazione è necessaria per vivere e convivere nelle relazioni personali e sociali.
L’educazione ha molti percorsi educativi che corrispondono ad altrettante declinazioni/applicazioni, come, solo per fare qualche esempio: educazione alimentare, ambientale, civica, digitale, musicale, sentimentale, sessuale, sportiva, stradale, ai diritti umani, alla legalità, alla nonviolenza, alla pace,…
Il terzo settore se ne occupa molto, le istituzioni molto meno, si parla molto di co-programmazione e co-progettazione, quali iniziative proporrete nel prossimo Consiglio Regionale per colmare questo divario?

R.) Innanzitutto chi rispetta l’ambiente rispetta anche il cittadino. A tal proposito penso che l’educazione all’ambiente dovrebbe diventare materia di insegnamento. Il primo passo è prendersi cura della nostra regione e di tutte le sue ineguagliabili risorse naturali, credo profondamente nel valore della bellezza: crescere e vivere in un luogo confortevole dal punto di vista estetico, sicuro, dotato di servizi e attento alle esigenze della sua comunità renda i cittadini più proattivi e predisposti verso le istituzioni. L’educazione alimentare viene dalla qualità dei cibi che portiamo nelle mense scolastiche, dagli incentivi alle aziende bio e alla valorizzazione dei prodotti artigianali tipici. La giunta Zingaretti in tal senso ha già fatto tanto ma noi ambientalisti vogliamo fare di più: la coprogrammazione e la coprogettazione passano dal coinvolgimento dei vari settori sociali, dalle organizzazioni della confartigianato, alla confagricoltura, alla legalità intesa come tutela di tutti i diritti civili nessuno escluso. È giusto dare voce e spazio alle associazioni che svolgono battaglie quotidiane a difesa dei diritti umani, dei diritti del mondo LGBT – e tra questi una menzione speciale va fatta per le coppie omogenitoriali – dei diritti del malato, di quelli dell’infanzia e soprattutto delle associazioni che tutelano legalmente e psicologicamente le donne abusate. Alla politica è indispensabile il loro supporto per migliorare i servizi resi e per mantenere saldo il rapporto con la società civile.

D.) Quattro milioni e 742 mila persone secondo l’ISTAT sono in stato di povertà assoluta: i giovani stanno peggio degli anziani e i bambini stanno peggio di tutti.
A fronte di una tale situazione i Fondi stanziati finora sia per le strutture che per la promozione ed il sostegno delle comunità educanti sono insufficienti.
Questa situazione continua ad interpellare noi che ci occupiamo di educazione e che vogliamo costruire una comunità educante, senza la quale nessun progetto di società civile può godere di una considerevole credibilità e lungimiranza.
Alcune realtà associative di Terzo Settore, la Terza Università di Roma con la cattedra di Pedagogia sociale hanno lanciato un APPELLO alle forze politiche chiedendo che nella prossima legislatura, prima che sia troppo tardi, si metta al centro dell’agenda politica l’Emergenza Giovani Generazioni con investimenti, specie nelle periferie, su famiglia, scuola 0-18 anni, servizi e centri per le attività educative e culturali sul territorio, investimenti per l’avvio al lavoro.
Lei pensa di poter aderire all’Appello affinché si promuova entro l’autunno una grande conferenza pubblica regionale sull’Emergenza Giovani Generazioni che permetta al Consiglio regionale di approvare entro la fine dell’anno 2018 un piano almeno decennale di interventi?

R.) Io penso che senza un progetto politico che guardi al futuro delle giovani generazioni la politica non esisterebbe. Periferia urbanisticamente e socialmente non dev’essere sinonimo di distanza e di abbandono né di edilizia selvaggia o di edilizia popolare squallida e ghettizzante. L’ambiente è la nostra prima casa, renderlo vivibile, stimolante e sicuro significa costruire un microcosmo legale, creativo e vitale.
Aderisco all’appello sulla programmazione per combattere la povertà, garantire l’accesso all’istruzione a tutti, la sanità e la ricerca, e garantire a tutti l’uguaglianza formale e sostanziale dell’articolo 3 della costituzione.

 

APPELLO alle Forze Politiche

Il presente e le prospettive delle giovani generazioni
al centro dell’agenda politica del Governo

“Combattere le povertà, dare lavoro, garantire un’educazione di qualità inclusiva ed equa, promuovere le opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.” Questo indica l’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’eliminazione della povertà nel mondo.
I recenti dati ISTAT sulla povertà ( Luglio 2017) indicano in modo drammatico che l’Italia deve fare ancora molto per uscire dalla crisi.
La spesa media degli italiani è aumentata nel 2016 dell’1% , il Pil sta salendo, ma anche la povertà è aumentata: + 0,1%. Gli indici di qualità della vita (Healthcare Index 2015), in rapporto agli altri Paesi europei, vedono l’Italia tra gli ultimi posti mentre l’impatto del benessere a livello locale conferma un Paese a due marce tra Nord e Sud (Quars 2016).
Quattro milioni e 742 mila persone sono in stato di povertà assoluta: i giovani stanno peggio degli anziani e i bambini stanno peggio di tutti. A fronte di una tale crescita esponenziale il Fondo sociale nazionale è stato decurtato per oltre il 50% negli ultimi 10 anni!
Questa situazione continua ad interpellare noi che ci occupiamo di educazione e che vogliamo costruire una comunità educante, senza la quale nessun progetto di società civile può godere di una considerevole credibilità e lungimiranza.
Si parla oggi molto di Governance condivisa e sharing economy e bisognerebbe che Istituzioni pubbliche, Enti di Terzo settore, Aziende riuscissero a cooperare per rivitalizzare tutte le potenzialità educative di genitori, educatori, professionisti, docenti, associazioni , imprenditori culturali ecc..
Maestri di strada, sacerdoti come don Milani o don Sardelli, imprenditori come Adriano Olivetti, doposcuola di comunità territoriali, RAI, partiti e chiese, hanno contribuito in modo originale e straordinario alla costruzione di comunità educanti di spessore nel periodo del cosiddetto miracolo italiano e negli anni a seguire.
Oggi le opportunità di informazione e approfondimento e la democratizzazione della conoscenza, grazie ad Internet ed ai social, sarebbero a portata di click, praticamente per tutti. Ma di fatto la conoscenza resta ancora elitaria.
Il modello culturale dell’economia dominante per cui tutto ha un prezzo e nulla ha valore, esalta il profitto individuale, escludendo quasi del tutto intenti educativi ed il valore della comunità quale Welfare generativo.
Noi docenti, genitori, pedagogisti, educatori, psicologi, artisti, poeti, scrittori, giornalisti, associazioni, cooperative, imprenditori sociali e culturali, agricoltori, artigiani, commercianti, imprese, consci delle nostre responsabilità sociali ed attenti a quel bene comune che sono le giovani generazioni, le loro prospettive e la loro educazione, ci rivolgiamo alle coalizioni ed alle Forze politiche sia che vadano al Governo sia che facciano opposizione, affinché
bambini, adolescenti, giovani di entrambi i sessi, di tutte le condizioni sociali, personali, religiose e di tutte le provenienze siano al primo posto nell’agenda delle priorità politiche nazionali e regionali.
Queste dovranno mirare a promuovere la loro educazione, benessere e partecipazione sociale in ogni sua forma e non limitarsi a livellare i divari economici esistenti.

Chiediamo quindi al Parlamento, al Governo ed alla Regione, prima che sia troppo tardi, di mettere al centro dell’agenda politica l’Emergenza Giovani Generazioni con investimenti, specie nelle periferie, su famiglia, scuola 0-18, anni, servizi e centri per le attività educative e culturali sul territorio investimenti per l’avvio al lavoro.

Proponenti: Gianni Palumbo, presidente rete educativa FIORE, Forum Terzo Settore Lazio
Anna Aluffi Pentini, docente Pedagogia sociale, UNIROMA3
Eugenio de Crescenzo, Vice presidente AGCI Lazio
Francesca Danese, portavoce regionale Forum Terzo Settore

 

 

 

 


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