Pasta alla NORMA

Per chi non lo sapesse, la “NORMA” e’ un’opera lirica scritta da Vincenzo Bellini nel primo novecento.
La sua fama dipende molto anche dalla stranota aria da soprano che si chiama “Casta Diva”. Tebaldi, Callas, Caballè e tante altre cantanti si sono sfidate, non solo cimentate, nell’interpretazione di questa mirabolante cantata. Perché “Casta Diva” è la meraviglia della voce femminile nell’arte della lirica. E l’intera opera è rappresentata da un allestimento scenografico sontuosissimo che la rende di difficile attuazione, visto gli elevati costi che ne conseguono. Per cui più che l’ opera è conoscita la sua cavatina( si chiama così) che contiene la superba aria cantata. Io , generalmente, mi commuovo ogni volta che la ascolto e riascolto nelle varie interpretazioni. Ci sono stati autori di massimo riguardo che hanno dichiarato che avrebbero rinunciato a tutto il loro creato per aver immaginato e scritto questa insuperabile cantata di difficilissima fattura ed interpretazione. Per cui i siciliani, che tra tutti gli italiani sanno interpretare meglio il significato delle parole, hanno dedicato a tale opera un piatto di cucina che a nessun altro sarebbe vento in mente. Perché il linguaggio dei napoletani è favolosamente idiomatico, quello dei romani è paradossale, i lombardi sono rettilinei e tranchant e i toscani sanno essere caustici come pochi al mondo.
Così per tutti noi la pasta alla “Norma” va inteso come piatto eccessivo, ricco in modo esagerato, pienamente appagante ai sensi che derivano dal palato.
Ecco la mia ricetta della pasta alla NORMA, o alla CASTA DIVA che dir si voglia.
Per quattro persone che amano i piatti generosi.
Mezzo chilo di melanzane prive di semi.
Mezzo chilo di sardine freschissime.
50 grammi di pomodori essiccati
300 grammi di pomodorini freschi tipo Datterino
Anice stellato, origano, basilico e prezzemolo
Capperi al sale, rinvenuti, 20 grammi
Cipolla rossa di Tropea(1 piccoletta)
Pinoli 30 grammi
Uva di Corinto( per me facoltativo) 20 grammi.
Cacioricotta da grattugiare a scaglie .
400 grammi di rigatoni o pasta di semola simile.
Olio extravergine bono( tre cucchiai), un bicchierino di vino marsala secco.
Pan grattato tostato( facoltativo)

Ammollare in acqua i capperi ed i pomodori secchi.( due ore)
Tagliare le melanzane a cubetti di due centimetri circa e friggerli( bene).
In una padella tipo wok scaldare la cipolla tagliata sottile nell’olio ed aggiungere le sardine diliscate e squamate.
Rosolare per pochi secondi ed aggiungere il marsala.
Dopo tre minuti aggiungere i pomodori datterini tagliati in due.
Dopo altri tre minuti aggiungere le melanzane ed il pomodoro secco tagliato i filamenti.
Aggiungere l’anice stellato, il basilico a pezzi, l’origano ed il prezzemolo tagliato.
Cuocere i rigatoni e scolarli al dente.
Saltarli in padella con gli altri ingredienti per trenta secondi.
Dividere il condimento nei piatti e aggiungere per ognuno nell’ordine: i capperi, i pinoli, l’uvetta secca( a chi va, ripeto) Infine una spolverata di pan grattato( sic) e di cacioricotta appena tagliato a scagliette.

Vino? A scelta. Per me solo uno: champagne Bollinger R.D.

Agostino Mastrogiacomo

 


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