Il signore delle mosche

E’ uno stupefacente, cattivissimo romanzo scritto  nei primi anni del 1950 dallo  scrittore inglese William Goldin. Potremmo dire che è un libro di fantascienza, apparentemente.
Lo ammetto, pur nella mia semplicità non sono tipo che si accontenta facilmente. Non indosso qualsiasi cosa, non mangio cibo ordinario o comune, bevo solo vini superbi, ascolto musica non per tutte le orecchie e leggo avidamente non proprio  quello che scrive Cohelo o Volo. “Hai gusto, non i tuoi fratelli” , diceva mia madre che di gusto ne aveva da vendere.
Ho imparato a leggere e scrivere (quattro cavolate) prima di fare le scuole elementari e da ragazzino (8-12 anni) passavo tanti pomeriggi  leggendo soprattutto i romanzi tascabili Mondadori, quelli della collana detta URANIA. Erano piccoli libri che raccontavano di mondi lontani, popoli alieni, realtà parallele, pericolosi ed affascinanti viaggi nello spazio siderale, nel tempo, nella mente umana.
Ah, quanti sogni, quante emozioni, quante sorprese inventate dai vari autori di quei romanzi. Non ricordo titoli, solo uno “L’Uomo stocastico”, una originale storia su un uomo che in tempi immediati sapeva fare calcoli statistici che lo orientavano nel mondo.
E i romanzi, se fatti bene, affascinano, convincono, seducono come fa certa politica.
O meglio certa politica più che essere un compendio di valori e di ideali è composta come il plot di un romanzo. Ha i suoi personaggi che sono : i malvagi, i cospiratori, i ruffiani,i complotti, il tradimeto, gli eroi, la lotta, la vittoria, il trionfo.
Prendiamo il caso del mov 5 Stelle , non somiglia ad un epico romanzo?  Ci sono il bene ed il male a confronto, con i vari personaggi del caso. E c’è l’incitazione alla lotta per la giustizia: lotta contro le multinazionali del farmaco, i sette( o undici) finanzieri che decidono le sorti del modo, il tesoro nascosto(  tutte le alternative)  e ci sono gli eroi e le eroine che trionferanno.
Ma i romanzi hanno bisogno di una fine, anche la più lunga telenovela mai scritta ha una sua fine, un epilogo.
Altrimenti il romanzo stufa, perde di fascino, di attrattività e piacerà sempre meno, co sempre meno affezionati anche se si inventano colpi di scena continui. Più di quei lettori non vi saranno, di  meno si .
C’e bisogno che la politica si distingua dal romanzo, dall’opera teatrale o lirica. Per quanto bello, bella, possa essere è sempre e solo una narrazione e la politica, quella vera, ha bisogno di una linfa diversa dalla  semplice affabulazione. Sento io( ben sento, scriveva il grandioso Giacomo Leopardi) il bisogno di separare la saga di una qualsiasi serie telecinematografica, dai veri bisogni di una nuova generazione: quella che mi seguirà tra breve.
Non voglio che legga “il signore delle mosche” e che pensi che possa essere una verità.

Agostino Mastrogiacomo

Millemondi-cover


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