Acli sulle famiglie: tra assistenza agli anziani e tagli alla sanità

Quella sanitaria è la prima voce di spesa delle famiglie italiane, e’ quanto emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio sul bilancio di welfare.
E’ stato calcolato che, per ogni nucleo familiare, la spesa minima annuale è di € 1.336 per un totale complessivo di 33,7 miliardi.
Segue, come seconda voce per valore economico, quella dei supporti al lavoro (spese di trasporto, alimentazione, istruzione ecc.).
Tra queste spiccano le spese per l’assistenza, che muovono qualcosa come 14,4 miliardi: sono i servizi per la cura della casa, dei figli e dei propri cari anziani e/o non autosufficienti. 2,9 milioni sono le famiglie coinvolte le quali spendono, mediamente, quasi € 5.000 all’anno
Secondo l’ISTAT, afferma Donato Romagnuolo segretario provinciale della Federazione Anziani e Pensionati delle ACLI, al 1°gennaio 2017, nella provincia di Latina l’età media della popolazione è di 43,3 anni e il 13,8% è composta da persone con un’età superiore ai 65 anni.
Continua Romagnuolo, sono sempre di più le famiglie che si occupano dei loro anziani; le case di riposo e le RSA sono considerate sempre più come ultima alternativa per la loro assistenza. Ciò permette una migliore qualità della vita dell’anziano, sia a livello psicologico che sociale, il quale può continuare a vivere nel suo ambiente familiare. Ma le famiglie hanno comunque bisogno di aiuto per soddisfare le loro complesse necessità di cura, sia da parte delle ASL per rispondere ad esigenze di tipo sanitario, sia privatamente da parte di badanti che si occupano della loro igiene personale, della preparazione di pasti e altri servizi.
Per quanto riguarda, invece, gli anziani privi di assistenza, cioè coloro che non possono contare sulle cure della famiglia, afferma il Vice Segretario provinciale Franco Assaiante, si registra una diminuzione non solo della qualità, ma anche dell’aspettativa di vita. Questo è dovuto, in particolare, alla sanità che offre sempre meno servizi non a pagamento, e ciò ne limita l’accesso solo a coloro i quali hanno la disponibilità economica per usufruirne. La Regione Lazio dovrebbe aprire una riflessione rispetto ai tagli sulla Sanità, che sono efficaci per il bilancio finanziario, ma iniziano ad evidenziare criticità e deficit nell’importantissimo bilancio sociale.

In generale il welfare rappresenta una voce fondamentale, le cui spese costituiscono il 14,6% del reddito medio di una famiglia, evidenzia il Direttore provinciale delle ACLI Nicola Tavoletta, ed oggi è importante ragionare su una maggiore sussidiarietà, essendo la questione della riduzione delle disuguaglianze prioritaria.
Oltre al welfare delle strutture nazionale stiamo promuovendo da mesi un confronto locale per l’attivazione di soluzioni di welfare locale e aziendale.
Per il welfare locale è necessaria la regia delle amministrazioni locali, che mancano ora della capacità di realizzare nuove reti sociali, ma che potrebbero attivarsi per essere pronte utilizzando anche il 25% dell’importo totale del fondo per il REIS, circa 700 milioni di euro.
I comuni pontini hanno l’opportunità di anticipare i tempi, ma l’iniziativa politica è necessaria perché accada.
I patti di collaborazione rappresentano un altro sistema utile, però è da tempo che le ACLI li hanno portati all’attenzione dei Sindaci locali, ma ancora nessuna risposta. A Bologna, ad Acireale oppure in altri 100 comuni italiani sono attuati con successo; magari ci riuscissimo a Latina dove la fragilità degli spazi sociali potrebbe essere ricomposta offrendo ospitalità sociale nei quartieri.
Il welfare aziendale, invece, costituirebbe una soluzione non solo nelle grandi aziende, in grande diminuzione in provincia, ma anche per le reti di attività commerciali ed artigiane in ogni comprensorio: ad esempio gli ambulatori di prevenzione per i dipendenti delle attività produttive e dei servizi di un’area urbana, così come ludoteche sociali o convenzionate per far conciliare la genitorialità.
Le ACLI offrono agli amministratori locali il proprio supporto per promuovere tali progetti, coinvolgendo i privati, che sono sicuramente interessati, ma che hanno bisogno del riferimento istituzionale.

 

 


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