Incontro Nazionale sulla Rigenerazione delle Periferie Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio Giovedì 23 novembre ore 9:00-20:00

L’espressione “la realtà si vede meglio dalla periferia” sintetizza un ragionamento più ampio sul concetto di periferia. Il termine Periferia rimanda al limite, al confine non solo geografico, ma più delle volte a confini e limiti mentali. La distinzione fra un centro che consideriamo ordinato e il disordine che consideriamo prevalente costituisce spesso l’approccio mentale alla periferia. Gli abitanti delle periferie portano quello che i sociologi definiscono lo stigma. Il vivere ai margini, l’essere fuori dalle regole codificate motiva un approccio informale, lo sviluppo di una creatività diffusa. Nelle aree liminali e degradate nascono e si sviluppano forme artistiche e di protagonismo sociale e cittadinanza attiva più diffuse che altrove, che assumono dignità socio-culturali e produttive. Ripartire dalle potenzialità umane, sociali ed intellettuali. Dare forma e gambe alle risorse umane per esprimersi e ridurre le diseguaglianze. Oggi la proposta deve comprendere questi obiettivi più ambiziosi.

Le proposte e i temi da mettere in agenda

Riuso dell’esistente: Nel nostro Paese è stato realizzato un enorme patrimonio immobiliare, in gran parte in cattivo stato di manutenzione. Un enorme patrimonio edilizio carente dal punto di vista degli standard costruttivi ed energetici su cui occorre quanto prima mettere mano. Intervenire sull’esistente è passaggio essenziale per fermare il consumo di suolo. Intervenire sul patrimonio esistente significa rimettere in circolo quella ricchezza propriamente monetaria incorporata con la costruzione dei manufatti edilizi liberando risorse per lo sviluppo. Circa 900.000 sono gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica che costituiscono una parte rilevante del patrimonio edilizio nei quartieri periferici. Una gestione più efficiente di questo patrimonio consentirebbe il raggiungimento di un duplice obiettivo: dare risposte concrete alla domanda alloggiativa di chi non accede al mercato libero e rimuovere una delle condizioni di degrado di questi territori.

Approccio multidisciplinare: I Programmi, i piani, i progetti e gli interventi che riguardano il patrimonio immobiliare non possono prescindere dal comprendere il territorio di riferimento attraverso contributi specialistici come la demografia, l’economia, la sociologia, la psicologia sociale (e/o l’antropologia) e le diverse esigenze della sicurezza. La conoscenza non rivolta solo ai manufatti edilizi ma rivolta verso la centralità dei soggetti/abitanti che vivono in quegli stessi edifici e in quei territori. Un approccio che ponga al centro il processo di costruzione del progetto che vuol dire individuazione delle priorità, modi e fasi di attuazione e individuazione dei soggetti responsabili al fine dell’attuazione. Facendo leva sul protagonismo sociale si rivendica lo spazio per ricostruire l’azione della sfera pubblica interessata ad accompagnare i processi di rigenerazione e non a definirne in modo standardizzato i contenuti. Dal centro non si vede bene la periferia.

Protagonismo sociale: Da tempo i cittadini organizzati hanno attivato processi e percorsi di riappropriazione degli spazi pubblici. I cittadini attivi in molti luoghi degradati o abbandonati hanno dato prova di competenze e capacità di incidere sulle politiche locali. Diventano motori di co-progettazione dei processi di trasformazione e di inclusione. Risorsa da valorizzare e non un conflitto da superare.

Coinvolgimento: Gli interventi che riguardano edifici e parti di città realizzate non possono prescindere dal coinvolgimento e dalla info-formazione dei cittadini residenti che devono avere consapevolezza delle opportunità possibili da creare. Il metodo ed il processo di coinvolgimento devono essere ben definiti nel progetto di rigenerazione diventando elementi strutturanti del piano.

Sviluppo economico: Riuso del patrimonio e riuso dei beni, compresi quelli ambientali, corrisponde al cambio di paradigma auspicato dal Governo per sviluppare anche le economie circolari. Le risorse in termini energetici, ambientali e delle 3R Ricicla Riusa Recupera che potenzialmente si trovano concentrate nei grandi complessi di edilizia residenziale pubblica devono essere l’innesco per attività produttive in grado di generare lavoro. Il riuso del patrimonio immobiliare pubblico, insieme alla sussidiarietà da parte dei
cittadini attivi, produce beni relazionali e forme di welfare mirate alle esigenze dei territori, incrementa il Valore Aggiunto Sociale migliorando il Benessere Equo e Sostenibile assunto nel Documento di Economia e Finanza dal Governo. Buone pratiche che possono essere veicolate in forme specifiche per rigenerare i tanti quartieri anonimi e seriali. Particolare attenzione va dedicata allo snellimento burocratico e alle fiscalità di vantaggio per le diverse attività che diventano realtà in territori complicati. Il welfare che conosciamo, basato sui servizi assistenziali e filantropici, non solo per problemi economici, ha esaurito la capacità di rispondere alle nuove emarginazioni e alle difficoltà di integrazione. La risposta più adeguata proviene oggi dal Terzo Settore in grado di coniugare soggetti deboli e lavoro. Nuove forma di convivenza, nuove forme di gestione dello spazio pubblico, nuovo welfare urbano.

Coordinamento unico: Un progetto collettivo con una molteplicità di soggetti attivi non può essere ricondotto alla attuale gestione diffusa delle competenze. Un progetto collettivo esige di avere nel suo DNA la cooperazione delle singole competenze e un riconosciuto potere di coordinamento, una Autorità rappresentativa dell’azione pubblica radicata nel territorio e dotata di poteri per il rispetto del “chi fa cosa”. Un soggetto autorevole capace di svolgere un reale coordinamento fra i soggetti pubblici, profit e no-profit.

Coordinamento Periferie Roma


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