STORIE ORDINARIE DI RAZZISMO

La nazionale di calcio italiana ha perso lo spareggio per partecipare ai prossimi mondiali in Russia.

Dalla sera dell’infausto evento, in televisione non si parla di altro. Anche nei TG, dalla serata dello spareggio con la Svezia, la prima notizia data è quella dell’eliminazione e, da lì, del “nuovo corso da dare”, di “rifondazione calcistica”, dei “vivai da ravvivare”, di “far saltare l’allenatore”, “il presidente”, “rifondare tutto il mondo calcistico”… Oggi, si parla persino una miracolosa “eventualità che l’Italia potrebbe venir ripescata nel caso in cui, una delle nazionali qualificate non potesse partecipare a causa di venti di guerra nel proprio paese”…

Mi ha colpito il fatto che la notizia abbia addirittura soppiantato, nel palinsesto del TG nazionale persino il tragico terremoto occorso tra Iran e Iraq causando centinaia di orti e di feriti.

Si, va bene, tutto giusto, ma non c’è dell’altro?

Io ho pensato, moralisticamente, che fosse un brutto momento, non per il calcio, ma per la nostra gente, se i dirigenti delle trasmissioni attentano all’umanità degli italiani, convincendoci che è più grave, più importante la discussione su una eliminazione calcistica, davanti al dramma di una catastrofe naturale! Ma, forse, non è solo moralismo, c’è bisogno di ridare i valori alla vita della gente e il giusto peso alle cose.

Con questo… incidente di calcio giocato, già tutti hanno mentalmente archiviato il brutto episodio della foto di Anna Frank volgarmente utilizzata e strumentalizzata tra le tifoserie antagoniste di Roma.

Come anche la registrazione carpita di nascosto al Presidente della Lazio Calcio che parla come di pagliacciata, quella di recarsi in sinagoga con la squadra per rendere omaggio alla figura di Anna Frank e, con lei a tutte le vittime della persecuzione verso gli ebrei, come “riparazione” al brutto episodio.

Poteva essere un’ottima occasione per ascoltare ed imparare qualcosa, per i ragazzi della squadra che sono andati, perché della Shoah, di solito, non si parla a scuola, e mi chiedo pure quanti studenti liceali di oggi sappiano cosa è avvenuto a Roma, il 16 ottobre 1943 (giorno della cattura degli ebrei romani ad opera dei nazifascisti per rinchiuderli a Regina Coeli, prima della deportazione al Campo di Sterminio di Auschwitz. Furono richiuse più di 1000 persone tra giovani, anziani, bambini, uomini e donne senza distinzione)

A parte in qualche caso, magari grazie all’iniziativa di qualche “illuminato” professore, si parla un po’ della storia di Primo Levi, ma non molto di più e solo per grandi linee. In genere, chi frequenta i campi di calcio a livelli professionistici, la scuola è molto difficile che l’abbia frequentata fino alla fine, perché gli allenamenti diventano molto pressanti e già da giovani si ha l’idea di “sfondare” per essere notati dai Club! Non voglio dare giudizi di merito, faccio solo una constatazione.

La visita alla Sinagoga poteva essere un’occasione per colmare un “gap” di conoscenza storica della città – almeno di un episodio – che ti ospita e ti fa lavorare, ma purtroppo non è stata organizzata in maniera adeguata, e il gesto è rimasto fine a sé stesso.

Lo abbiamo letto, più di qualcuno è rimasto sconcertato – e mi riferisco alla società civile italiana, dagli uomini di cultura ad alcuni politici – da una raffigurazione così volgare di una povera ragazza divenuta un simbolo per la mia generazione di 40/50enni – per la sua voglia di vivere e di sopravvivere a tutti i costi, sperando in un futuro diverso. E questo, nonostante fosse nascosta, ma non al sicuro e sempre più accerchiata, mentre mezza Europa ancora inneggiava ad Hitler e all’ideologia sulla razza ariana, portata avanti con cieca violenza da un regime folle.

Questo episodio potrebbe essere l’occasione per far scattare anche un “giro di vite” per tutta una serie di comportamenti che avvengono negli stadi durante le partite. Non è un mistero, da alcuni decenni i giocatori di colore e di culture lontane dalla nostra che vengono a giocare in Italia, non di rado, vengono insultati e sbeffeggiati nel corso della partita dalle tifoserie violente e antisportive.

Anche a questo livello, il problema non è episodico, cioè i cori e le sceneggiate razziste non dipendono solo da frange estremiste di violenti che una domenica pensano di divertirsi andando ad insultare il malcapitato di turno, rovinando la domenica pomeriggio di quelli che vorrebbero divertirsi, guardando chi rincorre e tira calci ad un pallone. Ma, a mio personale avviso, c’è un discorso più profondo da affrontare.

Non si risolve il problema dei violenti chiudendo le curve o impedendo ai violenti di andare allo stadio; o meglio, si blocca il problema contingente, ma non si cura il male.

Qualche idea, proposta è stata avanzata e, seppure in maniera forse poco opportuna, è stata realizzata, come quella di donare una copia del diario di Anna Frank ai giocatori della squadra (e non ai tifosi!) responsabile del fatto…

Certo, un libro non si nega mai, ma leggerlo e rifletterci sopra è un altro paio di maniche.

L’antisemitismo è un aspetto della strisciante pratica di etichettare in maniera insana chi non è come noi, come dicevo prima rispetto ai giocatori di colore che vengono insultati.

All’inizio si è sottovalutato il problema, non si è posto un freno efficace all’inizio di questi fenomeni, ed ora ci troviamo ad affrontare il problema in maniera emergenziale, prima che salti, dopo il coperchio, anche tutto il contenuto della pentola.

C’è tutto un progetto culturale da perseguire e portare avanti fedelmente. Per gli studenti delle scuole superiori, da alcuni anni si organizzano i “Viaggi della Memoria”. Quasi sempre sono accompagnati da un superstite della Shoah, si recano in visita ad Auschwitz, e vedono i luoghi dello sterminio, vedono i filmati e ascoltano le parole del testimone. Scoprono, cioè, una storia terribile, quella di un abisso in cui l’Occidente era finito negli anni della Seconda Guerra Mondiale, perché, con lo sterminio degli ebrei, la “soluzione finale” prevedeva anche l’eliminazione sistematica di tutti i diversi: ebrei, zingari, comunisti, polacchi, malati, handicappati, ciechi, storpi, neri, gli asociali e quindi, omosessuali, prostitute chi non lavorava e non lo cercasse, i delinquenti comuni e chiunque altro fosse scomodo od inviso al nazista di potere del momento.

Purtroppo, i testimoni sono molto anziani avremo perso ogni testimoni, di qui la fretta di testimoniare alle nuove generazioni cosa è stato l’abisso della Shoah, nella speranza di estirpare nelle nuove generazioni il virus del razzismo e dell’antisemitismo.

I Viaggi della Memoria sono importanti ed utili, ma non bastano: non raggiungono tutti i giovani, e il problema riguarda anche gli adulti, i genitori dei ragazzi ma non solo.

Spesso una parte della stampa e in alcune trasmissioni televisive adoperano e si sentono usare toni alterati, creando climi infuocati ad arte anche solo per motivi futili, per riempire lo schermo, e fare audience. I responsabili delle trasmissioni dicono che la gente vuole questo. Anche alcuni quotidiani si sono adeguati e hanno capito che vendono più copie in estate se c’è uno scandalo o se improvvisamente si indaga su una misteriosa uccisione. Ogni giorno, così, si pubblica una nuova puntata, come un “sequel”, seguita in maniera morbosa, scambiandosi, poi, opinioni: “Secondo me…”!

Ogni giorno, per le strade delle grandi città e come se si respirasse un clima “dopato”: persone in macchina che si alterano e fanno la voce grossa per una freccia accesa in ritardo; autisti dei bus volgari se qualcuno sale dalle porte centrali; persone in fila alla posta che rivolgono commenti volgari se un anziano o una donna incinta vengono fatti passare avanti nelle file. È vero si corre di più, per alcuni il tempo è breve, ma tutta questa fretta, dove porta?

Spesso si vive male perché si è sempre arrabbiati, si corre per fare presto, e una volta arrivati si è arrabbiati perché dopo aver fatto le corse, magari ci si rende conto che hai fatto tutto, ma scopri che era un’altra la cosa da fare urgente e, in maniera isterica si urla e si ricomincia, una nuova arrabbiatura e così via, guai a chi ti è vicino.

Sembra una parodia… ma non lo è!

I cori allo stadio e la violenza quotidiana, cosa centrano in tutto questo?

Il problema non si risolve solamente abbassando i toni, come talvolta si dice per chiudere la vicenda credendo di risolverla così.

Dicevo prima ascoltare ed imparare, riguardo all’antisemitismo, direi anche conoscere per sapere verso il razzismo.

Gli stranieri, le persone di colore, i migranti, sono sempre di più ogni giorno più vicini a noi, sono entrati nelle nostre vite nel quotidiano, anche se non li avviciniamo per motivi “caritativi”.

Chiedere ed ascoltare le loro storie fa aprire un mondo lontanissimo dal nostro, fino a scoprire che i loro sogni e le loro aspirazioni, in fondo, non sono poi così lontani dai nostri. Ma, per saperlo bisogna incontrare ed ascoltare.

Germano Baldazzi

 


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