L’assessore sceriffo e la determina ballerina

Se la notizia della revoca della determinazione che approvava la tariffa di ingresso all’impianto di trattamento meccanico biologico della società Saf spa, con un aumento per i comuni di circa il 30 %, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti amministratori comunali del frusinate, nello stesso tempo pone molti interrogativi dal punto di vista legislativo. Come sottolineato dall’ex consigliere regionale Donato Robilotta sul suo profilo Facebook, infatti, la determina è stata sottoscritta dagli uffici, la revoca è arrivata invece dall’assessore Buschini in persona. Si dirà, l’assessore è più alto in grado: ma un ente locale non è un esercito. E’ il regolamento stesso della Regione Lazio che delimita, ad esempio, i compiti di un direttore generale, lo stesso che firma una determina come quella incriminata. Ebbene secondo l’articolo 160 di quel regolamento, i direttori generali “curano le attività di competenza delle rispettive direzioni adottando i relativi atti, compresi quelli che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, ed esercitando i poteri di spesa e di acquisizione delle entrate”. Insomma sono in grado di emettere una determina che possa impegnare l’amministrazione verso l’esterno (cioè che la obblighi a spendere) e di acquisizione delle entrate (cioè come nel caso di cui trattasi che porti a un incasso).

Ora, se chi ha emesso l’atto è un tecnico e ha ritenuto che l’aumento fosse giustificato, perché mai l’assessore, senza inficiare la validità della determina, l’ha annullata nel silenzio generale? La determina era errata? Ma allora perché chi l’ha firmata non ha avuto conseguenze? La determina era corretta? E allora come mai l’assessore in poche ore l’ha cancellata con un colpo di spugna? Per carità, come si è già detto (link articolo) la Regione ha abbondantemente sovvenzionato sia Saf che il privato gestore della discarica Mad ma certo i dubbi su questa rocambolesca vicenda rimangono. Soprattutto perché un politico (che è originario proprio delle zone che sarebbero state colpite dall’aumento) ha bypassato una decisione tecnica in un periodo che è molto vicino a quello della campagna elettorale.

Una scelta, quella dell’assessore, giustificata sulla base dei finanziamenti che la società in questione avrebbe già ricevuto dalla Regione e di cui si attendono i risultati. Una scelta comunque “innovativa” sotto il profilo giuridico e che non combacia con altre decisioni simili che pure non sono state minimamente prese in considerazione dall’organo politico regionale. Si pensi ad esempio alla determinazione G115598 del 16 agosto scorso con cui la direzione regionale area “ciclo integrato dei rifiuti” ha accordato la richiesta della Giovi srl, che gestisce i Tmb di Malagrotta 1 e 2, di far retrodatare gli effetti dell’aumento della tariffa in entrata (i soldi che chi conferisce spende per far entrare i rifiuti) addirittura al 2013, anno in cui chiuse la discarica omonima. L’aumento tariffario  era stato invece fissato a partire dal 14 12 2016. Un aumento non da poco peraltro con il conferimento passato dai 122,08 euro a tonnellata agli addirittura 139,77 euro a tonnellata giustificati, sostanzialmente, dalla necessità di conferire altrove gli scarti dei rifiuti lavorati, cosa che peraltro fanno la stragrande maggioranza dei Tmb laziali (che non hanno discariche di servizio nelle vicinanze e che pure attuano tariffe più convenient)i e senza contare che gran parte di quei rifiuti che partono da Roma arrivano proprio nella vicina Roccasecca, ossia nell’impianto Mad di Valter Lozza (che ha ricevuto tre milioni di euro dalla stessa Regione proprio per l’adeguamento della tariffa in entrata).

Anche in questo caso la determina, da alcuno contestata, qualche profilo dubbio peraltro ce l’ha: l’aumento retroattivo quantificato infatti supera il 10% annuo e la richiesta avrebbe dovuto quindi essere preceduta da conguagli annui. Insomma è come se questa tariffa fosse stata decisa ad hoc per l’azienda che fa capo a Cerroni a cui sembra che tutto sia, in qualche modo, dovuto.

Due determine praticamente uguali (senza contare che l’impianto di Roma è commissariato perché la ditta titolare, che fa capo a Cerroni, è tra le altre cose destinataria di un’interdittiva antimafia) con due risultati completamente diversi, con minima soddisfazione dei residenti ciociari e buona pace di quelli laziali che, alla fine dei conti, sono coloro che con le tasse pagheranno questi aumenti.

Luce de Andrè


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