Rifiuti: squadra che perde non si cambia

Quello dei rifiuti non è un problema esclusivamente laziale. Gran parte delle regioni italiane, anche quelle che notoriamente dovrebbero essere più efficienti sotto tutti i punti di vista, arrancano in un settore che, pur movimentando decine di milioni di euro all’anno appare ancora avvolto in una coltre di fumo e polveri (non solo quelle causate dagli incendi, sempre più frequenti e stranamente logici nella loro presunta casualità, degli impianti di trattamento).

Nel Lazio la situazione è  critica: non ci sono praticamente più discariche disponibili, quelle attive (vedasi la Mad di Frosinone di Walter Lozza) sono sotto monitoraggio perché potenzialmente inquinanti con i primi dati tutt’altro che confortanti, mentre la stessa Capitale appare sotto scacco del gruppo Cerroni che pure, a conti fatti, gestisce solo il 10% dei rifiuti prodotti da Roma. Praticamente nessun distretto è in grado di chiudere al proprio interno il ciclo dei rifiuti con la Regione che ha autorizzato quasi ed esclusivamente impianti di compostaggio se si esclude l’autorizzazione a Rocca Cencia di un tritovagliatore che sta al trattamento dei rifiuti come la due cavalli sta all’automobile moderna.  Per tornare brevemente al compost appare un settore non solo inflazionato ma anche problematico: le realtà di Sep e Acea (ex Kyklos) stanno dimostrando come non solo l’attuale lavorazione del compost crei enormi problemi per decine di chilometri di raggio dagli stabilimenti ma anche come da quegli impianti esca tutto fuorché compost pulito e biologico con le aziende costrette a cercare, e pare a pagare, terreni dove poter disperdere un prodotto che sulla carta dovrebbe invece essere venduto come fertilizzante e quindi acquistato dai clienti. I problemi ambientali sono poi all’ordine del girono con miasmi che stanno avvelenando (basta leggere i referti del pronto soccorso) zone dove vivono all’incirca 250mila persone. Puzze che hanno interessato, come riportato dalla giornalista Silvia Colasanti su Latinaquotidiano, anche gli investigatori della procura (carabinieri forestali) e i carabinieri del Noe con due filoni di indagine che sembrano distinti e separati avviate dalle procure rispettivamente di Latina e Roma.Per non parlare dei roghi tossici che potrebbero aver inquinato in modo irreversibile aria e suolo. Il tutto nell’immobilismo istituzionale con la Regione che, tranne in rare occasioni (vedasi il caso Rida) non appare in grado, a parte di costernarsi, di prendere qualsivoglia tipo di soluzione pratica.

Non va meglio nemmeno nel settore della raccolta differenziata (che è bene ricordarlo per metà rappresenta rifiuto da trattare). Gli impianti di riciclo sono pochi, gli hangar di stoccaggio sempre di più e sempre più grandi e spesso prendono fuoco (vedasi Eco X). Il problema che si pone in questo caso è anche quello dei costi: differenziare costa, dalla raccolta in strada alla lavorazione ma nessuno ha pensato ai costi che le aziende devono poi sostenere per smaltire i rifiuti prodotti dalla lavorazione con alcuni appalti al limite del ricavo zero  che pongono tanti interrogativi sulla convenienza da parte degli imprenditori a recuperare tuto a regola d’arte (cosa che l’inchiesta Dark Side ha dimostrato non essere sempre fatto).

Insomma il sistema è inceppato e la soluzione non appare dietro l’angolo. Di soldi se ne continuano a spendere tanti, troppi, con i rifiuti che in alcuni casi vengono trasportati all’estero e con la Regione che punta, inspiegabilmente, su mega-discariche, impianti di vecchia generazione e che non attua politiche efficienti. Il tutto con buona pace della classe politica che, tranne rare eccezioni è rimasta inerme e in silenzio o quando ha parlato lo ha fatto con interventi spot (vedasi la richiesta di una nuova audizione in commissione da parte del consigliere regionale pontino Enrico Forte) che hanno più il sapore di una presa di distanza formale dal partito di appartenenza (il Pd) e di una mossa pre elettorale  che di una vera e propria presa di posizione volta alla risoluzione di un problema.

A prima vista da questo intoppo non pare guadagnarne nessuno, se non alcuni degli imprenditori coinvolti che, con impianti chiusi o mal funzionanti hanno comunque movimentato milioni di euro. Vista la situazione, un cambio di pedine quantomeno nella cabina di regia, quella degli uffici preposti della Regione Lazio, parrebbe quantomeno auspicabile. Non pare essere stato dello stesso avviso però Nicola Zingaretti che, in piene vacanze estive, il 18 agosto scorso, ha disposto di riconfermare per tre anni nell’incarico  di dirigente dell’area “ciclo integrato dei rifiuti della direzione regionale risorse idriche difesa del suolo e rifiuti” la dottoressa Flaminia Tosini, con la determina firmata dal direttore Alessandro Bacci.

Luce de Andrè


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