Ex Kyklos, la puzza e le parole al vento del sindaco Terra

Le cinquanta famiglie che da anni convivono con le puzze provenienti dallo stabilimento Acea (ex Kyklos) di via delle Ferriere ieri sono scese in piazza. Con loro diversi consiglieri comunali e anche altri cittadini provenienti da Aprilia e Nettuno. Hanno passato la mattinata di fronte ai cancelli dell’impianto di compostaggio, ormai abituati ai miasmi che da anni li perseguitano. Sono stati ricevuti e rassicurati dai vertici dell’azienda, come successo spesso negli ultimi anni quando però i problemi non sono mai stati risolti.

La Kyklos puzza e basta avvicinarsi ai cancelli, nemmeno troppo, per rendersene conto. Il problema è che, a parte le parole (volate al vento come la puzza) di fatti in questi mesi ne sono stati realizzati pochi. Anche il sindaco Terra, assente alla manifestazione, a poche ora dal sit-in aveva fatto sapere di aver chiesto nuovi controlli all’Arpa e di aver chiesto ufficialmente all’azienda di sostituire o ampliare il bio-filtro, possibile causa dei miasmi. Molte le domande ancora senza risposta: perché i controlli sono stati chiesti solo adesso e a ridosso della campagna elettorale? Perché i risultati di eventuali altri controlli Arpa non sono stati resi noti? Soprattutto perché se un’azienda privata non rispetta i termini di un contratto (gli impianti non devono emettere miasmi) nessuno la punisce ma al massimo si inviano raccomandazioni?

Paradossi del settore rifiuti, che vede la politica in grado di emettere autorizzazioni in meno di 72 ore (è il caso della Sep di Pontinia che si è vista raddoppiare la mole di rifiuti organici ricevuti giornalmente) ma poi non è in grado di effettuare controlli celeri in un settore dove, nel caso in cui i lavori non vengano eseguiti a regola d’arte, le conseguenze vanno dall’inquinamento di terra e aria, che può durare anche decenni, a rischi per la salute pubblica.

Ma anche stavolta alle parole non sono seguiti i fatti e tutto resta immobile, come la puzza. Il perché questo accada è difficile saperlo: di certo il sindaco non ne guadagna in consensi né in pace sociale, come non guadagna l’ambiente della zona, che anche gli stessi residenti sono portati ad abbandonare e che quindi risulta certo ancor meno appetibile ad eventuali commercianti o imprenditori. Sul sindaco poi penderebbe anche una pericolosa quanto sconveniente spada di Damocle: quella rappresentata da una commessa di lavori edili che un’azienda che fa capo proprio al sindaco Terra avrebbe eseguito, ormai anni fa, nello stabilimento della ex Kyklos. Lavori eseguiti dalla società edilizia 90 e che sarebbero valsi una fattura di poco inferiore ai due milioni e mezzo di euro. Tutto legittimo ma, alla luce dei fatti, forse dalle implicazioni scomode.

Luce de Andrè

 

 

 


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