Frosinone, la discarica di Roma. E il Lazio vacilla sotto il peso dei rifiuti

Mentre si attende che il nuovo mega investimento della Regione Lazio che punta su compostaggio domestico e raccolta differenziata sortisca i suoi effetti, il ciclo dei rifiuti, nel Lazio, continua a traballare, tenendosi in equilibrio sull’orlo di quello che appare sempre più un baratro.

Nella provincia pontina, in particolar modo ad Aprilia, si fa ancora la conta (senza capire quale sia il risultato) con numerosi siti inquinati che occorrerà, questa almeno è la speranza dei cittadini, bonificare a breve. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della cava di pozzolana trasformata in discarica che ha portato all’arresto di 21 persone ma che ancora resta da ripulire nella speranza che non abbia già inquinato la falda acquifera che scorre poco sotto la superfice del suolo.

A Viterbo è ancora bagarre sull’impianto di Casale Bussi, andato a fuoco nel giugno scorso e gestito dalla società Ecologia Viterbo. I rifiuti, che ora non possono essere trattati da quell’impianto, vengono trasferiti verso l’Umbria e la Toscana con un aggravio dei costi che dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 euro a tonnellata che rischiano di ricadere sulle spalle dei cittadini. La Regione, per bocca della dirigente Tosini, ha fatto sapere che “risponderà a breve alle richieste della società” che nel frattempo ha reso noto che i costi maggiorati verranno fatturati ai comuni, come accade attualmente. Non è dato sapere perché almeno una parte di quei rifiuti che vengono spediti in Toscana o in Umbria non vengano dirottati verso l’impianto di rida Ambiente ad Aprilia che potrebbe lavorare, giornalmente, oltre 450 tonnellate rispetto a quelle già trattata ma allo stato dei fatti la situazione è questa.

Non va meglio nemmeno a Frosinone, anzi. Da una parte c’è la discarica Mad di Roccasecca che appare ormai satura e che per ottobre potrebbe essere considerata anche inquinante e bisognosa di una bonifica urgente (per ora i dati del monitoraggio indicano uno sforamento di alcuni livelli ma la stesa Regione ha chiesto di attendere ottobre e il termine dell’intero ciclo di controlli).

Nel frattempo però Frosinone continua a ricevere anche i rifiuti della Capitale. Secondo i dati diramati dalla Saf di Colfelice, “nella settimana che va dal 30/01/17 al 03/02/17, sono entrati 150.820 kg di rifiuti solidi urbani medi al giorno provenienti dalla provincia di Roma”. Mole che pare essere aumentata nelle ultime settimane (di cui non si ha notizia sul sito istituzionale) a causa dei problemi della Capitale conseguenza dell’ esautorazione delle aree di stoccaggio romane.

E poi c’è proprio la Capitale, senza discariche (se non quelle che dovrebbero essere già in fase di smantellamento come quelle di Malagrotta) e che dovrà vedersela a breve con un impianto già vecchio prima di nascere, ossia il tritovagliatore di Rocca Cencia che non garantisce il trattamento del rifiuto ma un suo semplice sminuzzamento che lo rende idoneo solo al conferimento in discarica (quale?) e non all’invio ad inceneritore. Impianti comunque sottodimensionati che non riescono a lavorare tutti i rifiuti prodotti giornalmente dai capitolini che però hanno finito anche le aree di stoccaggio (ossia i parcheggi per rifiuti in attesa di una loro lavorazione). Per questo partono treni e camion che girano in lungo e in largo la penisola con l’inquinamento e i costi che schizzano in alto.

La Capitale è sempre più schiacciata dalla propria monnezza e da chi, sulle discariche, ha costruito un impero che pare difficile da smantellare a colpi di delibere che, negli ultimi anni, non hanno portato a una vera diminuzione dell’interramento dei rifiuti, vero risultato da ottenere e che potrebbe essere raggiunto, ad oggi, solo implementando gli impianti di trattamento dei rifiuti che lavorano anche gli scarti del riciclo della differenziata (circa il 50% di quello che viene accolto negli stabilimenti).

Luce de Andrè


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