AGCI Lazio: un ‘idea sulla FABBRICADIROMA

La firma del patto LAFABBRICADIROMA sottoscritta da Roma Capitale e le Organizzazioni Sindacali  a chi vive l’evoluzione del sistema economico e sociale nella Città Metropolitana in una quotidianità spesso feroce, appare come un  limite difensivo in cui la nuova Amministrazione si è rinchiusa nel suo primo anno di consiliatura.

Certamente i problemi sono tanti, fortemente radicati e spesso marciti per interessi di parte o disattenzioni se non sciatterie precedenti. Il livello di guardia è alto. Eppure questa consapevolezza tra la misura del degrado e lo sforzo di ricostruzione appare lontano, non evidente e non praticato.

Come è possibile pensare di affrontare una difficoltà evidente della Città a farsi urbana e polo di cittadinanza affrontando tramite buoni propositi il lavoro dipendente?

Da quali fonti, analisi di processi, visioni strategiche,nasce la convinzione che la natura dello sviluppo sia nel lavoro dipendente egregiamente rappresentato dai Sindacati con il suo portato di legittimità e rigidità?

Dove le energie e le risorse di trasformazione?

In quali campi e con  quali metodi si vuole far emergere una nuova rotta  che viri progressivamente verso il cambiamento?

Le Parti Sociali, che faticano ogni giorno nel tenere una dialogo consociativo nelle Imprese , piccole, grandi, medie, tradizionali, digitali, di filiera, di interstizio, in un mercato asfittico ed alta densità di accanimento burocratico, con soggetti labili di committenza, tempi contratti nei servizi, complessità inattese negli obbiettivi, nuove professionalità emergenti e rapidamente superate, insomma nel bollire del cambiamento in una evoluzione comunicativa che ci attraversa dal privato allo spazio pubblico, avrebbero apprezzato un semplice catalogo che trasformasse gli adempimenti medi voluti dall’Ente Locale in un numero non superiore ai 10 , digitalizzato, avendo come strumento maggioritario lo strumento delle auto dichiarazioni espresse in responsabilità.

Avrebbero apprezzato un coinvolgimento negli indirizzi, una sblocco delle molte parti della Città incompiute, congelate dal giustizialismo o da un processo costituito da una  azione  amministrativa  difensiva.

Avrebbero apprezzato la chiamata di condivisione , gli strumenti adatti alla pratica della innovazione, gli spazi economici d’investimento quali elementi di un progetto di Città maggioritariamente condiviso: queste pratiche garantirebbero davvero l’occupazione, occupazione buona, dove competenze e intrapresa si sposano in un unico obbiettivo.

Abbiamo poi la Roma Capitale Solidale presente nei margini, li dove è più facile non guardare o respingere.

Se ne ha conoscenza e valutazione di impatto?

Qui non gioca più il semplice processo di sviluppo, qui una parte consistente dei cittadini è fuori dal circuito delle possibilità e una parte più consistente è vicina a quel margine che guarda e che teme possa diventare il proprio quotidiano.

Utilizzando uno stereotipo  ma all’inverso sono le periferie che avanzano e conquistano le centralità per ora costituta solo di scambi impoveriti, nodi di mobilità, piattaforme commerciali, aree urbane ad alta densificazione abitatoria, prive di servizi di prossimità e di luoghi relazionali, periferie in cui è difficile rappresentarsi ed esprimere una qualità di cittadinanza.

Preoccupa quindi l’incertezza istituzionale nel non definire programmazioni condivise tra Amministrazioni Regionali, Area Vasta e Comuni indirizzando le capacità residue di investimento all’interno di uno sviluppo del territorio regionale.

Preoccupa la mancanza della rappresentanza Imprenditoriale e delle Università/Scuola per le competenze gestionali e i talenti innovativi.

Preoccupa la carenza di visione sociale delle relazioni, come si trasformano i territori in una delle municipalità più estese d’Europa. Come trasformiamo la mancata manutenzione in una “rigenerazione urbana” che vede centrali le comunità territoriali e i processi di condivisione attraverso metodologie professionali  (quali ad esempio l’animazione sociale) per attuare una condivisa lettura del territorio e delle esigenze trasformative?

La Cooperazione, quale luogo di aggregazione delle individualità e strumento di pianificazione democratica offre da molto tempo a questa Città la capacità di  proporre tecniche e strumenti per stare “ insieme ” davanti ai problemi e alle difficoltà.

La Cooperazione Sociale assumendo “l’interesse generale“ quale elemento di forza imprenditoriale propone percorsi produttivi partecipati.

La volontà e l’impegno dei cittadini attivi è evidente. Diamogli luoghi pubblici di confronto e credibilità nelle responsabilità e si assisterà ad un mutamento di clima in cui l’insuperabile diventa raggiungibile e il mai fatto una novità gradevole.

Eugenio de Crescenzo

Vicepresidente AGCI Lazio

 


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