Rifiuti: Il Fantasma di Cerroni e le stanze della Regione

Il nome dell’imprenditore Cerroni, per le note vicende giudiziarie che lo hanno riguardato nell’inchiesta sul presunto sistema rifiuti nel Lazio, appare essere intimamente legato alle stanze meno illuminate della Regione Lazio. L’imprenditore, secondo i magistrati, avrebbe avuto una rete di rapporti politici e amministrativi che gli avrebbero consentito una scalata nel ricco business dell’immondizia. 

Ma questo è il passato (lo scandalo scoppiò durante la giunta Marrazzo). Cosa dire del presente? Formalmente non esistono collegamenti tra il Ras dei rifiuti e la Regione eppure il susseguirsi di eventi sembra giovare all’imprenditore titolare degli impianti di Malagrotta o comunque i suoi fedelissimi. E’ evidente che gli eventi degli ultimi giorni favoriscano proprio quello che attualmente, tra fusioni e partecipazioni in società che gestiscono impianti di trattamento, può essere considerato come l’operatore più attivo nel sistema dello smaltimento dei rifiuti.

Una posizione, la sua che rischiava di impoverirsi con lo sviluppo del suo concorrente principale (seppur molto più piccolo dal punto di vista economico) ossia Rida Ambiente. Un impianto che gestisce, annualmente, 400 mila tonnellate di rifiuti ma che si è visto rovinare non poco gli affari dagli ultimi eventi. Un impianto che pare scollegato dai precedenti assetti societari e che grazie a moderni impianti e nuovi metodi di produzione ha in pochi anni abbattuto i costi di conferimento ma anche gli sversamenti in discarica, che continuano comunque a essere necessari.

Dopo la diffida della Regione Lazio e la decisione di chiudere le porte in attesa di controlli, la Rida ha riaperto i battenti su ordine della Provincia ma nel frattempo, la stessa Regione, ha consigliato a numerosi comuni, che sembrano aver accolto l’invito, di versare altrove, soprattutto a Viterbo. Una scelta che ai comuni costa molto di più se si pensa che ad Aprilia lo sversamento costa 130 euro a tonnellata mentre a Viterbo 170 euro più il trasporto.

Se a questo si aggiunge il diniego all’apertura di una nuova discarica su Aprilia (con i rifiuti che necessariamente dovranno andare ad accumularsi in discariche già aperte che potrebbero essere implementate grazie alla legge regionale 199) ecco che diventa centrale capire (e bisognerà attendere il ricorso al Tar e probabile ricorso al consiglio di Stato) se la diffida della Regione Lazio a Rida sia stato fondato oppure no. In  quest’ultimo caso la scelta, a conti fatti, avrebbe garantito, magari per errore e non per dolo,  un concorrente, quello più forte

 


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