Crisi rifiuti: stangata in arrivo per i cittadini

L’impianto di Rida Ambiente, dopo l’ordinanza a firma della presidente della Provincia Eleonora della Penna (già contestata dalla società che ha annunciato il ricorso alle vie legali con una nota stampa inviata nella giornata del 18 giugno scorso) ha riaperto i battenti ma questo non può far considerare conclusa  la fase d’emergenza. Anzi, quello che sembra profilarsi è un  vero e proprio salasso per le casse dei Comuni che, su suggerimento della Regione hanno conferito in questi giorni, e sembrano farlo tutt’ora, in altri lidi, primo tra tutti l’impianto della soc. ecologia Viterbo.

Monitorando l’attività di alcuni Comuni che negli ultimi giorni hanno evitato di servizi di Rida Ambiente (che solo questa mattina, lunedì 19 giugno ha riaperto i battenti a seguito dell’ordinanza della Provincia) pare che  alcuni camion di rifiuti siano stati dirottati addirittura  in Toscana e Umbria per un costo medio di 170 euro a tonnellata.

Una cifra alta, altissima, con il conguaglio e il trasporto a carico dei Comuni che quindi spendono, per ogni tonnellata di rifiuti prodotti, circa 70 euro in più. Se si calcola che Rida, in media, lavora 300 mila tonnellate di rifiuti all’anno, ecco che un’eventuale chiusura  costerebbe, in un anno, 21 milioni di euro alle casse  dei Comuni, costretti a inviare altrove i rifiuti,

Un vero e proprio cortocircuito, originato da una diffida della Regione Lazio basata su controlli Arpa che avrebbero verificato l’inosservanza da parte di Rida di un parametro particolare, l’indice respirometrico potenziale che pure non è previsto dalla normativa, che tiene conto solo dell’indice respiratorio metrico reale.  I tecnici dell’Arpa avrebbero evidenziato, questa almeno la ricostruzione affidata ad alcuni comunicati stampa della società Rida Ambiente, il superamento di un parametro di cui il ministero “ha già dichiarato l’inapplicabilità con la circolare 6572.21 del 21 aprile di quest’anno”.

Saranno le eventuali sentenze dei tribunali a chiarire chi aveva ragione. Nel frattempo il dato di fatto rimane uno: a causa di una particolare congiuntura  nel territorio opera un operatore che gestisce l’85% del mercato dei rifiuti e che a causa della chiusura degli impianti di Pontinia Ambiente e della manutenzione a Malagrotta rischia di ritornare a operare da monopolista qualora l’attività di Rida subisca nuovi stop. Una situazione che, al netto delle diatribe imprenditoriali, spinge i Comuni a sversare altrove, con un aumento smisurato dei costi che  ricadranno, alla lunga, sui cittadini.


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