Rida- Regione, il braccio di ferro continua

Dopo le note stampa inviate nelle ultime ore dalla Regione Lazio, la società Rida Ambiente, nella persona dell’amministratore Fabio Altissimi, ha risposto a Zingaretti con una nota stampa che  descrive il punto di vista dell’azienda sull’intera questione

Da quanto emerge su alcuni organi di stampa, infatti, si evince come la scelta di Rida di chiudere gli impianti e non accettare più i rifiuti raccolti dalle strade cittadine sia una sorta di presa di posizione che nasconde non si sa quali secondi fini.

“Niente di più falso – tuona il patron della Rida Altissimi – io sono un imprenditore, che cosa potrei mai guadagnare da una serrata? Sono dispiaciuto per i disagi che si stanno creando in una provincia che peraltro non è soltanto luogo della mia attività professionale ma sono nell’oggettiva impossibilità per ragioni tecniche di riprendere l’attività. Senza entrare in particolari tecnicismi occorre però ribadire come sia stata la Regione a contestare la qualità dei rifiuti in uscita dal nostro stabilimento. La Regione parte da un presupposto sbagliato, non valutando le ultime novità ministeriali ma il dato che si ricava da quella prima diffida è che da Rida uscirebbero rifiuti non conformi alla normativa. Che cosa possiamo fare quindi? Produrre contro legge? Ci siamo visti costretti a chiedere nuovi controlli urgenti e a bloccare temporaneamente l’impianto”.

A preoccupare è il comportamento della Regione, che non ha peraltro risposto alle rimostranze di Rida che ha mostrato come il presupposto su cui l’ente regionale ha basato la sua valutazione sia sbagliato. Gli uffici regionali hanno indicato l’inosservanza di un parametro particolare, l’indice respirometrico potenziale che pure non è previsto dalla normativa, che tiene conto solo dell’indice respiratorio metrico reale.  I tecnici dell’Arpa quindi hanno evidenziato, secondo l’avviso della società Rida Ambiente, il superamento di un parametro di cui il ministero ha già dichiarato l’inapplicabilità con la circolare 6572.21 del 21 aprile di quest’anno.

“Siamo davvero sconcertati da quanto sta accadendo. Vorremmo, per la nostra azienda, i nostri dipendenti ma anche per il milione e settecento mila cittadini che serviamo ogni giorno, riavviare subito le macchine ma dobbiamo prima di tutto fare chiarezza e dimostrare come il nostro processo sia rispettoso della normativa. Basta peraltro recarsi nei nostri impianti per rendersi conto di come non ci siano cattivi odori o altro che possa indicare qualche inefficienza. Per non parlare dei controlli che effettuiamo a cadenze regolari. Purtroppo siamo stati accusati prima di non rispettare la legge e poi di interrompere il pubblico servizio che abbiamo si bloccato, ma solo per tutelare i cittadini in primis e poi noi stessi.”


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