T’immagini il Km Zero, altro che crisi del dollaro

A mia memoria, comunque ragguardevole vista l’età, nessuna espressione idiomatica ha avuto efficacia nel linguaggio economico e sociale come quella che da qualche hanno impazza ovunque. La dizione  Km Zero è diventata in meno di un baleno e per tutti, il messaggio più conciso e di immediata interpretazione che io ricordi. Esprime con sei lettere tutte diverse tra loro una intera economia, anzi l’intero ciclo produttivo che va dalla produzione del seme  fino al prodotto agricolo al consumo, passando per la semina, la raccolta, la selezione, il confezionamento, la distribuzione e la vendita, fino allo smaltimento come rifiuto organico. Tutta una serie di passaggi tecnici che possono richiedere anche anni racchiusi in un due paroline di solo sei lettere, se non è magia questa non so cosa sia. Eppure questa semplice definizione include anche una serie di qualificazioni. Di getto, in modo istintuale, quasi tutti legano a questa modalità economica  un favore immediato, positivo e di recupero di qualità intrinseche.  Quindi qualificazioni di carattere sensoriale ( un prodotto a Km Zero è considerato migliore, ipso facto), etiche (sostiene l’economia locale), ambientale (non viaggia centinaia o migliaia di chilometri e quindi non inquina) storiche (appartiene alla cultura di un territorio). E’ innegabile che sia così, anche se queste attribuzioni possono essere arbitrarie e non rispondenti ad una esatta concezione del prodotto in esame. Ora non voglio essere il solito “Bastian contrario” ma se tutta l’agricoltura del nostro paese decidesse di indirizzarsi verso la cultura del Km Zero, avremmo un crollo definitivo di tutto il comparto con danni incalcolabili per la cosidetta “bilancia dei pagamenti” e l’intera nazione preciterebbe in una condizione di povertà estrema in breve tempo. Naturalmente nessuno corre questo rischio, non vi è alcun allarme e non sto invitando i lettori ad una difficile scelta di “campo”. Insomma se valesse la regola del Km Zero il Prosciutto di Parma o di San Daniele noi non dovremmo nemmeno conoscerlo. Stessa sorte per il salame di Zibello o la cipolla di Tropea. Potrei continuare e riempire pagine e pagine di elenchi di prodotti alimentari del mondo (e la maggior parte sarebbero Italiani) che sono vere e proprie riserve auree di territori specifici e di specifiche lavorazioni tradizionali. Che senso avrebbe coltivare  del sedano bianco Dop di Sperlonga se poi la massima aspirazione sarebbe quello di consumarlo a Km Zero? Uno scrittore inglese, Daniel Defoe, nei primi anni del 1700 scrisse un romanzo famosissimo, Robinson Crosue . Quando Robinson finisce naufrago su l’Isola Misteriosa ha con se “ un pezzo di formaggio italiano molto nutriente, il Parmigiano”.  A volte una riflessione adeguata può ribaltare il rapporto empatico che si ha con le cose di tutti i giorni e spesso è un bene farlo.

Ecco la mia ricetta non km zero

Cous Cous dei Fenici

Ingredienti x 4 persone 400 grammi di cous cous Algerino 300 grammi di peperoni DOP di Pontecorvo 1 cipolla rossa di Tropea Olio di noci IGP Val’d’Aosta 2 cosci di Pollastra di Bresse AOP Halloumi Cipriota maturo a piacere Scorza di Limone di Sicilia Pochi grani di Fieno Greco Prezzemolo

Mettere   i peperoni ben lavati e tagliati a pezzi grossi insieme alla cipolla tagliata sottile e i cosci di pollo in un tegame con coperchio e fate cuocere a fuoco medio  insieme ad olio di oliva EV , sale, una foglia di alloro, il Fieno Greco  ed un bicchiere di vino bianco. Ci vorrà meno di un ora e poi togliete dal fuoco e lasciate freddare senza scoprire. Fate appassire le scorzette di Limone (senza bianco) e tagliate come delle unghiette in una padella con poca acqua. Tagliare i peperoni a pezzettini di un cm circa di lato e disossare il pollo per ricavarne strisce strette e di tre centimetri circa di lunghezza .Conservate il tutto nel sugo di cottura rimasto privato della  foglia di alloro. Cuocete il Cous Cous secondo le indicazioni riportate in etichetta e amalgamatelo con i peperoni, il pollo ed il sugo di cottura. Aggiungete le scorzette di limone ed il prezzemolo tritato. Condite con poche gocce di olio di Noci e scaglie di Halloumi ben sgocciolato ed asciugato.

Agostino Mastrogiacomo

Gastronomy Domine.

 


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