UNA GITA A ROMA di Karin Proia – venerdì 16 giugno ore 20.30 al cinema Oxer di Latina

Venerdì 16 giugno 2017 alle ore 20.30 al Cinema Oxer di Latina, la regista Karin Proia ed alcuni attori del cast presenteranno il film “Una Gita a Roma“.

Francesco, 9 anni e una grande passione per l’arte, e la sua sorellina Maria, 5 anni, da una cittadina di Provincia arrivano a Roma in gita con la mamma, per visitare uno dei luoghi artistici più stupefacenti del mondo. Quando per un problema familiare sono costretti a tornare a casa prima del tempo, il bambino decide di scappare alla madre e la sorellina lo segue. Da lì ha inizio un’avventura a tratti affascinante e ad altri molto meno, lungo un tragitto che rivela loro una grande metropoli col suo universo di personaggi, luoghi sconosciuti e situazioni inattese.

Il film, prodotto e distribuito da C’è, vede la partecipazione straordinaria di Claudia Cardinale e Philippe Leroy; nonché, per la prima volta sullo schermo, Libero Natoli e Tea Buranelli. Oltre a Karin Proia, Chiara Conti, Raffaele Buranelli, Carlo De Ruggieri, Silvana Bosi, Fulvio Calderoni, Matteo Micheli, Helmut Hagen, Lucia Batassa, Pietro De Silva, Fabrizio Apolloni, Mauro Mandolini, Giovanni Lombardo Radice, Giacomo Fadda, Pino Borselli, Massimiliano Frateschi, Francesca Cardinale, Stefano Ambrogi, Massimiliano Vado e con Davide Merlini, Phil Palmer, Francesco Buranelli.

CLAUDIA CARDINALE: Protagonista di molti capolavori dei maggiori registi del nostro cinema. In Italia debutta ne I soliti ignoti di Monicelli, lavorando poi, tra gli altri, con Zampa, Germi, Bolognini, Loy, Visconti, Zurlini, Fellini, Comencini, Pietrangeli, Damiani, Leone, Magni, Ferreri, Squitieri, Sordi, Faenza, Cavani, Bellocchio, Zeffirelli. All’estero ha lavorato, tra gli altri, con Abel Gance, Herzog, Blake Edwards, De Oliveira, Lelouch, Paul Haggis. Tra i molti riconoscimenti avuti, il Leone d’Oro alla carriera, l’Orso d’Oro alla carriera, il David speciale alla carriera, il Pardo d’Oro alla carriera e il Nastro d’Argento europeo.

PHILIPPE LEROY: Interprete di 195 film in Italia e all’estero, tra cui Nikita di Luc Besson, State buoni se potete di Luigi Magni, Il portiere di notte di Liliana Cavani, Una donna sposata di Jean-Luc Godard. Memorabili il suo Yanez de Gomera nello sceneggiato televisivo Sandokan per la regia di Sergio Sollima, il ciclo dei Sette uomini d’oro e Milano calibro 9 di Fernando Di Leo.

KARIN PROIA: Lavora come protagonista sia in Italia che all’estero per cinema, televisione e teatro. E’ stata diretta da registi come, tra gli altri: Joseph Sargent, Pasquale Pozzessere, Dominique Othenin Girard, Gigi Proietti, Dennis Berry, accanto ad attori come, tra gli altri: Henry Cavill, Emmanuelle Seigner, Sergio Castellitto, Burt Young, Armin Mueller Stahl, Joe Mantegna. In molti la ricordano nella serie cult Boris.

CHIARA CONTI: Tra le sue interpretazioni L’ora di religione di Marco Bellocchio, Musikanten di Franco Battiato, H2Odio di Alex Infascelli, Il servo ungherese di Giorgio Molteni e Massimo Piesco, L’innocenza di Clara di Toni D’Angelo, Distretto di polizia 11, R.I.S. Roma 3 – Delitti imperfetti, Butta la luna, Giovanni Paolo II, David Copperfield, Incantesimo, Il Capitano.

RAFFAELE BURANELLI: Esordisce con Due fratelli di Alberto Lattuada. Interprete anche in Amoreodio di Cristian Scardigno, Piccole anime di Giacomo Ciarrapico e altri. All’estero lavora in film come Captain America di Albert Pyun, Florence my love di Seiji Izumi, di cui è protagonista, Stay Lucky di Steve Goldie. Lo si ricorda anche in Incantesimo, Sei forte maestro, Il bello delle donne, Boris.

CARLO DE RUGGIERI: Debutta al cinema nel 1990 con Il sole anche di notte dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani con cui girerà anche Fiorile . Lavora anche con Ettore Scola in Che strano chiamarsi Federico e con Silvio Soldini, Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico, Massimiliano Bruno, Daniele Ciprì ed è tra i protagonisti delle tre stagioni e del film Boris.

SILVANA BOSI: Tra i suoi molti lavori Rossini Rossini e Come quando fuori piove di Mario Monicelli, Mortacci di Sergio Citti, Soldati di Marco Risi, Il bambino e il poliziotto di Carlo Verdone, Un commissario a Roma di Nino Manfredi, Strana la vita di Giuseppe Bertolucci, Pane e tulipani e Agata e la tempesta di Soldini, Un viaggio chiamato amore di Michele Placido, Il nostro matrimonio è in crisi di Antonio Albanese, Le notti di Pasquino di Luigi Magni, Il talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella.

HELMUT HAGEN: In cinema ha lavorato con Giuliano Montaldo, Pasquale Pozzessere, Renato Pozzetto, Carlo Vanzina.

LUCIA BATASSA: Al cinema ha debuttato con Crack di Giulio Base e ha lavorato poi anche con Massimiliano Bruno, Volfango De Biase, Ivano De Matteo e Francesca Archibugi.

PIETRO DE SILVA: Ha lavorato con Federico Fellini ne La nave va, Roberto Benigni ne La vita è bella, Paolo e Vittorio Taviani in Tu Ridi , Marco Bellocchio ne L’ora di Religione e con Sergio Castellito in Non ti muovere, oltre che con Sergio Corbucci, Luciano De Crescenzo, Sergio Citti, Pino Quartullo, Kim Rossi Stuart, Sabina Guzzanti, Maurizio Nichetti.

FABRIZIO APOLLONI: Attore e doppiatore, ha lavorato con Ferzan Ozpetek, Carlo Vanzina e Pupi Avati. Come doppiatore è stato la voce di Ling in Mulan e Mulan II e di Omino Pan di Zenzero in tutte le serie di Shrek. In televisione debutta ne La dottoressa Giò.

GIOVANNI LOMBARDO RADICE: Protagonista di molti film cult di genere degli anni ‘80 e ‘90 come Apocalypse domani di Antonio Margheriti, La casa sperduta nel parco e Un delitto poco comune di Ruggero Deodato, Paura nella città dei morti viventi di Lucio Fulci, Cannibal Ferox di Umberto Lenzi, Deliria, La chiesa e La setta di Michele Soavi, Body puzzle di Lamberto Bava. Ha lavorato in seguito diretto da Gigi Magni, Pupi Avati, Roberto Faenza, Maurizio Nichetti, Christian De Sica e da John Moore in Omen – Il presagio.

MAURO MANDOLINI: Allievo di Orazio Costa, ha lavorato in teatro con Anatoly Vasiliev e con Giancarlo Cobelli, Tony Bertorelli, Ennio Coltorti, Glauco Mauri.

STEFANO AMBROGI: Formatosi alla scuola di Proietti, ha lavorato in teatro diretto da Gigi Magni, Gigi Proietti, Enrico Brignano, Pino Quartullo, Massimo Popolizio. In cinema ha lavorato in diversi film di Carlo Vanzina, Carlo Verdone, Fausto Brizzi e in Lo chiamavano Jeeg Robot.

MASSIMILIANO VADO: Diplomatosi al Teatro stabile di Roma, in teatro ha lavorato con Giuseppe Patroni Griffi, Sebastiano Lo Monaco, Alessandro Benvenuti e molti altri. Al cinema, tra gli altri, con Massimiliano Bruno e Alessio Maria Federici.

PHIL PALMER (nel ruolo di se stesso): Chitarrista jazz e rock britannico, ha collaborato con alcuni tra i più grandi artisti internazionali, come Bob Dylan, Frank Zappa, Dire Straits, Pete Townshend, Eric Clapton, Elton John, Tina Turner, Pet Shop Boys, Tears for Fears , George Michael, Bryan Adams, Robbie Williams, Melanie C.

DAVIDE MERLINI (nel ruolo di se stesso): Talento rivelato dal programma X-Factor, per due stagioni è stato l’apprezzatissimo Romeo del musical di grande successo Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo.

CAST TECNICO

Regia KARIN PROIA

Musica NICOLA PIOVANI

Fotografia DANIELE NANNUZZI

Montaggio MIRCO GARRONE

Costumi TIZIANA MANCINI

Scenografia ANTONELLA PALLADINO

Sound Design LILIO ROSATO

Presa diretta UGO E FABRIZIO CELANI

Prodotto da RAFFAELE BURANELLI per C’È

Ufficio stampa BIANCAMANO & SPINETTI

DANIELE NANNUZZI: Vincitore di molti premi tra cui il Golden Globe, il David di Donatello, il Grand Oursin d’Or e l’Ace Award, è Presidente della storica Associazione Italiana Autori della Fotografia. Ha esordito nel cinema nel 1975 con Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, del quale in seguito ha firmato altri 6 lavori tra cui Il giovane Toscanini e Un thè con Mussolini. Tra i suoi lavori figurano film di Ettore Scola, John Irving, Stephen King, Jerry London, Alejandro Jodorowsky, Enzo Monteleone, Boris Eifman e la serie Empire della Disney Production.

NICOLA PIOVANI: Premio Oscar per le musiche de La vita è bella di Benigni, vincitore di 3 David di Donatello, 3 Nastri d’Argento e 2 Ciak d’Oro e altri numerosissimi premi. Nominato Chevalier dans l’ordre des Arts et des Lettres dal ministro francese della Cultura, ha firmato oltre 150 colonne sonore per registi come Fellini, Bellocchio, Monicelli, i fratelli Taviani, Moretti, Magni, Bigas Luna, John Irvin, Luis Sepulveda.

MIRCO GARRONE: Ha montato film di registi come Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Carlo Mazzacurati, nonché vincitore del David di Donatello, del Nastro d’Argento e del Ciak d’Oro per il miglior montaggio di Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, di cui ha montato altri 4 film.

Note di regia

Fare film per raccontare storie è sempre stata l’aspirazione che ha accompagnato tutte le mie scelte, fin da bambina. Nel mio primo film, ho voluto raccontare qualcosa che avesse radici proprio nella mia infanzia: il desiderio di conoscere attraverso la fascinazione del viaggio. Viaggiare a me capitava molto di rado e quindi, quando raramente avveniva, corrispondeva sempre anche a un viaggio interiore, apportatore di cambiamenti nella percezione del mondo, delle persone e delle cose.

Come Francesco

Il racconto è autobiografico sotto molti punti di vista. Come il piccolo protagonista Francesco, di 9 anni, nata a Latina e cresciuta in un piccolo borgo nelle campagne pontine, ero molto vicina, ma di fatto ben lontana, dalle bellezze della capitale. Ne sentivo parlare, mio padre ci era nato e cresciuto, la vedevo sui libri o in televisione. Avevo chiesto con insistenza, ai miei genitori, di portarmi a visitarla, ma per la gente della provincia, nella maggioranza dei casi, partire per far visita a Roma era un viaggio impegnativo, che si affrontava per necessità e solo raramente per svago. Quindi, tra “un giorno ci andiamo” ed un altro, il tempo passava e nella capitale non si andava mai. Non succedeva mai niente di nuovo in quel piccolo “mondo” di campagna, dove spesso il divertimento era deviare i percorsi delle formiche. L’unica prospettiva d’avventura per una bambina, in quel contesto, era rappresentata dalla fuga. Naturalmente fantasticavo soltanto, di fatto non scappai mai, a differenza del piccolo Francesco, che, deluso dall’ennesima promessa non mantenuta e sentendosi messo in secondo piano, decide di prendere in pugno la situazione e di crearsi da solo la sua giornata speciale. Spinto dalla voglia di avventura, di nuovo e di bello, scappa alla madre senza pensare alle conseguenze.

Come Francesco, da bambina, ero attratta dal bello e dal perfetto e questo mi ha portato in seguito a studiare arte. Successivamente, poco appagata dai perfezionismi, ho cominciato a ricercare il bello nell’imperfezione. Ho voluto quindi anche raccontare il rapporto dei bambini con l’arte e la sua seduzione. Come Francesco, e come è facile che accada, da piccola rimanevo incantata di fronte a tutte le grandiose manifestazioni d’arte, come potevano essere la Cappella Sistina, appunto, o una imponente scultura assolutamente perfetta, e, come Francesco, dell’arte, mi colpiva anche “il gossip”, ossia gli aneddoti: le chiacchiere su Masolino e Masaccio, le curiosità sul Giudizio Universale, la storia del Mosè e il “perché non parli?!” e così via.

I bambini hanno occhi per guardare, scrutare, senza pregiudizi. Per loro il grande e maestoso ha spesso lo stesso valore del piccolissimo dettaglio raffinato. Non sanno dare un valore alle cose, se non con “mi piace” o “non mi piace”. Per questo ho usato campi larghi ma anche campi strettissimi, alla ricerca delle suggestioni che può subire un bambino, come ad esempio un monumento che si staglia imponente sul cielo azzurro, ma anche i profili “ruvidi e non” del “corpo” di Roma, come i sampietrini, l’asfalto, l’acqua…

Il titolo

Il titolo “Una gita a Roma” strizza l’occhio volutamente ad alcuni film degli anni ’50, per ricordare le pellicole che raccontavano Roma, sottolineandola talvolta nel nome, talvolta anche nella locandina. Inoltre i piccoli protagonisti si trovano in una sorta di bolla temporale, intorno a loro tutto gira coi ritmi frenetici e innaturali, ai quali ormai siamo abituati: telefonini, mail, taxi, macchine, comunicazioni radio. Loro invece, una volta soli, vivono in una parentesi di verità, di tempo lasciato al tempo, come sarebbe potuto succedere appunto anni addietro. Una passeggiata, a volte corsa, verso una meta, con tutti gli intoppi del caso.

Roma coprotagonista

Ho cercato di raccontare una Roma luminosa, chiara, così com’è; per questo ho chiesto alla costumista Tiziana Mancini di vestire anche tutti i personaggi con colori tenui, prevalentemente bianchi, beige, marroni, senza colori accesi, in modo da non disturbare mai la bellezza della città con qualcosa che potesse catturare bruscamente l’attenzione, fatta eccezione per la bambina bionda, che ammalia il piccolo Francesco, che doveva appunto carpire il suo l’interesse. Roma è una città che accoglie e protegge, con i suoi vicoli e scorci suggestivi, dove ogni angolo è sorpresa, con la sua umanità varia e brulicante.

L’avventura

I nostri protagonisti incontrano un “diavolo”, un “angelo”, un pinocchio di legno, due gemelle che li mandano fuori strada, così, soltanto per Il gusto di farlo, come fosse un gioco a punti, dei “giocolieri”, il teatro… C’è il pericolo, ma non volevo che fosse un thriller, volevo un racconto poetico, di solidarietà, di cambiamento e di crescita. Il piccolo protagonista, appena fuggito alla madre, si trova da subito col peso della responsabilità, non prevista, della sorellina Maria, che lo ha seguito a sua insaputa e con la quale cercherà di fare il fratello grande fino alla fine.

Gli alter ego

L’Alter ego è un altro tema dal quale sono sempre stata affascinata e l’ho insinuato in qualche personaggio: Marguerite (C.Cardinale) e Jean (P.Leroy), ad esempio, sono due fratelli anziani e anche loro, francesi a Roma, vengono da un altro luogo e vivono in una piccola realtà, che è il loro quotidiano, racchiuso nelle mura domestiche. Anche i due bambini poveri e sfruttati si confidano e si confrontano con Francesco e Maria come fossero specchi che però riflettono una realtà alternativa. 9 crediti non contrattuali

Piccola nota tecnica

Per sottolineare la bellezza concreta di Roma ho usato sempre la macchina fissa e, per creare movimenti precisi e puliti mi sono avvalsa di mezzi stabili come piwi, binari e, quando ho potuto, il dolly. La steadycam dà un effetto di movimento lievemente più impreciso e casuale e quindi l’ho usata raramente, per dare sensazione di precarietà nelle situazioni più incerte e pericolose per i piccoli protagonisti.

Nota produttiva

È un film produttivamente molto piccolo. Una gita a Roma più che un film “Low budget” è un film “Love budget”. Se avessi avuto più possibilità economiche, mi sarei concessa sicuramente più divertimenti espressivi. Realizzare un film indipendente vuol dire sicuramente avere molta libertà di fare ma non avere i soldi per farlo. Per quanto riguarda il cast tecnico e artistico, però, se avessi potuto disporre di più denaro, avrei scelto esattamente le stesse persone.

Karin Proia

La produzione

C’è nasce dall’iniziativa di Raffaele Buranelli e Karin Proia, già professionisti del settore da oltre vent’anni, con la volontà di realizzare opere che coniughino originalità e interesse presso un pubblico ampio; che possano suscitare l’attenzione dello spettatore più consapevole, come di quello alla ricerca principalmente di svago ed emozioni. C’è , inoltre, vede nel cinema e nell’audiovisivo anche un’importante opportunità di comunicazione e di crescita della consapevolezza personale e collettiva. Si prefigge, pertanto, di veicolare attraverso le proprie produzioni, sotto varie forme, contenuti ed iniziative di sensibilizzazione, solidarietà e prevenzione a favore della coscienza sociale e della comunità.

Il progetto

Il progetto origina dal desiderio di raccontare una storia che racchiuda elementi di poesia, suspense e avventura sullo sfondo inimitabile di una Roma variopinta e a tratti sorprendente. Beneficia, prima volta per un film, del Patrocinio di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica.

I protagonisti sono due bambini, che, grazie alla loro immediatezza, ci permettono di osservare gli scenari che si accavallano nel corso della storia attraverso una chiave delicata ed emozionante. Saranno loro a prenderci per mano e a raccontarci una vicenda in cui si intrecciano generosità e minaccia, protezione e smarrimento, bellezza ed emergenza.

Le loro peripezie, fatte di ingenua genialità e di innocente imprudenza, scaturiscono da un amore per l’arte che vuole trasmettere allo spettatore quel sentimento di attenzione per il nostro patrimonio artistico, che troppe volte trattiamo con noncuranza per il solo fatto di averlo a disposizione senza alcuno sforzo.

I due bambini, in questo senso, saranno lo strumento per comprendere il valore del bello in una città che accoglie generosamente.


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